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martedì 16 Agosto 2022
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    La decisione dell’assessore regionale Marco Remaschi: “Addio Pd. Non mi candido in altre liste”

    La sua è stata la "non candidatura" più discussa di tutta la Toscana: "Non più casa mia una casa in cui c'è un padrone che comanda. Me ne vado per il bene del centrosinistra"

    FIRENZE – La sua è stata la “non candidatura” per le eleziobni regionali di settembre che più ha fatto discutere.

    Una non candidatura che ha portato al suo abbandono del Partito democratico.

    Abbandono che l’assessore regionale Marco Remaschi spiega in un lungo post su Facebook. Nel quale smentisce anche una possibile candidatura in altre liste.

    “Credo che dopo due settimane di silenzio (da parte mia) – inizia – sia giusto e doveroso fare un po’ di chiarezza. Lo faccio soprattutto per chi ci ha sempre messo la faccia, come me”.

    “Ho sempre agito con l’obiettivo di fare il meglio per la nostra comunità – dice Remaschi – Credo ancora che la mia esperienza e il mio radicamento possano essere utili per il territorio, così come credevo potessero essere utili per il risultato delle elezioni regionali, ma vedo che sul mio nome, per motivi esclusivamente personali, si continuano a scatenare battaglie e divisioni tutte interne al Partito democratico e questo va contro ciò che sono e che ho sempre perseguito: il lavorare insieme, in squadra, per ottenere il miglior risultato possibile”.

    “Con questa certezza – riprende – forte anche del movimento di amministratori, sindaci, iscritti, comuni cittadini che hanno sostenuto il mio percorso, mi sono messo a disposizione del Partito democratico come candidato dell’area Zingaretti. Mi è stato impedito, dagli stessi membri del Pd”.

    “I motivi? Solo personali – si risponde Remaschi – e probabilmente, come qualcuno dice, tutti dettati da una profonda debolezza. Impedire a una persona di candidarsi, impedire a un’area politica di esprimere un proprio legittimo rappresentante, per un partito che si definisce democratico anche nel nome, credo sia una scelta, una strada difficile da spiegare agli elettori, ai cittadini, alla gente comune – tanta – che ho personalmente incontrato in tutti questi anni”.

    “Inutile dire che per me è stata una delusione totale – aggiunge – non solo politica, ma soprattutto umana. Vedere le persone con cui ho fatto un pezzo – in alcuni casi anche lungo – di strada insieme, vedere le persone per le quali ho fatto tanto in questi anni, vedere rappresentanti istituzionali e di partito, compagni di lotte e di battaglie, giocare con i nomi, con i posti, barattare posizioni come se stessero giocando una partita a Risiko e riconoscere in tutte queste persone una comunità d’intenti nel voler fare a meno di me, mi ha fatto capire che il mio partito non mi vuole più. E, in un partito che non mi vuole, credo sia poco utile per tutti continuare a stare”.

    “Questa non è più casa mia – dice – con la stessa umiltà con cui mi sono iscritto anni fa, restituisco la tessera, orgoglioso di quanto fatto fino a oggi, orgoglioso di quello che ho portato in questa casa comune, che mai avrei pensato potesse diventare la casa del padrone che comanda, decide e ordina tutto e per tutti”.

    “Ringrazio chi ha compreso il mio pensiero – rilancia Remaschi – ringrazio chi ha portato avanti con me questo percorso, ringrazio chi si è esposto, chi mi ha sostenuto, chi c’è sempre stato e continua a esserci. Credo sia meglio evitare ulteriori divisioni e litigi. E visto che il problema è personale nei miei confronti, ho deciso per il bene di tutti, e soprattutto per il bene della coalizione di centrosinistra, di uscire dalla competizione delle regionali”.

    “In queste settimane – riprende smentendo la propria candidatura in altre liste – ho ricevuto telefonate e proposte: da Italia Viva, per essere capolista, da Orgoglio toscano e negli ultimi giorni da Demos, che ringrazio per la fiducia e la stima. Resto convinto che ci sia un bene superiore, che è quello di far vincere il centrosinistra in Toscana: spero che a questo punto ognuno faccia il massimo senza più alibi di alcun genere”.

    “Questo non vuol dire che abbandono la politica – fa sapere – molti amici, molti cittadini di Coreglia, negli ultimi giorni hanno lanciato un appello affinché torni a fare il sindaco della mia comunità. È una richiesta sincera quella che viene dai miei concittadini, alla quale sto seriamente pensando, perché l’idea di continuare a lavorare per la mia comunità mi rende orgoglioso”.

    “Certo è che continuerò a occuparmi di politica – conclude – Continuerò a svolgere il mio ruolo di assessore regionale fino all’ultimo giorno utile. Continuerò a impegnarmi nell’area del centrosinistra, perché la mia storia, i miei ideali, le mie radici parlano quella lingua e non potrebbe essere diversamente”.

    @RIPRODUZIONE RISERVARA

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