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sabato 1 Ottobre 2022
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    Anche la Filca-Cisl si unisce all’appello lanciato da Fillea-Cgil e lavoratori

    IMPRUNETA-GREVE – Anche la Filca-Cisl, assieme alla Fillea-Cgil e ai lavoratori del comparto del cotto, chiede aiuto alla Regione Toscana: “Ma bisogna far presto, nel 2001 gli addetti del settore erano circa 550, nel 2013 siamo poco sopra 150 unità. Bisogna promuoverlo sui mercati internazionali che tirano”.

     

    "Sia la Regione Toscana a farsi carico della pesantissima situazione del settore del cotto fiorentino, aprendo un tavolo di crisi ad hoc, perché solo la Regione ha gli strumenti per intervenire efficacemente, promuovendo questa nostra eccellenza sui mercati esteri. Ma occorre fare in fretta o perderemo del tutto una delle lavorazioni tradizionali del nostro territorio”.

     

    E’ il grido d’allarme, che è anche un appello al Governatore Enrico Rossi e all’assessore Gianfranco Simoncini, della Filca-Cisl della Toscana. Un allarme-appello che va ad unirsi a quello lanciato pochi giorni fa dai lavoratori e dalla Fille-Cgil (clicca qui per leggere l'articolo).

     

    “La Regione – dice Ottavio De Luca, segretario regionale della Filca toscana – deve essere coinvolta in prima persona perché ha gli strumenti, le sedi e le risorse per creare un contatto credibile con i paesi esteri e promuovere iniziative utili a far conoscere i nostri prodotti, in Italia e all'estero, visto che il mercato toscano è sostanzialmente fero, puntando in particolare verso i paesi con il Pil a due cifre. Serve una robusta operazione di marketing, coinvolgendo le istituzioni locali, gli Ordini professionali, gli imprenditori dei paesi del BRIC, dell’est asiatico e del sud America dove ancora si costruisce”.

     

    “Parallelamente – prosegue De Luca – è necessario fare formazione continua per i lavoratori, sia per quelli ancora attivi, sia per quelli che usufruiscono degli ammortizzatori sociali, per tenerli aggiornati e pronti a rientrare nel sistema produttivo. Infine bisogna investire puntando sull'innovazione tecnologica e sulla ricerca per sviluppare nuovi prodotti come è stato con la scoperta delle ‘pareti ventilate’ che ha permesso ad alcune aziende importanti di non morire.”

     

    La crisi del cotto ha seguito quella dell'edilizia (che solo a Firenze ha perso il 40% degli addetti) con tante aziende che hanno chiuso e altre che rischiano: nel 2001 gli addetti del settore erano circa 550, nel 2013 siamo poco sopra 150 unità.

     

    “Un settore in crisi nerissima – dice Stefano Tesi, responsabile della Filca-Cisl di Firenze – con tanti operai che hanno perso il lavoro e molti che nel 2014 finiranno gli ammortizzatori sociali; e anche chi ancora lavora vede nebbia nel proprio futuro”.

     

    “Agli imprenditori – aggiunge Tesi – chiediamo di rinnovarsi per sviluppare un altro modo di fare imprenditoria e stringere una maggiore collaborazione fra impresa e lavoratori. Alle istituzioni chiediamo di abbandonare gli appalti al massimo ribasso, che incide sia sulla sicurezza dei lavoratori sia sull'utilizzo di materiale di scarsa qualità. Bisogna invece puntare sull’offerta maggiormente vantaggiosa, che consentirebbe anche, nella scelta dei materiali, di promuovere i prodotti del territorio.”

     

    “Il 16 ottobre – conclude – abbiamo avuto un incontro con il presidente della Provincia di Firenze Andrea Barducci e con tutti gli attori del settore del cotto per cercare insieme vie d’uscita dalla crisi; il 7 novembre abbiamo incontrato la Commissione Lavoro della Provincia. In quelle sedi abbiamo sollecitato i nostri interlocutori a coinvolgere la Regione. Ora ci rivolgiamo direttamente a Palazzo Strozzi-Sacrati, perché i giorni passano e la situazione per il cotto si fa sempre più disperata: non possiamo perdere più tempo”.

    di Redazione

    © RIPRODUZIONE RISERVATA

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