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mercoledì 28 Settembre 2022
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    Intervista del Gazzettino del Chianti al sindaco: i motivi di una decisione a sorpresa

    GREVE IN CHIANTI – Le voci avevano già iniziato a rincorrersi. Soprattutto da quando il vicesindaco Paolo Sottani aveva palesato numerose insofferenze (clicca qui per leggere l'articolo) relative al metodo con cui il sindaco Alberto Bencistà ha governato in questi anni ("Basta personalismi") e alla gestione del settore dell'urbanistica.

     

    In seguito Bencistà aveva parlato ufficialmente di giunta in crisi, chiedendo al suo vice di tornare sui suoi passi. Nel frattempo il Partito democratico grevigiano viveva le fibrillazioni in circoli sempre più tesi. Fino a quello di ieri sera, giovedì 17 ottobre, in cui la segretaria Monica Toniazzi ha annunciato la volontà del sindaco di non ri-candidarsi.

     

    Una volontà che Alberto Bencistà comunica ufficialmente in questa lunghissima intervista esclusiva rilasciata al Gazzettino del Chianti.

     

    Bencistà è vero che ha deciso di non ricandidarsi?

    "Sì è vero: avevo proposto a Paolo Sottani, in considerazione del lavoro iniziato e dei notevolissimi problemi del Comune di Greve, in particolare nel settore dell’urbanistica, di continuare nel nostro rapporto creato dopo le primarie del 2009, mantenendo la squadra. E procedendo a un rinnovamento del consiglio comunale e a nuovi innesti in giunta, per portare a compimento il programma iniziato: perché soprattutto avendo completato il risanamento finanziario e avendo completato la ristrutturazione organizzativa dell’ente, si trattava di mettere mano con i nuovi strumenti urbanistici alla fase finale".

     

    Questo non è stato possibile, come mai?

    "Partiamo dall’uscita di Paolo Sottani, che come noto non mi era stata neppure anticipata, che è stata un vero fulmine a ciel sereno, Paolo si auto candida a rappresentante del rinnovamento e ritiene di dover aprire un nuovo capitolo nel settore dell’urbanistica nel quale, e questo è il passaggio che ho capito meno, si definiscono i nuovi indirizzi guardando più al futuro che al passato. Si dà il caso che la soluzione dei problemi sul tappeto dipenda invece da un’analisi degli errori commessi. E che come in tutte le malattie, io ritengo l’urbanistica grevigiana malata, se non si fa una diagnosi è difficile stabilire anche la cura. E siccome la malattia è profonda, è evidente che la diagnosi ha bisogno anche di contributi specialistici: ed è esattamente questo l’obbiettivo dell’incarico per i nuovi strumenti urbanistici. E’ evidente che solamente la ricognizione del costruito degli anni precedenti è un lavoro molto impegnativo. Secondo i calcoli di qualcuno sono stati sforati i volumi previsti dal precedente Piano Strutturale, ma comunque occorre uscire dal terreno del pressapochismo, delle ipotesi. E, appunto, fondandosi su dati oggettivi, adeguare gli strumenti non solo al nuovo contesto generale, ma soprattutto alle novità. Anche legislative regionali, al Pit, alla nuova Legge 1, che tengono conto dei valori ambientali e paesaggistici in maniera più cogente del passato".

     

    Quindi?

    "Nella nuova, con la crisi politica aperta da Paolo Sottani, è evidente che si inizierà ad entrare nel merito. Ma io spero sinceramente che il rinnovamento del rinnovamento non voglia dire tornare indietro. Ai tempi di iniziative urbanistiche che sono sotto gli occhi di tutti: basta vedere i ruderi all’ingresso del paese, una sorta di monumento a ciò che non va fatto. Oppure pensiamo alla vicenda Ferrone. Oppure ai mega progetti su Cintoia… . Consapevoli anche che comunque l’edilizia non sarà più come prima e che comunque ci sono ancora possibili lottizzazioni come quella di Palaia che prevedono nuova residenza".

     

    Ma scusi, secondo lei dietro la candidatura di Sottani quindi ci sarebbe una sorta di voglia di “abbuonare” il passato?

    "E’ l’argomento decisivo da approfondire. Nella differenza a questo punto chiara, di visione politica e culturale, è un punto assolutamente dirimente. Se si pensa che quello che è stato fatto in questi cinque anni è stato tutto sbagliato, allora si intravede un ragionamento che può comportare come rischio il ritorno all’indietro. Sarebbe un problema politico enorme, ma spero che non lo sia: ma su questo Sottani deve rassicurare sia me che il partito. Assicurandoci che nell’urbanistica si lavorerà per risanare le cause che hanno creato questa situazione".

     

    Quindi aveva ragione chi pensava che lei non avrebbe partecipato a primarie…

    "Le primarie le ho fatte nel 2009. E, per dirne una, mi sembra che anche per Matteo Renzi si cerca di applicare il principio della ricandidatura a un secondo mandato senza primarie: qua invece questa soluzione mi pare difficilmente praticabile. E on avendo nessuna intenzione di favorire un clima che inevitabilmente sarebbe molto pesante faccio un passo indietro. E’ evidente che sarebbe inevitabile un confronto aspro fra me e Sottani dopo quattro anni di lavoro comune: ho deciso quindi di ritirare la mia disponibilità a candidarmi e quindi ho chiesto al segretario del Pd Monica Toniazzi di rendere pubblica questa mia volontà".

     

    Ha intenzione di spiegarla direttamente al suo partito? Ai cittadini?

    "Ovviamente ho chiesto di convocare un circolo in cui spiegare questa mia decisione. E ci saranno occasioni per spiegarla pubblicamente. Nel frattempo nella giunta di mercoledì 17 ottobre ho proceduto a un rimpasto che tiene conto di questa situazione: tenendo conto che Paolo Sottani ha espresso il desiderio di rimanere in giunta. E che io sarò sindaco pienamente attivo fino all’ultimo minuto: tengo molto alla funzionalità della giunta, mentre lui dovrà dedicarsi alla campagna elettorale. Vicesindaco è quindi Stefano Romiti, Paolol Sottani rimane ai tributi e bilancio, Simona Forzoni prende i servizi sociali, accorpo l’ambiente ai lavori pubblici (Simone Secchi) e per il resto rimane tutto così".

     

    Battaglie politiche ne ha fatte tante, questa come l’ha vissuta?

    "Non riesco più a meravigliarmi per le possibili varianti politiche. Io penso che l’interesse della nostra comunità sarebbe stato quello di continuare il lavoro iniziato. Basti pensare alle battaglie contro l’inceneritore, ai rapporti internazionali ripresi e che hanno portato frutti al turismo, al biodistretto conosciuto in Italia e in Europa. Tutto questo in uno dei momenti più drammatici da un punto di vista economico e sociale della Repubblica italiana. In cui c’è assoluta scarsità di risorse pubbliche, turnover dei dipendenti pubblici bloccato, … . Noi siamo riusciti a mantenere i servizi essenziali, a tutelare situazioni di difficoltà intervenendo anche in settori nuovi come quello dei cassintegrati. La mia preoccupazione principale non riguarda me: la questione principale è se questa interruzione dell’attività intrapresa, perché così si configurerà, nuoce o è positiva. Io penso che non lo sia: è una valutazione personale e la mia decisione l’ho presa. Non sarò più candidato a sindaco ma non mollerò su due aspetti: lavorare fino all’ultimo minuto utile (e l’ho chiesto a tutti gli assessori); aprire una discussione di merito da fare nel partito e fuori sul ruolo di Greve, e qui avrò sempre il mio ruolo".

     

    Il "vento renziano", come dice qualcuno, ha influito secondo lei?

    "Se questa vicenda si vuol leggere fra scontro renziani-bersaniani lo si può fare, io francamente spero di no. Detto questo, non ho per niente apprezzato le riunioni clandestine dei renziani di Greve, come una sorta di partito nel partito. Le riunioni si fanno all’interno delle sedi adeguate: questa fase può essere superata con una presa di responsabilità politica. Se si andasse avanti così si arriverebbe alla distruzione del Pd. Ma con il ritiro della mia candidatura, con la scelta di un candidato unitario per il circolo di Greve come Monica Toniazzi, penso si possa affrontare le questioni con altro stile, altra metodologia, consentire un dibattito aperto, franco. Il Pd ha bisogno di parlare di politica: il limite delle correnti è quello. Io non sono né renziano né anti renziano. Questo congresso non mi appassiona: sono ovviamente un attento osservatore delle diverse posizioni politiche. Temo la spregiudicatezza di Renzi ma anche il conservatorismo della componente di sinistra. Non è un caso che abbia avuto scontri anche aspri con il segretario metropolitano Patrizio Mecacci, divenuto coordinatore nazionale per Cuperlo. Penso che se il Pd ha un futuro sia quello di recuperare rapporti umani e politici, ferma restando l’inevitabile asprezza del confronto e anche dello scontro".

     

    E se dopo il suo ritorno non si facessero le primarie, come la vivrebbe?

    "Questo dipenderà dal dibattito e soprattutto dal coinvolgimento e dalla reazione dei cittadini. Se all’interno del Pd ci saranno iscritti e cittadini che ritengono che dovendo fare un rinnovamento vero si debba attivare un confronto vero di idee e persone… . Io mi impegnerò esclusivamente su questioni programmatiche e sui contenuti per il futuro di Greve".

     

    di Matteo Pucci

    © RIPRODUZIONE RISERVATA

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