Francesco Gioffreda: da manager globale a imprenditore agricolo a Gaiole

La storia del suo... ritorno in Italia l'ha raccontata il portale del Ministero del Lavoro cliclavoro.com

GAIOLE IN CHIANTI – E' appena tornato da Montreal, dove è andato per promuovere, ancora un volta, il nostro territorio: il Chianti Classico e i suoi vini.

 

E al suo ritorno Francesco Gioffreda, proprietario di Borgo Casa al Vento, azienda agricola e agrituristica a Barbischio (Gaiole in Chianti), è stato accolto da una bella sorpresa.

 

La sua storia è stata infatti raccontata su cliclavoro.com, il portale del Ministero del Lavoro (qui la sua pagina Facebook) nelle sue "Storie di ritorno", ovvero di coloro che hanno scelto di ritornare in Italia.

 

Ed è una storia che riprendiamo riportando l'intervista realizzata da cliclavoro.com, perché merita davvero… di essere conosciuta. Anche a livello locale.

 

Francesco Gioffreda, da fund manager a imprenditore agricolo, come è riuscito a reinventarsi in Italia lasciando una carriera prestigiosa all’estero?

 

"Ci sono due passaggi importanti: il primo è stato quello del voler andar fuori non tanto per scappare ma per acquisire una nuova cultura, un’esperienza aggiuntiva e un modo  diverso di vedere le cose. E questo è stato fatto attraverso un grosso salto nel buio proprio perché ho scelto un Paese difficile come la Russia dei primi anni ‘90 segnata da profondi cambiamenti. Questo è il punto di partenza, da lì ho fatto 7 anni abbastanza intensi e in movimento perché ho girato quasi tutto il Paese prima con Deloitte&Touche, poi in maniera più stanziale nelle quattrp città in cui il fondo per cui lavoravo faceva investimenti e infine a San Pietroburgo dove il fondo aveva una sede, per arrivare all’epilogo: avere il desiderio di tornare in Italia".

 

Un desiderio che non è stato possibile… soffocare…

 

"E qui arriviamo al secondo passaggio chiave: non mi ha riportato a casa il lavoro ma la voglia di tornare alle mie origini, pensando di aver acquisito un bagaglio professionale e culturale molto importante (ho imparato una lingua nuova e a conoscere una cultura molto vasta, complessa e per tanti aspetti molto diversa dalla nostra). Man mano è nata la voglia di creare qualcosa di mio a partire dalla piccola azienda di famiglia in Toscana che non aveva una vera e propria vocazione imprenditoriale, sfruttando le nuove capacità acquisite seppure adattate a un settore totalmente nuovo. Mi sono avvicinato al mondo del vino prima con un approccio commerciale e poi tecnico, capendo come si fa il vino, sebbene non sia né agronomo né enologo. Ho scelto dei professionisti molto validi dai quali ho imparato molto. E nel mondo dell’ospitalità agricola ho adottato lo stesso approccio".

 

Lei ha saputo valorizzare le cose più importanti che l’Italia offre, rendendole ancora più speciali con la vinoterapia, di cosa si tratta? Come è nata l’idea?

 

"Riuscire a trasmettere la cultura agricola e in particolare vitivinicola a chi ha voglia di fare una esperienza diversa di ospitalità: questo è lo spirito dell’agriturismo. L’idea è stata quella di proporre tutta una serie di servizi ed esperienze emozionali (dai corsi di cucina, molto apprezzati dai turisti stranieri, ai servizi della zona benessere con il bagno al vino e al cioccolato) per offrire qualcosa di nuovo ai turisti non più solo stranieri ma soprattutto italiani. Questo è stato il più grande successo: non limitarsi a consolidare un turismo internazionale ma riuscire a far riscoprire le cose belle dell’Italia agli italiani. La vinoterapia non è altro che la riscoperta di vecchie culture terapeutiche che venivano usate ai tempi dell’antica Roma. I semi del vino e i vinaccioli venivano impiegati per fare dei trattamenti benefici al corpo perché le bucce del vino contengono i polifenoli che sono potenti antiossidanti".

 

Dall’idea al progetto professionale concreto, il passo è stato lungo? Quali difficoltà ha incontrato e come le ha affrontate nella fase di avvio dell’impresa?

 

"Alcune contraddizioni hanno reso difficile l’avviamento: gli aiuti spesso sono burocratizzati proprio perché vengono privilegiate le grandi imprese agricole mentre non si trovano i canali giusti per sostenere i piccoli imprenditori; consideriamo poi il peso eccessivo del costo del lavoro e gli oneri accessori che rendono gravose le assunzioni; a questo si aggiunge una eccessiva presenza di norme che comporta dei pesi enormi a livello di investimento per una boutique vinery (la chiamiamo così proprio perché si tratta di una realtà molto piccola)".

 

Borgo Casa al Vento è aperto da circa 15 anni con successo. Tantissime le recensioni entusiaste e i riconoscimenti, segno evidente che la formula proposta funziona?

 

"Per venire da noi bisogna davvero avere una grandissima voglia di isolarsi e conoscere il territorio, proprio perché ci troviamo nel mezzo della natura con il centro abitato più vicino, Gaiole in Chianti, a circa 5 km. Io cerco ospiti che vogliano fortemente muoversi per conoscere il territorio. Abbiamo sicuramente tanto da migliorare. Una delle principali critiche che ci muovono è il fatto che per raggiungere l’agriturismo bisogna percorrere circa 2 km di strada sterrata. La nostra formula naturalmente funziona per tutti quei turisti disposti a scoprire e a vivere il territorio".

 

Che cosa significa “cambiare” e cosa apprezza di più della sua “nuova” vita in Italia?

 

"Nel cambiamento per me la cosa fondamentale è il dinamismo, essere costantemente pronti a rivedere le proprie idee perché bisogna essere sempre predisposti a rimettersi in gioco e a riconsiderare quanto si sta facendo. Il fatto di riuscire a far riscoprire qualcosa di estremamente semplice ma non necessariamente conosciuto a chi viene a trascorrere del tempo da noi è una trasmissione di cultura, tradizione e di valore impressionante. Il mondo del vino è fondamentalmente legato al mondo delle religioni, quelle che lo divinano e quelle che lo ripudiano come elemento di peccato. Storicamente la Toscana è stata una mira degli stranieri, per quanto mi riguarda quello che apprezzo di più è il fatto di riuscire a riportare gli italiani a far vacanza in Italia e a riscoprire il territorio con occhi diversi".

 

In ultimo, quando si è all’estero si tende a vedere soprattutto i “lati negativi” dell’Italia, perdendo la consapevolezza che chi ci crede davvero prima o poi riesce a trovare la propria strada. In base alla sua esperienza, quali consigli darebbe a chi vorrebbe tornare a vivere in Italia?

 

"Quando sono arrivato in Russia, ero consapevole che stavo vivendo un cambiamento epocale che mi sarebbe rimasto dentro per tutta la vita, a prescindere dalla professione. Anzi, da revisore mi sono trovato in una situazione in cui non ho migliorato tanto la mia capacità e conoscenza professionale, quanto lo spirito di adattamento a tutta una serie di difficoltà logistiche che mi hanno fatto molto bene. Il mondo del lavoro sta cambiando, bisogna essere pronti a riproporsi, ricrearsi, riadattarsi ad un mondo in continuo mutamento. Questa è la cosa più importante che ho acquisito e che sono riuscito a trasferire nella mia esperienza professionale in Italia. Credo sia più spontaneo avere la voglia di rientrare: viviamo nel Paese più bello al mondo e nel Paese dove si vive meglio. Le difficoltà burocratiche e fiscali esistono ma bisogna avere fiducia perché sono tutte superabili".

 

 

di Redazione

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