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sabato 10 Dicembre 2022
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    Ictus, in Toscana ogni anno 11mila casi (uno ogni 45 minuti): per il 63% sono under 70

    Episodi raddoppiati negli ultimi trent'anni. Il presidente dell'Ordine dei medici di Firenze Dattolo: "Consapevolezza diffusa e prevenzione le armi vincenti"

    FIRENZE – In Toscana sono circa 11mila i casi di nuovi ictus che si registrano ogni anno. Di questi, circa il 63% riguarda soggetti sotto i settant’anni di età.

    Sono i numeri, preoccupanti, forniti da ALICe Firenze e Rete Ictus Toscana, in occasione della Giornata Mondiale per l’Ictus, che ricorre sabato 29 ottobre.

    Oggi l’ictus rappresenta la prima causa di disabilità nell’adulto, la seconda causa di demenza (dopo la malattia di Alzheimer) e la terza causa di morte.

    È una patologia grave, ad alta incidenza e prevalenza, ma è anche tra le più prevenibili e curabili.

    In Toscana i casi incidenti sono quasi raddoppiati negli ultimi 30 anni per effetto dell’invecchiamento della popolazione: erano circa 7.000/anno nel 1990 e sono diventati 11.000/anno nel 2020. In pratica nella nostra regione si registra un ictus ogni 45 minuti.

    “Stiamo inoltre assistendo – è il commento di Domenico Inzitari, presidente di ALICe Firenze e già professore ordinario dell’Università di Firenze – ad un aumento dell’incidenza nei giovani: il 63% dei casi riguarda persone con meno di 70 anni. È il sintomo che l’ictus può colpire a qualsiasi età, non è più una prerogativa degli anziani”.

    “Si tratta inoltre di una patologia particolarmente costosa – rimarca – perché ad alta incidenza e con effetti invalidanti: in Italia, analogamente a quanto accade negli altri paesi industrializzati, le spese dirette (sanitarie) sommate alle spese indirette (perdita di produttività, necessità di assistenza) equivalgono allo 0,3% del PIL. Considerando che il PIL della Toscana è di circa 114 miliardi di euro, la spesa a carico del Servizio Sanitario Regionale per l’ictus può essere valutata in circa 342 milioni di euro/anno”.

    “È sicuramente possibile ridurre il peso dell’ictus – conclude Inzitari – sia con la prevenzione primaria e secondaria, sia con i trattamenti della fase acuta, sia con un appropriato ed esperto trattamento riabilitativo. Il programma ed i percorsi del trattamento riabilitativo e del reinserimento lavorativo e sociale, sono tuttavia ancora disorganizzati e lontani dalle linee guida avanzate”.

    Molto si potrebbe ancora fare, dunque, in ottica preventiva.

    “Si è calcolato – commenta Marzia Baldereschi, ricercatrice CNR e membro della Rete Ictus Toscana – che nel mondo 1 persona su 4 avrà un ictus nel corso della propria vita, ma la prevenzione, basata sul controllo continuo ed aderente dei fattori di rischio modificabili (pressione alta, diabete, fumo, fibrillazione atriale, peso colesterolo elevati) può evitare fino all’85% dei casi”.

    Secondo Pietro Dattolo, presidente dell’Ordine dei Medici di Firenze, è dunque evidente il senso di giornate come questa.

    “Promuovere una cultura ed una consapevolezza diffuse rispetto ad una patologia così ricorrente e penalizzante – dice Dattolo – è fondamentale per contrastare e contenere la sua diffusione. Dalla sensibilizzazione collettiva passa la prima e migliore risposta che come sistema sanitario possiamo offrire”.

    Per quanto concerne il trattamento della fase acuta, viene rilevato che se tutti i pazienti con ictus acuto venissero ricoverati in una unità ospedaliera dedicata all’ictus (Stroke Unit), ogni anno in Toscana si eviterebbero 800-1.400 morti o disabili gravi (con un risparmio valutabile in circa 15 milioni di euro/anno) e 300-500 ricoveri in istituto (con un risparmio valutabile nell’ordine di 4,5-7,5 milioni di euro/anno).

    Questo grazie ad un’assistenza multidisciplinare, qualificata ed esperta, in grado di ridurre la disabilità finale. Inoltre, l’applicazione sistematica degli interventi della fase iperacuta (che devono essere effettuati entro poche ore dall’insorgenza dei sintomi) che comprendono la fibrinolisi e/o la disostruzione delle arterie per via endovascolare, garantirebbe ad oltre il 60% dei pazienti il ritorno ad una vita normale.

    @RIPRODUZIONE RISERVATA

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