martedì 11 Agosto 2020
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    Panzano, cittadini tristi per la chiusura de “Il Vinaio”. La lettera: “Lì vive la nostra memoria comune”

    "Perché dovremmo rimanere indifferenti di fronte al fatto che verremo privati di un luogo di socialità cosi familiare e antica?"

    PANZANO (GREVE IN CHIANTI) – Sta destando grande dispiacere in molti cittadini panzanesi (e non solo) la chiusura de “Il Vinaio”, storico locale di Panzano alto.

    Che anche sui suoi canali social ha annunciato la decisione: “Il Vinaio di Panzano in Chianti ringrazia di cuore la popolazione di Panzano e del comune di Greve in Chianti, oltre ai numerosi clienti italiani e stranieri per la solidarietà e l’affetto dimostrati in questo momento per noi difficile e doloroso. Ci auguriamo, insieme a tutti voi di poter condividere ancora i bei momenti vissuti insieme. Un ringraziamento speciale va a tutti gli amici che ci sono stati vicini in questi ultimi giorni. Grazie, Paolo, Teresa, Carolina, Brain e Manjola”.

    Parole inequivocabili, che annunciano una chiusura ormai nei fatti.

    Una chiusura di fronte alla quale tanti panzanesi sono rimasti stupiti. Dispiaciuti. Ed è proprio una panzanese, che condivide questo stato d’animo con molti altri, ad averci scritto la lettera aperta che trovate qui sotto.

    Che racconta di quanto possa essere forte il legame fra un’attività commerciale e il paese in cui è inserita. Che è, prima di tutto, un legame fra persone.

    Quella che noi cittadini di Panzano in Chianti abbiamo voglia di raccontarvi è una storia di possibile ed imminente nostalgia: ecco perché sentiamo il dovere civico di non tacere.

    Proprio a fianco delle “scaliere”, come noi le chiamiamo, che conducono, erte, alla chiesa del borgo medievale, si trova lo splendido locale storico “Il Vinaio” che, a memoria comune, risale ai primi anni del 1800 e che, dal 1990, è gestito da Paolo e Teresa i quali, con l’aiuto di tre baldi giovani, da tanti anni, hanno contribuito a rendere questo posto speciale, dando il meglio di sé con affabilità, semplicità e competenza.

    Del resto, per noi panzanesi, “speciale” quel posto lo era sempre stato: lì dentro, generazioni di nonni avevano trascorso il tempo del riposo e dello svago giocando a carte fino a notte fonda e praticando il gioco delle bocce nel “pallaio” sottostante.

    Noi bambini andavamo a comprarci i quaderni, le matite e le caramelle quando il locale funzionava da piccolo spaccio ed è lì che, tutti insieme, abbiamo visto per la prima volta la televisione in bianco e nero, quando la si trovava solo nei locali pubblici.

    Negli ultimi trent’anni “Il Vinaio” è diventato punto di riferimento d’eccellenza per un pubblico sia locale che straniero, offrendo servizi di enogastronomia di alta qualità ed ospitando anche numerose mostre d’arte ed eventi musicali: il tutto senza perdere mai l’attaccamento dimostrato dall’assidua frequentazione dei panzanesi.

    Immaginiamo che comprendiate la valenza affettiva che ci lega a questa dimensione.

    Quando nel 1990, Paolo e Teresa presero in gestione “Il Vinaio” conservarono i vecchi arredi che emanavano ancora l’odore del sigaro toscano e il suono delle risa che scoppiavano ai tavoli durante le briscole burrascose.

    Conservarono, consegnandoci intatta un’atmosfera antica e familiare, che nessun localino nuovo, ristrutturato e alla moda avrebbe mai potuto possedere e, così facendo, mantennero in noi quel senso di appartenenza alla nostra comunità locale che i tempi moderni stanno indebolendo con fare inesorabile.

    Quanti bar chiantigiani che si sono trasformati per i turisti, hanno, per così dire, “buttato fuori” i residenti locali, specialmente gli anziani: questo al “Vinaio” non è mai successo.

    Ricordiamo, una per tutti, la nostra Erminia per la quale le visita quotidiana a Teresa era ragione di buona vita.

    Da qualche tempo si sente parlare di una possibile, quanto strana, chiusura che non è legata alla recente emergenza sanitaria e che non rispecchia affatto la volontà degli attuali gestori.

    Noi cittadini di Panzano, oltre a vedere con rammarico la perdita del posto di lavoro di quattro famiglie, ci chiediamo: “Perché dobbiamo essere privati di tutto questo?”.

    Ben sappiamo che il Chianti è stato, ed è, oggetto di grandi e veloci trasformazioni ed abbiamo sempre accettato i cambiamenti anche quando interferivano, non sempre con garbo, con il nostro vivere sociale nel quotidiano; ma perché dovremmo rimanere indifferenti di fronte al fatto che verremo privati di un luogo di socialità cosi familiare e antica?

    Non ci interessa la “ratio” superiore di logiche che non vogliamo neppure conoscere.

    Ora sappiamo solo che, a breve, non potremo più trovarci lì insieme a bere un caffè con il nostro parroco dopo la messa delle undici la domenica.

    Sappiamo che saremo privati di uno spazio nel quale, ora e solo in questi modi, vivono pezzi della nostra memoria comune.

    Ci auguriamo che quanto scritto possa influire o modificare decisioni eventualmente già prese, in nome di un bene collettivo che dovrebbe superare le logiche individuali del profitto.

    Ricordate sempre che, in Chianti, ci sono luoghi “geniali” nel senso che custodiscono letteralmente il “Genius loci”, lo Spirito del Luogo, che non si esprime solo nella bellezza commovente della natura ma anche nelle atmosfere dolcemente indicibili costruite da chi, in Chianti, ci vive da tempi lontani.

    Certi luoghi meriterebbero un rispetto quasi sacrale perché contengono l’anima vecchia e nuova di un intero paese e delle sue generazioni.

    Una cittadina panzanese

    @RIPRODUZIONE RISERVATA

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