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mercoledì 28 Settembre 2022
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    Commosso lo storico presidente Bruno Giaconi, che li ha ricordati con passione e trasporto

    TAVARNUZZE (IMPRUNETA) – Cinquant'anni di vita, di storie, di persone e di famiglie. Cinquant'anni in cui tutto è cambiato, vissuti di corsa, in cui le cose conosciute fino al giorno prima diventavano vecchie il giorno dopo.

     

    Cinquant'anni iniziati con l'inaugurazione del luglio 1963 e celebrati oggi, sabato 7 settembre, con una giornata speciale: la casa del popolo di Tavarnuzze ha compiuto mezzo secolo di vita ed è un compleanno che fa bene al cuore.

     

    Il cuore, appunto. Quello che non manca a Bruno Giaconi, 84 anni, presidente da oltre quindici. Alla fine del suo discorso, commovente, ha salutato e annunciato la lettera con la quale si ritirerà dalla candidatura al prossimo rinnovo del consiglio.

     

    Applausi sinceri, convinti, commossi per un uomo che ha dato (e darà) tanto al circolo di via Gramsci. Che grazie a lui e a quelli come lui ha tagliato oggi questo prezioso traguardo. Un punto di partenza, non certo di arrivo: perché Giaconi, a differenza di tanti altri, anche di generazioni molto più "recenti" della sua, guarda sempre avanti.

     

    "Questo – ha detto Giaconi – è un circolo costruito da chi, come noi, aveva sofferto il fascismo e aveva ripreso la vita nelle proprie mani. Furono 16 a costituirlo, facevano parte di due partiti della sinistra ma decisero che fosse il popolo di Tavarnuzze il vero proprietario. Insieme a 450 lavoratori diedero il loro tempo libero, per circa 3 anni, affinché i loro figli e i loro nipoti avessero un luogo per passare il loro tempo, le loro vite".

     

    "Il mio – ha detto con le lacrime gli occhi – è un doveroso omaggio a tutti: alle 70mila ore di lavoro gratuito, ai 7 milioni e mezzo di lire di sottoscrizioni. Fu bello, perché entusiasmo e sudore si erano dati la mano per lavorare insieme. Si iniziò, anche come simbolo, il primo maggio: uomini di umili origini misero a frutto la loro creatività costruendo un edificio di 3mila metri quadri. Le gettate di cemento le facevano anche di notte, mamme, moglie e figlie che portavano vino e acqua, a mezzanotte la pastasciutta".

     

    "Credo di aver ricevuto molto – ha concluso annunciando il suo addio alla presidenza – ma credo anche di aver dato molto: questa casa l’ho sentita come mia, a volte anche più di quella che ho abitato con la mia famiglia".

     

    A celebrarlo è arrivato anche il segretario metropolitano del Pd, Patrizio Mecacci: "Secondo me bisogna fare di queste esperienze un valore per il futuro. Di sicuro è cambiato tutto, siamo anche costretti a misurarsi con novità continue, stare su tanti terreni diversi in particolare dal punto di vista della comunicazione. Ma se perdiamo la capacità di stare in mezzo alla gente, di costruire la politica tentando di cambiare la vita concreta delle persone giorno dopo giorno, perdiamo la spinta che la sinistra deve avere".

     

    "Se in questi anni mi rimane addosso qualcosa di concreto fatto mentre ho fatto politica – ha ammesso – penso ai doposcuola per chi non aveva soldi per le ripetizioni, i corsi di inglese alla casa del popolo di San Casciano, di italiano per stranieri. Non dobbiamo pensare che le celebrazioni che facciamo rappresentino un finale: bisogna andare incontro alle problematiche di oggi, alle diseguaglianze. Se la politica torna a confrontarsi con la concretezza della vita delle persone torna anche alla partecipazione. Si parte dalla concretezza e dalla dedizione".

     

    "Io – ha proseguito il sindaco di Impruneta Alessio Calamandrei – penso che i circoli, così come tutti i punti di aggregazione sul territorio, siano fondamentali per fare comunità. Uno degli "spot" della mia campagna elettorale era il fare squadra. E dobbiamo farlo su tutto. A volte pensiamo che si possa superare il dialogo a quattr’occhi, ma non è così. I circoli hanno portato tante possibilità di crescita, corsi di ogni tipo, associazioni che sono intrinsecamente legate al loro territorio".

     

    "A Tavarnuzze – ha concluso – basta pensare all’attività del laboratorio di teatro Vieniteloracconto. Cercare di andare avanti tutti insieme vuol dire fare una politica di centrosinistra. Vuol dire stare fra la gente, ascoltare, farsi vedere. Non si riesce a dare tutte le risposte positive, ma vanno date. Se dico no va spiegato il perché, motivato. Il volontariato è un altro segnale che dimostra la vitalità di un paese: va aumentato questo coefficiente di valorizzazione della cosa comune".

     

    Prima delle conclusioni della presidente provinciale dell'Arci, Francesca Chiavacci, la parola è passata in platea. Dove spiccavano anche tanti ex sindaci ("Superstiti" li ha definiti Giaconi strappando una risata generale) ed ex presidenti della casa del popolo.

     

    "Questo è un momento importante – ha sottolineato Lillian Kraft, segretaria del Pd di Tavarnuzze – una cerimonia da enfatizzare. Riflettere su un percorso lungo 50 anni è doveroso e arricchisce. Questa è nata come casa del popolo, parteciparono le forze politiche senza essere prevaricanti. Il Pd fa lo stesso: partecipa ma cercando di non identificarci troppo. Lo stesso partito si sta interrogando sulla propria identità: mi sento di fare un appello, dicendo che va bene l’apertura ma cerchiamo di caratterizzarci. Dobbiamo essere aperti ma non a tutto e a qualsiasi cosa".

     

    Una di quelle che hanno fatto la storia recente del circolo è senza dubbio Paola Coppini, dell'associazione Vieniteloracconto: "Io – ha detto – mi sento orfana di una sinistra che non esiste più, che ha bisogno di identificarsi. Vengo da una famiglia in cui il mio babbo aveva la tessera del Pci dal 1945. Ora mi sento orfana, mi sembra si siano smarriti die punti chiave: se ho mantenuto questa fede forte, anche se mi sono allontanata dalla politica, è per il fatto di aver lavorato da 30 anni con i ragazzi, sedici di rassegne in questo circolo. In questi anni abbiamo avuto anche forti oppositori, facendo politica con la formazione e la cultura, anche dentro gli stessi consigli. Solo con la formazione e la cultura si risollevano i circoli: è un qualcosa di sinistra".

     

    Un altro ex sindaco arrivato a rendere omaggio al circolo e a Giaconi è stata Maria Capezzuoli: "Sono qui con piacere come tanti di noi. Per chi ha fatto il sindaco i circoli sono sempre stati fondamentali. A Impruneta ce ne sono tantissimi, una realtà associativa importante. Questo di Tavarnuzze ha sempre lavorato moltissimo sul territorio, consentendo a tante generazioni di giovani di crescere e di avvicinarsi a un mondo che sempre più si sta perdendo. Tutelare la presenza di questi circoli sul territorio non è mai stato facile neanche per i Comuni: devono continuare a crescere e noi dobbiamo aiutarli".

     

    Poi Ida Beneforti, sindaco fino al maggio scorso: "Il circolo vuol dire fare politica facendo formazione, anche divertendosi. Non è la politica attiva lasciata al partito, ma la creazione di rapporti sociali e di solidarietà. Nei circoli spesso c’è uno spirito di unità che, purtroppo, è scomparso dal Pd. Con Bruno Giaconi questa casa del popolo ha fatto passi da gigante: ha abbatutto le barriere architettoniche, ha fatto il tetto fotovoltaico sostituendo l’eternit. Se si deve fare spazio ai giovani questi devono imparare molto da persone come Bruno Giaconi".

     

    A dire grazie anche Andrea Mini, presidente della Pubblica Assistenza di Tavarnuzze: "Noi lo scorso anno abbiamo festeggiato 25 anni di attività. I nostri primi soci fondatori chiesero la possibilità di occupare un piccolo spazio alla casa del popolo, per iniziare. Dico quindi grazie a chi ci dette lo spazio per iniziare".

     

    La conclusione, prima del pranzo collettivo magistralmente cucinato dai volontari, di Francesca Chiavacci: "Dobbiamo prendere atto del mondo come è oggi. Il tema è del mondo che cambia e che bisogna fare altre cose. Per le case del popolo il tema principale, e lo dico con orgoglio, è quella missione precisa che ha, e non è scaduta. Un tema, quello delle case del popolo, rispetto al quale spesso il centrosinistra è schizofrenico, magari rappresentiamo il capro espiatorio di colpe che nascono altrove".

     

    "E' difficile – ha ammesso – chiedere un impegno generale al volontario: magari mandiamo 700 ragazzi nei campi confiscati alla mafia, per un obbiettivo preciso, ma poi è difficile portarli dentro la casa del popolo. Forse il centrosinistra, le case del popolo, sottovalutano la portata culturale del cambiamento in atto da tempo: tenere in piedi un teatro è una forma di resistenza culturale, tenere aperto un circolo è fare qualcosa per la propria comunità".

     

    "Il comitato di Firenze – ha concluso Chiavacci – affilia 258 circoli: storicamente nella Toscana si è deciso di non chiudere le piccole strutture delle piccole frazioni. Mantenere questo presidio sul territorio è un impegno non da poco. E ogni circolo deve garantirsi la sopravvivenza con le diverse modalità che sceglie per andare avanti. Siamo orgogliosi di rispecchiarlo il territorio: alla fine riuscire a realizzare concretamente delle azioni vuol dire anche vedere le tante persone che, in questi giorni, sono venute ai circoli a chiedere la bandiera della pace. Questo è fare politica. A volte anche solo stare aperti in certe zone della nostra provincia è fare qualcosa".
     

    di Matteo Pucci

    © RIPRODUZIONE RISERVATA

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