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giovedì 30 Giugno 2022
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    “Nonna mi parli della guerra?”: il racconto di Carla, 84 anni, da Greve in Chianti

    In questi giorni terribili, con l'Ucraina messa a ferro e fuoco dall'invasione russa, questa dolce signora dagli occhi azzurri ci ricorda cosa vuol dire viverla sulla propria pelle

    GREVE IN CHIANTI – “Nonna, mi parli delle guerra”? Carla Morelli il prossimo 21 marzo spegnerà 84 candeline.

    Con i suoi occhioni azzurri e i suoi capelli bianchi, fa subito tenerezza. Una vita circondata dal marito, dai figli e poi i nipotini, ora grandi.

    Arrivata a Greve in Chianti nel 1959, vive là da allora. Una della sue nipoti ha deciso di parlare con lei per capire come la guerra, così vicina a noi, è vissuta dai più anziani. Coloro che la guerra l’hanno toccata con mano. E la ricordano.

    Carla è nata a Firenze. Ricorda con affetto il fidanzamento con Fornaretto, nel maggio del 1959. Si ricorda dei tre anni di fidanzamento e del matrimonio, nel 1963. Dopo un anno, nasce la prima bambina, Mila. Poi, nel 1970, nasce il secondo bambino, Alessandro.

    Il marito era camionista allo stabilimento di Testi, lei invece lavorava in casa come casalinga, insieme ai suoceri. E poi ai figli. Una volta che i figli sono cresciuti, arrivano i nipotini, sorvegliati e coccolati dai loro nonni. Ricorda con molto affetto quegli anni. Ora i nipoti sono cresciuti, ma l’affetto della nonna non diminuisce. Il nonno, purtroppo, è mancato nel 2007.

    Carla è arrivata in Chianti quando aveva già 21 anni, allora non conosceva molte persone. Però ricorda bene la Greve di allora: “E’ cambiata tanto negli anni. Allora le case sopra l’ospedale non c’erano, era tutto campi, come anche via Giulio Pastore”.

    Ricorda anche come le feste di paese, purtroppo, negli anni siano andate a diminuire: “C’era la mostra delle bestie ai giardini di Sant’Anna, la Festa del Vino, la festa dell’Unità…”. E poi le botteghe storiche, molte delle quali chiuse negli anni.

    Carla la Seconda guerra mondiale la ricorda bene, anche se era solo una bambina allora.

    L’ha vissuta in maniera diversa, come bambina, rispetto a quelli che oggi vede “scappare in televisione”, però la paura non è di certo mancata.

    Racconta di quando una volta andò con il suo babbo, Raffaello, a trovare la mamma malata a Careggi, in ospedale: “Iniziò a suonare l’allarme per le bombe, eravamo alla Fortezza e andammo in uno dei rifugi. Finito il bombardamento, raggiungemmo la mamma in ospedale, avevano appena bombardato”.

    Ricorda anche una volta in cui vennero lanciati i bengala su Firenze. Era inverno, suo babbo prendeva dei trucioli di legno dal falegname per poter scaldare la famiglia con la piccola stufa che avevano in casa.

    Sia la mamma che Carla erano a letto, una non poteva camminare, l’altra aveva la febbre: “Era tutto tranquillo. Il babbo ad un certo punto ha aperto la finestra per controllare che andasse tutto bene e… sembrava giorno. Avevano lanciato i bengala su Firenze, sembrava mezzogiorno tanta era la luce. Era tutto bianco, lo ricordo benissimo!”.

    Tutti iniziarono a scappare, suo babbo, avendo sia la moglie che la figlia allettate, corse dal falegname a prendere un carretto, ci caricò sopra la famiglia e lo spinse fino al boschetto di Sorgane.

    Carla ricorda anche una signora che, in preda alla paura, corse verso il cimitero urlando: “Aiutami, mamma!”.

    Ricorda anche quando, vivendo vicino al cimitero di Sorgane, vide passare un uomo anziano con la testa coperta di sangue e un tedesco che gli puntava il fucile contro.

    Insieme ad altri più giovani aveva cercato di nascondersi nei loculi ancora vuoti utilizzando delle scale, ma senza riuscirvi. Solo per poco rischiarono di essere tutti scoperti. Non sa che fine abbia fatto quell’uomo.

    Carla non ha patito la fame durante la guerra, ma ricorda bene quanto fosse necessario centellinare fino all’ultimo avanzo. Allora per accedere alla propria razione di cibo serviva la tessera. Si ricorda benissimo, bambinetta, a fare lunghe file per comprare alimenti in piazza di Badia.

    Quando le viene chiesto cosa ne pensa di questa nuova guerra, Carla risponde sicura: “Una tragedia per coloro che devono combattere, per le loro famiglie, coloro che sono riusciti a venire via… . Mi si stringe il cuore a vedere quei bambini piccoli in quelle condizioni”.

    È rimasta profondamente turbata dalle immagini, delle persone che per ripararsi hanno dormito nelle gallerie della metropolitana: “La notte del giorno in cui è partito l’attacco russo verso l’Ucraina non sono riuscita a dormire, non potevo fare a meno di accendere la televisione per capire cosa stesse succedendo”.

    Pensando alla guerra in atto Carla si rattrista. È preoccupata: “Io sono vecchia, ma il pensiero è tanto. Penso ai miei figli, ai miei nipoti, alla mia famiglia quando vedo le persone fuggire in televisione. E mi si gela il sangue. Mi auguro finisca tutto presto. È davvero vicina e ho paura”.

    @RIPRODUZIONE RISERVATA

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