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sabato 15 Giugno 2024
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    Ci tenete alle pensioni? Soprattutto a quelle che ci saranno in futuro? Allora leggete qua…

    Immaginare le pensioni future come quelle di coloro che ci hanno preceduto è pura utopia: la soluzione esiste, ma è necessario affrontare la situazione

    La proposta di Governo di qualche settimana fa ha riacceso il dibattito pubblico sulla scarsa natalità del Paese.

    Un problema che ci accompagna da diversi lustri e su cui da sempre si dibatte sul modo migliore per intervenire.

    Piccolo particolare: il tempo passa e la demografia è un processo che richiede molto tempo per avere degli effetti dal momento che si decide di intervenire.

    Ma perché l’argomento è così importante?

    L’argomento è importante perché le dinamiche demografiche impattano su molti aspetti della nostra vita tra cui la crescita economica, il welfare sociale ma soprattutto sulle pensioni.

    L’urgenza, infatti, è proprio su questo ultimo punto.

    Sì, perché il nostro è un sistema cosiddetto a ripartizione; cioè significa che i versamenti dei contributi di coloro che oggi lavorano servono per pagare gli assegni di chi è attualmente in pensione.

    In sostanza per ogni lavoratore non avviene un accantonamento reale dei contributi ma solo contabile, figurativo, virtuale e i soldi versati vengono sostanzialmente girati a chi è oggi in pensione.

    Le previsioni future sulla popolazione non sono rosee e se consideriamo che servono minimo 9 mesi per concepimento e gravidanza, 4-5 anni per una preparazione alla scuola e almeno altri 10-13 per avere una sufficiente istruzione scolastica, arriviamo ad un totale largo circa di 17-20 anni per avere un minimo impatto sulle pensioni da quando iniziamo a “metterci le mani”.

    Non proprio dopodomani… e l’Italia ancora deve iniziare!

    Il nostro sistema pensionistico

    I più drastici parlano di schema Ponzi ma il sistema, che è stato introdotto con la riforma pensionistica del 1969, ha una sua valenza e funziona perfettamente fino a quando la demografia è stabile o in crescita.

    Come si può apprezzare dalla figura sottostante, nell’anno della sua messa in servizio, avevamo circa il 65% delle persone che lavoravano o che potenzialmente lo potevano fare (riquadro verde) a fronte di circa l’11% di coloro che erano in pensione (riquadro rosso).

    Da precisare che nei primi anni non tutti percepivano una pensione, soprattutto le femmine.

    Spannometricamente c’erano comunque circa 6 lavoratori per ogni pensionato, il sistema era stabile e demograficamente aveva futuro in quanto figli se ne facevano un bel po’ come si vede guardando la base della piramide nelle età 0-4, 5-9 e 10-14.

    Il sistema oggi

    Come detto il meccanismo inizia ad incepparsi quando il numero di chi versa contributi cala rispetto a chi percepisce una pensione. Ciò, quasi sempre, avviene per ragioni demografiche come nel caso del nostro paese.

    La foto ad oggi, infatti, ci racconta una situazione ben diversa rispetto a quella del 1969: la vita si è allungata (facendo aumentare di conseguenza il numero di chi percepisce una pensione), si inizia a lavorare più tardi rispetto a prima e la natalità si è fermata da diversi anni.

    Questi cambiamenti hanno portato ad una situazione dove oggi ci sono circa 2,5 lavoratori per ogni pensionato.

    Purtroppo, non è finita.

    Se consideriamo inoltre che i tanti bambini e ragazzi che nel 1969 avevano da 0 a 20 anni (i cosiddetti boomers) oggi sono da poco andati in pensione o si apprestano ad andarci nei prossimi anni (vedi la “gobba” della figura sotto nelle età 50-54, 55-59 e 60-64) il quadro si tinge ancor di più di grigio.

    Cosa ci aspetta?

    Il sistema attualmente non è più solido.

    Anche se da domani dovesse esserci un boom di nascite (e in questo momento mi sfugge l’eventuale motivo scatenante!) nei prossimi anni il rapporto tra lavoratori e pensionati diminuirà ancora arrivando almeno ad 1,5 lavoratori per ogni pensionato (vedi figura sotto).

    Inoltre, se la vita continua ad allungarsi e se si continua ad iniziare a lavorare sempre più tardi questi numeri potrebbero peggiorare ulteriormente.

    Cosa si può fare?

    Immaginare le pensioni future come quelle di coloro che ci hanno preceduto è pura utopia.

    Per evitare il dissesto dei conti pubblici, questi numeri inevitabilmente portano e porteranno qualsiasi governo ad agire sostanzialmente, e più o meno, su 2 parametri:

    1 – Ritardo dell’età di pensionamento

    2 – Riduzione dell’assegno pensionistico

    Per essere sicuri di avere una pensione adeguata al proprio tenore di vita presente e futuro è necessario pensarci in proprio e l’unica vera arma a disposizione per ciascuno è il tempo.

    Redigere quanto prima un PIANO PENSIONISTICO è il primo passo per avere un’idea concreta di quali azioni dovranno essere messe in campo nel tempo che abbiamo a disposizione prima che sia troppo tardi per intervenire.

    Più che si ritarda e viene rimandata l’azione, maggiore sarà lo sforzo da fare o più grandi le rinunce.

    Il momento migliore per piantare un albero è vent’anni fa. Il secondo momento migliore è adesso”. (Confucio)


    Biografia e contatti

    Umberto Bagnoli è un Consulente Finanziario iscritto all’albo OCF matricola n. 460860.

    Oltre alla professione, da anni promuove l’educazione e la cultura finanziaria delle persone attraverso eventi sul territorio. Oggi scrive anche su investireconmetodo.it e sulle omonime pagine Facebook e Linkedin.

    📨 Mail: umberto@investireconmetodo.it

    📞 Telefono: 0554788111

    ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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