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venerdì 7 Ottobre 2022
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    Il macellaio di Panzano, un racconto davvero incredibile e la voglia di trovare dei testimoni

    PANZANO (GREVE IN CHIANTI) – Dario Cecchini ci accoglie nella sua macelleria di Panzano in Chianti con la consueta stretta di mano: in sottofondo rock pesante, gli AC/DC. E una considerazione: "Basta con queste storie della crisi, del buio, del futuro nero: io ho una grande convinzione, solo il romanticismo… può salvarci".

     

    E, come sempre, dall'enunciazione passi ai fatti. Raccontandoci una storia che intreccia guerra, storia, passione: "Tempo fa – esordisce Dario – mi sono imbattuto in una storia che non conoscevo e che subito mi ha incuriosito e commosso. Adesso mi sto documentando per saperne di più".

     

    Dario, oltre ad essere un macellaio e un imprenditore che dà lavoro a decine di persone, è anche un curioso della vita. Legge, sfoglia, ascolta.

     

    "So che negli anni dal 1934 al 1938 – prosegue nel suo racconto – provenienti da Paesi dell'est europeo (Germania, Polonia) dove già la discriminazione razziale si faceva sentire, gruppi di giovani ebrei, quasi sempre studenti di estrazione borghese, vennero in Italia per imparare l'agricoltura dai nostri mezzadri".

     

    Perché, racconta ancora Dario, "il loro ideale era di trasferirsi poi, veri pionieri, nella Terra Promessa, la Palestina, che allora era sotto protettorato inglese. La prima colonia agricola, l"achsiarà", fu proprio da noi, presso la Fattoria di Ricavo nel comune di Castellina in Chianti. Solo alcuni gruppi, nei primi anni riuscirono a raggiungere la Palestina. Purtroppo nel 1938, anche in Italia entrarono in vigore le famigerate leggi razziali, con quel che ne seguì".

     

    Dario è, da sempre, uomo che unisce: Paesi, culture, persone. "Subito – ci dice – mi è venuto il desiderio di celebrare questo ricordo tra Chianti e Israele, cercando una memoria orale dai discendenti dei coloni che insegnarono ai ragazzi e ragazze ebrei il lavoro dei campi, delle stalle, delle vigne. E rintracciare in Israele i discendenti dei giovani apprendisti che, applicando i rudimenti a più appropriate tecniche, sono riusciti a far fiorire il deserto".

     

    "Erano in Chianti – ricorda Dario – perciò appresero bene dai nostri contadini la coltivazione della vite e la vinificazione. E' da queste nozioni tramandate e aggiornateche trae origine lo sviluppo attuale, per qualità e produzione, del vino in Israele. Non sarà una cosa facile, la vita scorre, gli uomini si muovono e si avvicendano, ma spero di trovare umane storie tramandate, così da rendere viva una memoria che è storia".

     

    "Ho tanti amici in Israele – conclude Dario – e sono certo che qualcuno avrà voglia di aiutarmi, di essere coinvolto nella ricerca".

    di Matteo Pucci

    © RIPRODUZIONE RISERVATA

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