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lunedì 6 Febbraio 2023
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    Caporalato nel Chianti, nuovo blitz, quaranta sfruttati: tre curdi in arresto

    Solita storia: stranieri vivevano in alloggi fatiscenti e lavoravano nei campi per pochi spiccioli

    CHIANTI SENESE – La storia è la stessa che si ripete come acaduto altre volte, in una sorta di fotocopia dello sfruttamento del lavoro.

     

    Stavolta sono state arrestate tre persone per reato di caporalato in agricoltura, perpetrato nelle campagne del Chianti senese. Anche in queesto caso che le aziende che usufruivano della manodopera fossero all'oscuro delle loro condizioni di lavoro.

     

    In manette sono finiti tre cittadini curdi, che organizzavano squadre di lavoro che facevano alloggiare in stabili fatiscenti e pagavano con stipendi miseri. Coinvolti una quarantina di lavoratori immigrati.

     

    Nel corso delle indagini, condotte dai carabinieri di Poggibonsi, sono stati trovati due appartamenti-dormitorio: uno a Castellina in Chianti e uno a Vagliagli (Castelnuovo Berardenga).

     

    L’indagine è partita dalla denuncia di un uomo che nel febbraio scorso aveva segnalato a Radda in Chianti le drammatiche condizioni degli alloggi in cui erano costretti a vivere alcuni lavoratori agricoli.

     

    A marzo già una prima azione, della Compagnia di Poggibonsi e Radda, insieme al Nucleo ispettorato del lavoro di Siena con l'ausilio della cinofila di Firenze.

     

    # ARTICOLO / Lavorano nelle nostre vigne, vivono in condizioni indegne: operazione anti caporalato

     

    IL COMMENTO DELLA CGIL

     

    “Una notizia che ci preoccupa ma non ci stupisce, perché ormai da tempo denunciamo che anche in Toscana ci sono forme di caporalato”: così Maurizio Brotini (segretario Cgil Toscana), Claudio Guggiari (segretario generale Cgil Siena) e Claudio Renzetti (segretario generale Cgil Grosseto) commentano la notizia.

     

    Aggiungono Brotini, Guggiari e Renzetti, complimentandosi con l’azione delle forze dell’ordine: “La situazione è in trasformazione, si sta passando da forme di caporalato pure ad altre più spurie, subdole, insidiose, tanto che a volte questi tipi di indagini hanno trovato difficoltà ad arrivare all’obiettivo".

     

    "Il quadro – spiegano – è complesso: c’è chi usa le disoccupazioni agricole come forme di retribuzioni, c’è l’esigenza di tracciare le retribuzioni stesse, c’è la necessità di linee guida per indice di congruità di alcune filiere agricole. Ben vengano le indagini, noi siamo sempre pronti a vigilare e denunciare".

     

    "La Cgil – rimarcano – si è battuta l’anno scorso per far approvare in Parlamento nuove norme per colpire il caporalato; oggi, è sempre più necessario accompagnarle a una collaborazione – la più stretta possibile – tra sindacato, istituzioni e forze dell’ordine, tendendo sempre una mano ai lavoratori che trovano il coraggio di denunciare, anche quelli che per colpa della situazione delle norme sull’immigrazione sono ancora più deboli".

     

    "E’ fondamentale e nell’interesse di tutte le parti – concludono – che si rispettino i diritti dei lavoratori”.

     

    LA DEPUTATA SUSANNA CENNI: "GRANDI CAPACITA' INVESTIGATIVE"

     

    “L’operazione dei carabinieri dimostra, ancora una volta le capacità investigative delle forze dell’ordine coordinate dal procuratore di Siena, Salvatore Vitello e dal sostituto Nicola Marini, a cui va il mio sincero ringraziamento".

     

    A dirlo è Susanna Cenni, senese, deputata del Partito democratico: "Un risultato importante – prosegue – ottenuto anche grazie alla legge sul caporalato, una norma voluta fortemente dal Governo che consente di punire e intervenire duramente nei confronti di chi sfrutta il lavoro. Ancora una volta siamo di fronte a un episodio grave che dimostra come non esista una terra immune alla possibile penetrazione di attività criminali e di sfruttamento".

     

    "Per questa ragione – rilancia – oltre alle buone norme come quella sul caporalato, è importante proseguire nella diffusione della cultura della legalità. È compito di tutti segnalare casi di sfruttamento e malaffare che, oltre a infierire su cittadini e lavoratori annientando i diritti umani, danneggiano il grande lavoro di agricoltori, aziende ed etichette che già oggi rappresentano l'eccellenza dell'agroalimentare".

     

    "In Toscana – continua Cenni – nella provincia di Siena, abbiamo aziende che da anni lavorano rispettando la sostenibilità ambientale, raggiungendo vette elevatissime di qualità e rappresentando il Made in Italy nel mondo. È importante che sempre più tali sforzi possano rappresentare e certificare anche la qualità del lavoro, con vere e proprie filiere etiche".

     

    "Le tante imprese – conclude –  che rappresentano un motore fondamentale dell'economia e della tutela del suolo in questo territorio possono certamente farlo".

    di Redazione

    © RIPRODUZIONE RISERVATA

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