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martedì 27 Settembre 2022
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    Opinioni strettamente personali su “Report” dell’11 novembre: quantomeno… surreale

    Quelle che seguono sono opinioni strettamente personali, anche per questo motivo il testo "corre" in corsivo: lo vogliamo rendere evidente perché, ovviamente, è cosa ben diversa dallo scrivere (e quindi leggere) un articolo di cronaca.

     

    Devo dire che la puntata di "Report" andata in onda lunedì 11 novembre mi ha lasciato abbastanza interdetto: per usare un eufemismo.

     

    "A.A.A. Patrimonio Svendesi": questo il titolo (quindi la traccia, il tema forte) del videoservizio di dodici minuti e dieci secondi (se non l'avete visto lo trovate cliccando qui). La notizia è, in sintesi, quella di una parte di patrimonio italiano che sta scivolando in mani straniere.

     

    E in questo contesto è andato a inserirsi un capitolo sul Chianti. Analizzato su due livelli: la "vendita" degli immobili di alto pregio (le case e le ville); la vendita di un'azienda agricola del territorio grevigiano a un imprenditore cinese.

     

    Sinceramente, vivendo in questo territorio da 37 anni e occupandomene (dal punto di vista giornalistico) da dodici, mi è parso solo che si volesse cercare di creare una notizia dove non c'è. Punto.

     

    Primo, la vendita delle case coloniche: case da un milione di euro in su che spesso passano da mani straniere… a mani straniere. Case lasciate dai contadini negli anni dell'abbandono delle campagne, rilevate spesso da stranieri (in particolare del nord Europa) negli anni Sessanta e Settanta. Se proprio si vuol essere precisi questo patrimonio… è stato svenduto da tempo.

     

    Capitolo acquisto azienda vitivinicola di Greve in Chianti da parte di un imprenditore cinese (con tanto di intervista alla moglie del nuovo manager dell'azienda, al proprietario del Castello di Verrazzano Luigi Cappellini, al sindaco di Greve in Chianti Alberto Bencistà, al "miglior potatore grevigiano" al quale viene chiesto come ci si trova a lavorare con… sti cinesi. Mah…).

     

    Qui veramente alzo le mani: qui parlare di svendita di patrimonio è operazione a mio parere molto ardita. Pretestuosa.

     

    Per mandare avanti un'azienda agricola nel Chianti Classico (ne ho visitate oltre 40 in due mesi a inizio anno) servono investimenti continui e grande disponibilità di capitale. Anche per quelle più piccole: macchinari, marketing, manodopera… .

     

    Da anni imprenditori svizzeri, russi, grandi gruppi americani, australiani, investono nel nostro territorio. Adesso è arrivato il primo cinese.

     

    E, a differenza di imprese di altro tipo potenzialmente trasferibili all'estero dopo averle rilevate (ad esempio nel settore della pelletteria, della meccanica di precisione), questo pericolo sul vino proprio… non si pone.

     

    E allora che sia italiano, cinese, russo, spagnolo, l'importante è che l'imprenditore sia serio, che dia lavoro buono (con tutte le tutele) e che rispetti il territorio. Che ha le sue regole.

     

    "Dispiace che non ci sia l'italiano" dice Milena Gabanelli alla fine del servizio. Dispiace ache a me, se l'italiano in questione fosse imprenditore serio e capace… .

     

    A me pare che parlare di territorio in svendita in questi casi rasenti davvero il surreale. Opinione ovviamente personale, se volete ditemi pure le vostre. Sarà un piacere confrontarsi, come sempre.

    di Matteo Pucci

    © RIPRODUZIONE RISERVATA

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