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lunedì 5 Dicembre 2022
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    Le riflessioni di uno dei fondatori di Indignamoci all’indomani della rottura del Pd con Sel

    La decisione del Pd di Impruneta di rompere le possibilità di allenza con Sel è stata appena presa, ma già iniziano ad arrivare le prime reazioni su quella che è destinata a diventare la "mossa>" che acaratterizzerà le prossime elezioni amministrative di maggio.

     

    A far sapere la sua è Giuseppe Aglietti, uno dei fondatori del movimento Indignammoci. Che al pari di Sel e Psi aveva sottoscritto l'accordo del 17 dicembre 2012 con il Pd (in foto sopra), che oggi è ormai carta straccia: "Dicono che la cancellazione dell'accordo è passata 19 a 10 – sottolinea Aglietti – A me interesserebbe sapere chi ha votato a favore della mozione. Sarebbe un tassello importante da inserire nella mappa del potere che ho disegnato. E' questo un suicidio annunciato e fortemente voluto. A livello locale come a livello nazionale. Sarebbe la prima amministrazione toscana vinta dai cinque stelle. Congratulazioni al Pd!".

     

    "Quello che è accaduto nelle consultazioni generali – spiega Aglietti – rischia di riproporsi, in piccolo, alle prossime elezioni comunali. Gli errori sono sempre quelli che hanno fin qui impedito alla sinistra di governare salvo per pochissimi anni e nemmeno tanto proficuamente. Una classe dirigente sclerotica, un attaccamento a parole d’'ordine vetuste, una sudditanza verso ideologie radicali o massimaliste, una sottovalutazione degli avversari, una supponenza di stile dalemiano e, allo stesso tempo, l’'occupazione di poltrone di sottogoverno e l’'ingordigia di potere economico".

     

    "Alcuni di questi ingredienti – prosegue – si ritrovano nel Pd imprunetino che, invece di aprirsi a persone e idee nuove, magari con maggiori capacità di gestione, si è arroccato nel fortino del potere riproponendo gli stessi metodi di governo e gli stessi personaggi che hanno già dato prova modesta di sé. L'’arroganza con cui è stato cancellato l'’accordo con altre forze della sinistra è solo pari alla paura di perdere le primarie di coalizione".

     

    "Un esempio di questo atteggiamento – continua Aglietti – mi è fornito dal solito esponente Pd di area clericale. In relazione ai risultati delle primarie Pd che hanno visto, nelle regioni governate dalla sinistra, una netta prevalenza di Renzi rispetto al candidato dell’'apparato cioè Bersani, ho commentato che la richiesta di rinnovamento in senso “renziano” era evidente e che avrebbe dovuto riflettersi anche nell’'apparato e nella conduzione del partito. Mi è stato risposto che se gli elettori vogliono contare nella scelta delle persone e delle politiche, dovrebbero iscriversi al partito. Risposta ineccepibile. Purtroppo per il Pd, gli elettori non si sono iscritti e hanno votato altri partiti, forse meno responsabili ma più attenti agli umori e alle esigenze della gente".

     

    "Forse – e qui probabilmente Aglietti fa appello a quei dieci che in unione comunale hanno votato contro la rottura con Sel – è il caso che le forze desiderose di rinnovamento all’'interno del Pd facciano sentire la propria voce, forzando le pastoie di regole che sembrano fatte apposta per conservare il vecchio e scoraggiare le idee discordanti. Altrimenti il solito sistema delle scatole cinesi consentirà a qualcuno, con il controllo di poche tessere, di gestire un intero partito “di popolo” o un’'amministrazione locale".

     

    "Come Bersani – conclude – nemmeno i dirigenti Pd di Impruneta sembrano aver tratto le conseguenze di questa sconfitta auto-inflitta e, caparbiamente, insistono nel cercare di comandare contro tutto e contro tutti. Forse a Impruneta nemmeno potranno provarci se, come tutto lascia pensare, il MoVimento 5 Stelle riuscirà a coagulare il malcontento degli imprunetini e l’'opposizione di tutti gli altri partiti e movimenti".

    di Redazione

    © RIPRODUZIONE RISERVATA

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