CHIANTI – L'ora e il luogo sono ancora da decidere, ma sabato 17 marzo si sa che i sette sindaci promotori del Distretto Rurale del Chianti si incontreranno (in foto sopra da sinistra Giacomo Trentanovi, David Baroncelli, Pier Paolo Mugnaini).
Sul tavolo la questione, delicatissima, delle tensioni uscite in seguite alla scelta della commissione per la fusione fra i comuni di Tavarnelle e Barberino Val d'Elsa di proporre come nome quello di "Barberino Tavarnelle in Chianti".
Gaiole a Chianti a parte (che non ha firmato il patto di Distretto né partecipato alla sua strutturazione), al tavolo si troveranno i sindaci di Tavarnelle (David Baroncelli); Barberino Val d'Elsa (Giacomo Trentanovi), San Casciano (Massimiliano Pescini), Greve in Chianti (Paolo Sottani), Radda in Chianti (Pier Paolo Mugnaini), Castellina in Chianti (Marcello Bonechi), Castenuovo Berardenga (Fabrizio Nepi).
In questi giorni, da quando i Comuni di Tavarnelle e Barberino hanno annunciato la scelta del nome da parte della commissione, i telefoni sono stati a dir poco roventi.
Come si dice in questi casi, diplomazie al lavoro per disinnescare una situazione che si è incastrata in un "cul de sac" da cui adesso c'è da uscire.
Un angolo "rifinito" su misura soprattutto dalla durissima nota ufficiale del Comune di Radda in Chianti. A dire poco ultimativa: "Il Chianti è intoccabile", questa la sintesi del pensiero dell'amministrazione guidata dal sindaco Mugnaini, Che ha raccolto, e sta raccogliendo, ampi consensi nei comuni del Chianti storico (Radda, Gaiole e Castellina).
"La proposta della Commissione consiliare che affianca le amministrazioni comunali di Barberino Val d’Elsa e Tavarnelle – si legge nella nota – nel percoso di avvicinamento verso la fusione, di chiamare il nuovo Ente Comune di Barberino Tavarnelle in Chianti, rappresenta uno strappo inaccettabile di tutti gli accordi sin qui definiti"
Poi la chiusura, che è un ultimatum: "Pur continuando a credere fermamente nella bontà del lavoro svolto in questi anni in sede di Conferenza dei Sindaci e nelle collaborazioni con soggetti privati come il Consorzio del Chianti Classico, riteniamo che, in mancanza del ritiro di tale proposta, l’amministrazione di Radda in Chianti non potrà che recedere da ogni accordo e organismo territoriale iniziando a definire nuovi scenari per il futuro del nostro territorio".
Insomma, ci sarà da capire chi farà un passo indietro: perché altrimenti si rischia di far saltare per aria un percorso di collaborazione, che vede al centro il Distretto Rurale del Chianti (e poi anche la richiesta di riconoscimento di questo territorio come patrimonio dell'Unesco) che non può prescindere da una sinergia istituzionale.
di Matteo Pucci
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