IMPRUNETA – "Ho votato favorevolmente ai tre piani attuativi descritti nell'articolo dal Gazzettino del Chianti perché si inseriscono bene nel nostro territorio, ed il dimensionamento è contenuto: la somma delle volumetrie di questi tre piani attuativi rappresenta solo il 35 % di quella prevista nell' area Pesci-REF".
# ARTICOLO / Sedi dei rioni, il consiglio comunale approva due piani per Sant'Antonio e Sante Marie
Lo dice il consigliere comunale di Obbiettivo Comune Roberto Viti, che ricostruisce il suo voto favorevole e fa alcune riflessioni più generali su un tema, quello delle aree rionali, sempre al centro dell'agenda politica imprunetina.
"Nel Piano attuativo previsto nell'area dell'Ulivo della Madonna – prosegue Viti – (1.000 mq di superficie utile lorda) è stabilito che chi edificherà le case dovrà costruire sul cantiere del rione Sant'Antonio un capannone di 24 m x 12,5 m con un'altezza minima di 4 m ed una massima di 5 m".
"Non mi piace questa soluzione – rilancia Viti – che implicherebbe anche che i carri non trovano più un soddisfacente posizionamento nel cantiere. Inoltre dovrebbe essere demolita l'attuale baracca di 69 mq. Ho presentato, ed è stata accolta, una integrazione che ipotizza che la rivisitazione di questo progetto e che si possa conservare l'attuale baracca".
"Anche la giunta comunale – rimarca – si è espressa favorevolmente a questo indirizzo progettuale che dovrà (mi auguro) essere recepito con atti formali. Quello che invece mi é piaciuto è stato il progetto del cantiere delle Sante Marie nel quale sono presenti vari edifici (sartoria, bar, magazzino, rimessaggio carri) che risultano funzionali ed anche ben integrati per l'attività del rione. Questo intervento è all'interno del Piano attuativo che prevede l'edificazione di 1.200 mq di S.U.L. tra il Parco della Rimembranza e via di Fabbiolle".
"Colgo l'occasione – prosegue Viti – per fare qualche considerazione di carattere generale sulla questione dei cantieri dei rioni. Quando ero presidente del Comitato Rionale Imprunetino (da questo è nato l'Ente Festa dell'Uva) ritenevo che la realizzazione dei cantieri dei rioni dovesse essere una problematica che essi stessi risolvevano, nel senso che, con le notevoli potenzialità di manodopera e di progettualità che essi hanno, fossero loro a costruire i propri edifici".
"Il Comune – ricorda Viti – doveva solo provvedere a mettere a disposizione le aree dove si sarebbero potuti realizzare i cantieri. La costruzione della baracca del Sant'Antonio (costata al rione solo 14 milioni di lire nel 1994) fu un intervento in tal senso. Nel 1996 il Comitato Rionale Imprunetino voleva acquistare un terreno allora in vendita per il rione del Pallò. Fu il sindaco Maria Capezzuoli e l'allora presidente di quel rione che ritennero che doveva essere il Comune ad acquisire il terreno (poi chiaramente non se ne fece di niente). Dico queste cose per far capire come siano lunghi i tempi di risposta del Comune a queste problematiche. Proprio per questo è auspicabile che siano i rioni in prima persona ad agire senza che si aspetti la donazione del Comune".
"Naturalmente – dice ancora Viti – auspico che questa donazione arrivi a breve al rione delle Fornaci e visto che proprio in questi giorni sono iniziati i lavori per realizzare il capannone di 400 mq (vedi foto); credo che sia questione di qualche mese per vedere completata questa opera. E' utile però tenere presente che sono più di 20 anni che è stato approvato il progetto per fare le case e questo capannone".
Poi un pensiero anche al rione… verde, l'unico attualmente fuori Impruneta, nel cantiere di Nizzano: "Più problematica é la soluzione del rione del Pallò, che recentemente ha acquistato un terreno su cui conta di poterci realizzare le proprie strutture di cantiere. Siamo molto lontani dal vedere possibile questo intervento per la mancanza di strumenti urbanistici che ne consentano l'attuazione".
"Se poi si volesse legare ad altri piani attuativi questo intervento – spiega Viti – così come è stato fatto per il Sant'Antonio, le Fornaci e le Sante Marie, i tempi sarebbero ancora più lunghi. Ecco perché, almeno per il Pallò va ricercata una strada come quella che proponevo nel 1996 e come anche il rione sembra adesso ricercare. Si devono adottare quegli strumenti urbanistici che consentano un intervento diretto del rione senza aspettare altri piani attuativi che rinvierebbero la realizzazione dell' intervento a tempi lunghissimi".
"L'Ente Festa dell'Uva e il Comune – conclude il consigliere comunale di Obbiettivo Comune – dovrebbero poi trovare le forme per "compensare" le donazioni fatte agli altri rioni e non al Pallò. Questi erano gli indirizzi e le volontà del Comitato Rionale Imprunetino come risulta dal suo Statuto del 1994 che aveva (tra gli altri) i seguenti scopi: costituire un unico soggetto interlocutore nei confronti dell'amministrazione comunale e, ancora, sostenere le problematiche organizzative e strutturali dei singoli rioni".
di Redazione
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