IMPRUNETA – E' stanco Alessio Calamandrei. Stanco ma soddisfatto per quella che è stata una corsa ad ostacoli. Che si è chiusa domenica 29 aprile con 528 voti che lo confermano il candidato sindaco del Partito democratico alle prossime elezioni amministrative del 10 giugno.
Battuto di 52 voti lo sfidante, Matteo Aramini. Battuta quella parte di partito che, da quando lo stesso Calamandrei vinse nel 2013 contro Marco Pistolesi, non lo ha mai digerito.
Nel 2013 vinse con 92 voti di scarto (672 voti contro 580). Anche allora fu la sezione del capoluogo (anche se nel 2013 erano solo tre, stavolta erano sei) a portare la vittoria in dote a Calamandrei, che a Tavarnuzze perse di 7 voti.
Adesso però, a urne chiuse, la domanda è una: quale Pd ci sarà da domani? Con un segretario comunale, Stefano Bellacci, dimessosi prima delle primarie. Con potenziali rese dei conti interne che potrebbero portare ancora ulteriori danni alla stabilità dem all'Impruneta.
Calamandrei per adesso tira un sospiro. E dice poche parole. Molto chiare: "Il partito riparte da domani: almeno stasera godiamoci la vittoria".
"Ci sarà una mano tesa? Io non ho problemi – risponde con sicurezza – se non volevo tendere la mano non avrei fatto le primarie: se il sottoscritto non voleva tenere unito il partito queste primarie non si sarebbero fatte".
Poi lancia un messaggio: "Ora sta anche agli altri, che per la seconda volta hanno perso, visto che i nomi sono gli stessi. La volta scorsa da amministratori e questa volta da sfidanti dell'amministrazione".
"Facciano sapere – dice Calamandrei – una volta per tutte se hanno interesse a governare questo paese oppure no: ai cittadini delle beghe interne al partito non interessa niente".
"E' stata una bella sfida – riflette – impegnativa molto più di cinque anni fa. Essendo sindaco uscente era difficile, dopo aver governato e non essendo populista né sparando a zero su tutto e tutti, avere il consenso".
"Ringrazio tutti quelli che mi hanno votato – conclude – così come gli altri che hanno votato per Matteo Aramini. Siamo l'unico partito che fa decidere realmente ai cittadini. Oltre mille persone al voto sono un dato importante. Da non sottovautare e da valorizzare".
di Matteo Pucci
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