venerdì 25 Settembre 2020
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    Fra scatole di latta, vecchi macina caffè, pubblicità (e molto altro) Gregorio Parrini racconta la storia

    Ne La Dispensa a Strada in Chianti (e fino nella casa, subito sopra) migliaia di pezzi di collezioni sterminate. L'emozione di una cappelliera del 1904, un pezzo unico nella storia dei biscotti Mattei...

    STRADA (GREVE IN CHIANTI) – Ci racconta con orgoglio che un pezzo scovato in uno dei tanti mercatini che visita è finito nel Museo-Bottega del biscottificio Mattei, a Firenze. Con il cartellino “Da collezione privata Gregorio Parrini”.

    Usciamo da La Dispensa di Gregorio Parrini, a Strada in Chianti, con la testa che un po’ ci gira. Dopo un tuffo nel passato pieno di colori, scritte, ricordi, storie.

    In questa bottega di alimentari e del gusto, ma anche nella casa dove vive, subito sopra al negozio, con moglie e figlia, migliaia e migliaia di pezzi, di collezioni diverse, dispiegano la grande passione di Gregorio per il passato raccontato dagli oggetti.

    Un passato che lo ha portato, appunto, a ritrovare anche la più antica cappelliera che custodiva prodotti di uno dei forni più conosciuti d’Italia. Ma andiamo per ordine.

    “Iniziai a collezionare da bambino – ci racconta Gregorio – e oggi che ho 31 anni continuo con grande passione. Avevo mio nonno Marcello, che stava in casa con noi e con il quale passavo molto tempo, che aveva tutte queste scatoline con le bullette, i chiodi, gli arnesi. Nel 1995 morì, era rimasto questo banco da lavoro con queste scatoline…”.

    E poi “le mie nonne, Bruna e Doriana, mi hanno trasmesso tutte quelle dov’è tenevano i bottoni, gli aghi…”.

    Sono le scatole di latta infatti il primo grande amore di Gregorio nel mondo del collezionismo. Un amore che arde ancora, nonostante che nel frattempo ne siano arrivati altri. E ancora altri ancora: fra edizioni speciali di bottigliette della Coca Cola, Lego, targhe pubblicitarie, macinini da caffè, specchi, bottigliette mignon di liquori… .

    Qui si intreccia la storia con il quarto nonno di gregorio, “nonno Tonino – sorride – che ha lasciato a mia sorella una trentina di mignon di liquore, che sono passate a me. Oggi anche queste si sono moltiplicate, e sono diventate oltre… cinquemila pezzi”.

    “I mercatini dell’antiquariato mi sono sempre piaciuti – riavvolge ancora il nastro Gregorio – Quando facevo forca a scuola andavo in piazza dei Ciompi. Il primo maggio a Strada in Chianti c’era il mercatino del Calcit, e io ero uno dei promotori insieme alla compianta Wanda Tofanari Masi. Qui in negozio a volte vengono a portarne, vengono a mangiare i collezionisti. E poi tutti i mercatini che ci sono in giro; insomma, di occasioni per curiosare ce ne sono tantissime”.

    Sono oltre 4mila le scatole di latta collezionate da Gregorio. Ce le racconta, quasi… una per una: “Fra i tanti pezzi c’è quella della Supercrema, la prima Nutella della Ferrero, anni Quaranta. Poi c’è quella della Cremalba, sempre Ferrero: spalmabile, più densa, veniva venduta sfusa a 50 lire l’etto”.

    “Il bello – si appassiona Gregorio – è che le scatole di latta hanno un valore storico, raccontano gli anni in cui sono state prodotte: quello che c’è scritto sopra, le pubblicità ti raccontano tanto. Basta vedere quella con le istruzioni per l’utilizzo degli “ovuli vaginali”. Poi ci sono disegni di grandi pubblicitari e artisti. Su una scatola di latta si ricordano Depero, Nespolo, tanti artisti che hanno disegnato oggetti unici”.

    “Ora la latta sta tornando – ci spiega mostrandoci le scatole che ha in vendita in negozio – Me le faccio arrivare anche dall’Inghilterra. Le pastiglie Leone, ad esempio, hanno fatto tutta una linea in latta. Bellissima”.

    Ogni angolo racconta una storia tramite un oggetto. In casa è lo stesso. Ogni mensola, ogni mobile. Tutto diventa punto d’appoggio. Sui muri non c’è più spazio per piantare un chiodo. Anche perché Gregorio non vende. Non cede i propri pezzi.

    Ma recentemente ha fatto un’eccezione… .

    “In questo mio percorso – ci dice – ho ritrovato un pezzetto di Prato. Io sono cliente Mattei, vendo tantissimi dei loro biscotti. Mi mandano le loro cappelliere, a Natale faccio bellissime vetrine con i loro pacchetti blu, rossi e verdi”.

    “Un po’ di anni fa – ricorda – trovai questa cappelliera in un mercatino, sopra c’era scritto “Vietri sul mare” come indirizzo: aveva viaggiato da Prato a Vietri. E dopo decenni era arrivata qua da me. Feci una vetrina e gli dissi che avevo fatto una bella vetrina… ma oltre a quella ce n’era un’altra, e sapevo che era qualcosa di importante per la famiglia Pandolfini, attuale proprietaria del biscottificio”. 

    “Dopo il lockdown – aggiunge – Elisabetta Pandolfini è venuta da me. Le ho fatto vedere la prima cappelliera, quella con scritto “Vietri sul mare”, che è di una misura più piccola di quelle che hanno loro, ma di un periodo abbastanza recente, anni ’40-’50. Poi, quando ho tirato fuori l’altra, lei si è emozionata, chiamando i fratelli. Praticamente l’hanno voluta a tutti i costi”.

    “Se era di latta – precisa Gregorio, definendo una volta di più il suo primo amore nel mondo del collezionismo – non l’avrei mai ceduta. Ma essendo cartone e, soprattutto, un pezzo che va in un museo ho accettato di buon grado, consapevole che è un tassello di storia”.

    “Ho solo chiesto – conclude – che nel museo sia scritto c’è viene dalla collezione di Gregorio Parrini”.

    E così è stato, come ci conferma la stessa Elisabetta Pandolfini: “Questo ritrovamento è stato sorprendente. Era tanto che Gregorio mi diceva che aveva cappelliere nostre e pensavo ne avesse degli anni ’40 e ’50”.

    “Questa invece – dice entusiasta – è del 1904, quando c’era la proprietà precedente alla nostra famiglia. E vi sono nominate un sacco di specialità che abbiamo smesso di fare”.

    Si parla anche della pasta regina, che rimanda alla collaborazione con Pellegrino Artusi (Pellegrino donò personalmente la ricetta ad Antonio Mattei): “Artusi e Mattei – conferma Elisabetta – erano molto amici, si scambiavano opinioni, ricette, è emozionante tutto questo”.

    E siamo pure nel duecentenario dalla nascita del grande gastronomo italiano. Insomma, una sorta di congiunzione astrale verrebbe quasi da dire.

    “Da tre giorni – conclude Elisabetta – quella cappelliera è visibile nel nostro Museo-Bottega, abbiamo fatto uno spazio apposito. E’ la più vecchia in assoluto, bellissima; è una cosa straordinaria, perfetta per il nostro negozio a Firenze. Per noi è un dovere custodire questi oggetti, ma anche divulgarli e renderli visibili. Sono un pezzo di storia della tradizione dolciaria italiana”.

    @RIPRODUZIONE RISERVATA

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