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sabato 20 Luglio 2024
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    Carni da selvaggina in beneficenza, stanziati 80mila euro per i rimborsi della lavorazione

    E' quella degli ungulati abbattuti nell’ambito dei piani di controllo regionali per il contenimento della fauna

    FIRENZE – La Toscana raccoglie e distribuisce alle persone più bisognose le carni di selvaggina degli ungulati abbattuti nell’ambito dei piani di controllo per il contenimento della fauna.

    Si tratta di cinghiali, per lo più. Lo fa attraverso il banco alimentare della Toscana, con ispezioni rigorose prima che le stesse arrivino a tavola.

    Un’azione messa in campo dalla Regione Toscana dalla doppia finalità, sociale e sanitaria, che arriva con una delibera approvata dalla giunta e presentata dall’assessore al diritto alla salute Simone Bezzini.

    Che assegna alle aziende sanitarie le risorse, complessivamente 40mila euro l’anno per i prossimi due anni, necessarie al rimborso dei costi sostenuti dai centri  coinvolti nella lavorazione delle carni degli animali.

    “Di fronte alla notevole disponibilità di carne proveniente da ungulati selvatici abbattuti nell’ambito di piani di controllo della Regione – si sofferma la vice presidente ed assessora alla caccia, Stefania Saccardi – si è ritenuto necessario incentivare alla beneficenza alimentare e coordinare gli ambiti territoriali di caccia, ovvero le strutture territoriali che programmano l’attività venatoria a livello territoriale”.

    “Un modo – prosegue – per rispondere ai bisogni delle fasce di popolazione più vulnerabili e in condizione di svantaggio o marginalità”.

    “L’iniziativa – spiega l’assessore al diritto alla salute Bezzini – oltre agli obiettivi sociali, risponde anche a finalità di carattere igienico sanitario”.

    “La carne infatti – sottolinea – prima di essere distribuita sarà ispezionata nei centri di lavorazione selvaggina dai veterinari delle Asl, chiamati a condurre un’azione diretta di prevenzione e rilevamento precoce di eventuali malattie”.

    “Che possono colpire la fauna selvatica – specifica – e che per la popolazione animale sono particolarmente rischiose. Come, ad esempio, la peste suina africana, di cui si sono registrati focolai in alcuni regioni italiane”.

    “Si tratta dunque – conclude – di un’azione significativa che contribuisce ad accrescere il grado di sicurezza igienico sanitaria della nostra regione”.

    ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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