PANZALLA (GREVE IN CHIANTI) – Questa è la storia di un uomo e una donna. E’ una storia che ogni anno, in pieno agosto, per così dire… sfioriamo.
Diamo conto della ricorrenza, di quel che viene fatto per celebrarla, manteniamo vivo il ricordo. Stavolta però abbiamo deciso di approfondire. E di raccontarla davvero questa storia.
Domenica 2 agosto è stata celebrata, come da tradizione, la ricorrenza in memoria dei coniugi Pietro Stefanini e Dina Buoncristiani (medaglia d’oro al valor militare) uccisi dai nazifascisti il 2 agosto 1944 in località San Clemente in Panzalla, sopra la frazione di San Polo, comune di Greve in Chianti.
Alla presenza di una rappresentanza composta dal sindaco di Greve in Chianti Paolo Sottani (con il gonfalone), dal commissario del Corpo di polizia municipale di Firenze Marco Vitale, dal presidente dell’A.N.P.I. Sezione “Pietro Ferruzzi” di Bagno a Ripoli Luigi Remaschi, da un rappresentante del comune di Bagno a Ripoli, da uno del comune di Fucecchio, dai carabinieri della Stazione di Greve e dalla sezione carabinieri in congedo (sempre di Greve), da don Martin Bakole Katale parroco di San Polo.
Altra presenza importante è stata quella del nipote di Dina Buoncristiani, Raffaello Ferrini.
Sembra quasi impossibile che quassù, in mezzo ai boschi, lontano dalla città e dai paesi, i tedeschi siano riusciti a trovare i due coniugi per poi ucciderli barbaramente. E non si esclude che Dina sia stata anche violentata nonostante fosse incinta.
A ricostruire la storia di questa triste vicenda, che per la verità sembra non essere stata mai scritta esattamente, è proprio Raffaello Ferrini.
“Mia zia Dina – inizia – era nata a Fucecchio il 14 aprile 1907; ricordo di averla vista due volte, in aprile a Firenze sul Terzolle e poi a giugno a Ferrano, sopra Pelago, dove abitavamo. Era venuta a cercare il grano che poi portava ai contadini per fare il pane da dare ai partigiani”.
Dunque Dina era una partigiana?
“Collaborava in qualità di staffetta con i partigiani della Brigata Garibaldi “A. Sinigaglia” comandata da Gracco. Il suo nome di battaglia era “La marescialla”, insieme al marito Pietro Stefanini (nato a Scarperia il 4 febbraio 1887), maresciallo del Corpo di polizia municipale a Firenze, erano venuti nella loro casa a Panzalla. Quel giorno come tante altre persone del posto erano in un rifugio scavato sotto casa, quando si videro arrivare i tedeschi che si erano posizionati in una vicina fattoria. Qualcuno parlava l’italiano meglio di loro”.
Come arrivarono i tedeschi a sapere dove si rifugiavano?
“Si dice che furono accompagnati da una spia”.
Una volta catturati furono subito uccisi?
“Sicuramente l’intenzione era di portarli alla fattoria. Durante il tragitto Pietro Stefanini, che aveva la pistola in dotazione ai vigili urbani, si deve essere ribellato. Così fu ucciso insieme al suo cane, che li stava seguendo. Dina sembra abbia tentato di scappare. Fu ritrovata nel pomeriggio poco distante dal corpo del marito, era nuda. Probabilmente subì violenze da parte dei tedeschi prima di essere uccisa”.
Le notizie dell’uccisione dei coniugi sono frammentarie, questa è la versione che Raffaello Ferrini ha sentito raccontare negli anni dai familiari.
A fornirci indicazioni più precise è il commissario della polizia municipale di Firenze Marco Vitale, presente alla commemorazione.
Che ci spiega che nell’ottobre 2004, in occasione del 150esima anniversario della costituzione del Corpo, è stato scritto un prezioso volume, “Il Corpo di Polizia Municipale di Firenze. Dai Lorena all’Italia Repubblicana” di Paolo Pieraccini (Editore Pagnini).
Qui, nelle 381 pagine di cui è composto, è ricordato in diverse circostanze il maresciallo Pietro Stefanini, che ebbe modo di distinguersi in diverse operazioni di servizio.
Nei primi anni Trenta nasce la squadra motociclisti e nel 1932 il reparto fu affidato proprio al maresciallo Stefanini.
Interessante è la descrizione degli ultimi giorni dei due coniugi che si erano trasferiti dal loro quartiere, Ponte di Mezzo a Firenze, alla casa di campagna di Panzalla (acquistata nel 1939), non lontano da San Polo.
Spinto dall’impeto antifascista della moglie, anche il maresciallo diede il suo contributo all’attività partigiana della Brigata Sinigaglia. Il suo continuo andirivieni da Firenze a San Polo, in divisa e con la moto di servizio, non dava sospetti.
Il maresciallo oltre a fornire notizie di ogni genere per gli uomini della Sinigaglia, faceva pervenire alla brigata anche materiale sanitario e medicinali.
Durante gli ultimi giorni di luglio, a causa del deteriorarsi della situazione e dei violenti screzi che la moglie Dina aveva avuto con alcuni militari tedeschi (e con uno strano personaggio che si era stabilito in una villa a San Polo), Stefanini si trasferì definitivamente a Panzalla.
Alcuni abitanti del luogo sono sicuri che possa essere stato proprio quello strano personaggio, che viaggiava di continuo nei dintorni con il calesse armato di fucile mitragliatore, ad avvertire i tedeschi delle attività svolte dai coniugi Stefanini in favore dei partigiani.
Così il 3 agosto 1944, in un bosco adiacente alla località di Villa Fabbroni, cadevano trucidati da soldati tedeschi Dina Buoncristiani e Pietro Stefanini.
Per la prima volta siamo anche in grado, sempre grazie al commissario Marco Vitale, di vedere i volti dei due coniugi uccisi, foto gentilmente concesse dall’archivio della polizia municipale di Firenze.
Il 2 agosto scorso il sindaco Paolo Sottani, all’inizio del suo discorso, ha ricordato Roberto Carnasciali, dell’associazione Caduti e dispersi in guerra, sempre presente in tutte le commemorazioni, venuto a mancare alcune settimane fa.
Abbiamo raccontato questa storia soprattutto grazie Corpo di polizia municipale di Firenze: al commissario Marco Vitale, al comandante Giacomo Tinella, al fotografo Massimo Calamai. E a Raffaello Ferrini, nipote di Dina Buoncristiani.
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