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domenica 25 Settembre 2022
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    Intervento-sfogo dell’insegnante di scuola media Lorella Rotondi nei confronti delle prove INVALSI

    GREVE IN CHIANTI –  "Non voglio appartenere ad una generazione che non riconosce un altro Van Gogh": un grido d'allarme, una riflessione su quella che definisce la "(stra)ordinaria follia delle prove INVALSI".

     

    A parlare è Lorella Rotondi (in foto), insegnante di scuola media. In periodo di esami ha deciso di prendere carta e penna (o meglio… la tastiera del pc) e mettere nero su bianco il suo pensiero sulle prove INVALSI per i ragazzi di terza media.

     

    "Credo che le prove INVALSI – dice Rotondi – siano stato un ottimo strumento di valutazione e che abbiano consentito agli insegnanti di riflettere sul proprio operato professionale in italiano e matematica. Sostanzialmente, riferendomi alle discipline che insegno, cioè Lettere alla scuola secondaria di I Grado, il monitoraggio del mio operato mi ha consentito negli anni di “aggiustare” il tiro per quanto riguarda la logica che governa la comprensione del testo e la puntuale risposta grammaticale che spesso accompagna queste prove".

     

    Insomma, non aveva chiuso subito la porta di fronte a questo metodo di valiutazione: "Le ho accolte con curiosità e solo all’inizio (fui fra i docenti che “sperimentarono” l’INVALSI prima della somministrazione nazionale!) con qualche perplessità, ma solo per una questione “umanistica”: tutto ciò che mi sembra appartenente alla cultura “americana”, diciamo, è così lontana da noi, così rapida ed efficiente da farmi temere che in tanta rapidità ed efficienza mi scappi, a me docente formato “umanisticamente”, un possibile Van Gogh e non vorrei di certo perdermelo fra un test e l’altro".

     

    "Credo in questi anni – continua Rotondi – di aver insegnato “a leggere e a scrivere” a tanti allievi che oggi leggono e scrivono meglio di me e questo è il compito, a mio avviso,  di un docente: formare, trasmettere, in-segnare, “abilitare”. Bene. Ho creduto che le prove INVALSI, puntando sulla logica, sostanzialmente, sull’attenzione e sull’autocontrollo potessero davvero contribuire ad una “cittadinanza europea” dei nostri allievi, insieme all’apprendimento delle lingue e dell’informatica".

     

    Però qualcosa è accaduto in questa sessione d'esame: "Con le somministrazioni di ieri mi allineo, ahimè, a molti colleghi che da anni si battono contro la somministrazione dell’INVALSI con considerazioni di tipo pedagogico o sindacale-economico o altro. Argomentazioni che da oggi ascolterò con puntuale attenzione, non solo per una rinvigorita “coscienza di classe”, ma perché da docente formato e informato, obbediente da anni al contratto di lavoro che mi lega al mio Stato, uno Stato che amo e rispetto e di cui amo i figli propri e adottivi e affidati, tutti inclusi in una didattica che applico da sempre". 

     

    Dice ancora Rotondi: "Colui che si è formato e informato, fatte le dovute eccezioni, all’umanesimo italiano è inclusivo “per natura” e per scelta etico- pedagogica con tutto il carico di lavoro che questo ha comportato, comporta e comporterà. Cosa dunque mi ha sdegnato di queste prove INVALSI? C’era una prova visuo-spaziale così disorientante e posta ad inizio di fascicolo in matematica che era in grado di inficiare tutto il seguito. Certo, si dirà, ma sono state organizzate in 5 modalità, per i DSA si scelga la prova più adatta. Bene non tutti fuori dalla scuola sanno che si apre il contenuto solo davanti ai ragazzi e che i fascicoli sono di 5 tipologie differenti  e che vanno distribuiti considerando una “zona di bonifica”, cioè di resa impossibile la copiatura. La prima preoccupazione da assolvere è stata questa".

     

    "Distribuiti, dunque, le 5 modalità di test INVALSI di matematica – sostiene – e data lettura delle modalità di svolgimento parte il cronometro dei 75 minuti + 15 per i DSA. Poi si passa tra i banchi per vigilare e per pesare i sospiri dei ragazzi, se giustificabili o meno. Ebbene solo allora ,nel mio caso docente di Lettere che somministra Matematica, mi accorgo di questi impegnativi esercizi “trappola” per gli allievi DSA che solo chi non ha mai lavorato su/con/ per questi ragazzi poteva formulare. E non avevo modo di rimediare. Il cronometro era partito e così la liturgia dell’INVALSI"

     

    "Arrivato il momento della somministrazione dell’italiano – continua – ancora trovo la scrittura dei brani allineata, lunghi, non ingrandita, con una richiesta continuativa di concentrazione di 75 minuti + 15 per i DSA che è insostenibile con soli 15 minuti di riposo dalla prima prova assolutamente scoraggiante di matematica. Hanno dato il meglio di sé? Forse o forse chi formula le prove le calibra su situazioni “campione” davvero opinabili".

     

    "Avrei molto altro da dire – conclude Rotondi – La correzione (faticosissima perché appena si entrava in automatismo bisognava “resettarci” per la modalità 2, poi 3, poi 4, poi 5 nell’arco di pochi secondi), l’inserimento nella maschera dei dati (così rigida che ha fatto lavorare i docenti di Lettere 12 ore con una pausa di 2 ore; sono stati i primi ad entrare, dato che somministravano Matematica e gli ultimi ad uscire , poiché i secondi obbligatoriamente a inserire nella maschera), ma in tempo di BES mi premeva invitare al dialogo tutti coloro che pensano a noi docenti da lontano. Pensate bene a noi e bene ai ragazzi e bene fra voi poiché ci sembra che molto sia frutto di aree tra loro non in contatto e “rette parallele” non si incontrano mai. Intanto io non voglio e lo ribadisco appartenere ad una generazione che non riconosce fra i suoi allievi un altro Van Gogh. A voi, a tutti voi signori delle crocette sui test, libera scelta".

    di Redazione

    © RIPRODUZIONE RISERVATA

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