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lunedì 8 Agosto 2022
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    Da Cervia a Marina di Bibbona in Graziella, i “magnifici 3” sono arrivati! In 28 ore e… senza mai dormire

    L'imprunetino Gianni Pantiferi ci racconta questa impresa, che ha messo insieme amicizia, goliardia, un po' di sana incoscienza

    IMPRUNETA – Una vera e propria impresa, “di quelle – ci dice l’imprunetino Gianni Pantiferi – che quando arrivi dici… mai più!”.

    Tre uomini e tre… Grazielle, le mitiche biciclette del secolo scorso. Per oltre 300 km da mare a mare.

    Sono partiti, infatti, da Cervia, venerdì sera. E sono arrivati, 27 ore e 59 minuti dopo, sulla sabbia di Marina di Bibbona: dall’Adriatico al Tirreno no-stop, senza mai fermarsi a dormire.

    # Tre uomini sulla… Graziella, dall’Adriatico al Tirreno: c’è anche un imprunetino

    Avevano preventivato 30 ore, ne sono state necessarie un paio in meno: “Ma – ci racconta ancora Gianni – la nostra era un’impresa goliardica, non certo pianificata al millesimo, dal punto di vista sportivo”.

    Certo, Gianni, di Impruneta, Simone Neri di Signa e Giovanni Donati di Peccioli, sono allenati. Fra chi va regolarmente in bicicletta e chi, addirittura, corre le maratone.

    Ma l’idea che si sono messi in testa non era certo facile da realizzare.

    Ce la facciamo raccontare dalla viva voce di Gianni Pantiferi, mentre si sta riposando nel campeggio di Marina di Bibbona dove, insieme a Simone e Giovanni, sono vicini di piazzola. Nasce da lì il “team Graziella”.

    “Come è andata? Come si si aspettava – risponde sorridendo – Direi devastante e… da non rifare. Del resto adesso, come quando tagli il traguardo di una maratona, è il momento in cui si dice che non lo farò mai più in vita mia”.

    Ci racconta come si sono preparati: “Le biciclette ce le siamo fatte da noi – dice – Si sono prese dal disfacimento, si sono modificate mettendo un po’ di rapporti”.

    Fra le foto che ci ha inviato durante il percorso, una ritraeva uno dei mezzi tenuto insieme con… il nastro adesivo: “Si era spaccato il telaio – spiega – si era scollato, dissaldato, mentre eravamo su per il Passo della Colla”.

    All’avventura insomma: “L’abbiamo tenuto insieme con stracci e nastro adesivo – aggiunge – poi sabato, all’una, siamo andati a saldarla in una autofficina a Borgo San Lorenzo”.

    Ma non è stato l’unico imprevisto tecnico: “Per fortuna avevo portato una chiave speciale, che non serve mai, ma che dopo 10 km è stata fondamentale. Se non c’era quella, non eravamo neanche partiti”.

    “Fino a Borgo San Lorenzo – dice ancora Gianni – abbiamo avuto soprattutto inconvenienti meccanici. Dopo, solo e soprattutto stanchezza: non si arrivava mai”.

    Anche dal punto di vista nutrizionale i tre hanno pensato più alla goliardia: “Come ci siamo alimentati? Al ristorante – risponde Gianni – Avevamo una barretta che abbiamo mangiato nella notte. Poi, via di colazioni, pranzo, pizza a cena . L’ultima l’abbiamo fatta a Calcinaia”.

    “Ci abbiamo messo poco meno delle trenta ore che avevamo preventivato – ammette – ma le ultime 4-5 ore non sono state facili. Se la fai a tappe, magari di 100 km, vai tranquillo, puoi fare anche l’Italia da nord a sud; ma farne 300 no stop, senza dormire mai, è complicatissimo”.

    Anche perché, tiene a dire, “noi fino al venerdì mattina avevamo lavorato, io domani vado a lavorare. Siamo partiti il venerdì, da Firenze, con il treno delle 17.40 caricando le bici; a Cervia abbiamo cenato, ci siamo cambiati mentre pioveva a dirotto, in spiaggia, e siamo partiti verso le 23”.

    Una traversata in largo del nostro Paese, nel luglio più torrido della storia, ma partendo sotto il diluvio in riviera romagnola.

    E, conclude Gianni sempre con il sorriso, “trovando pure una sorta di tornado a Le Croci di Calenzano. Ma lì eravamo a mangiare, e lo abbiamo guardato… gustandoci quel che c’era in tavola!”.

    @RIPRODUZIONE RISERVATA

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