venerdì 29 Maggio 2020
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    Roberto Viti: Leopoldo Pasqui, Ferdinando Rossi. Le storie di un grande passato imprunetino

    Il consigliere comunale parte dalla consacrazione della Basilica di Santa Maria all'Impruneta per raccontarci alcune storie di persone e territorio. A dir poco interessanti

    IMPRUNETA – Riceviamo da parte del consigliere comunale di Obbiettivo Comune, Roberto Viti, questo interessante intervento a proposito

    La Basilica di Impruneta venne solennemente consacrata il 3 gennaio 1060 da Umberto di Silva Candita, legato Pontificio di Papa Niccolò II, ma le sue origini sono molto più antiche.

    Risulta infatti che la prima Pieve è menzionata in un documento del 774 come “plebe Sanctae Mariae in Penite” nel quale viene citata come una donazione da parte di Carlo Magno alla comunità monastica di Nonantola (Modena).

    Quest’ultimo riferimento è riportato dall’Archeologa Rossella Colombi nella relazione del quadro conoscitivo del Piano Strutturale, ed è tratto da una pubblicazione del 1849 avente per titolo “Brevi memorie del Santuario MARIA SS. ALL’IMPRUNETA in occasione della solenne esposizione di detta immagine avvenuta nei giorni 5,6,7,8,9 settembre 1849”. L’autore di questa pubblicazione è Leopoldo Pasqui.

    In una recente commissione consiliare ho voluto ricordare questo grande imprunetino. Fu un valentissimo architetto e cavaliere di più ordini.

    A lui si deve la costruzione di villa Accursio di cui la famiglia Pasqui ne fu proprietaria. Nel giardinetto adiacente alla villa, tuttora presente, ci ha lasciato il monumento ad Accursio da Bagnolo.

    Fu di animo nobile e generoso mettendo a disposizione gratuitamente la sua professione per la costruzione del cimitero delle Sante Marie. Fece parte della Misericordia ed a lui si deve il primo barroccio per il trasporto dei malati e feriti.

    Partecipò alla gara per completare la facciata del Duomo di Firenze, ma quando fu tolta la parete che per tanti anni l’aveva custodita, fu il solo che (Gazzetta d’Italia dell’11 marzo 1872) voleva salvaguardare i caratteri architettonici della facciata di Arnolfo di Cambio.

    Per questo motivo e perché non osò porré a confronto la sua facciata del Duomo con quella di questo immortale architetto del Rinascimento, ritirò il suo progetto.

    Oltre agli apprezzamenti per l’archeologa Colombi, che fa parte della squadra di professionisti capeggiati dall’architetto Silvia Viviani che devono redigere il nuovo Piano Strutturale e Piano Operativo, ho auspicato che si possa attingere alla pubblicazione del 1849 con altri spunti quali ad esempio la fornace di Luca della Robbia.

    Imprunetini alla fornace di Luca della Robbia

    Il Pasqui, infatti cita e fornisce indicazioni per quella che “la tradizione racconta essere stata la fornace di Luca della Robbia”, tuttora presente nei pressi di via di Fabbiolle.

    Un altro spunto interessante legato alla fornace di Luca della Robbia viene dato dall’ignegner Ferdinando Rossi direttore dei lavori nella ricostruzione della Basilica.

    Questo ingegnere doveva sostituire la colonna anteriore destra del tempietto della Madonna andata in frantumi in seguito al bombardamento del 1944.

    Fu lui che ritrovò la cava di Michelozzo, e poté estrarre un blocco di pietra dal quale fu ricavata una colonna che ha la stessa formazione ed intonazione cromatica delle altre 7 colonne dei tempietti della Basilica.

    La cosa interessante è che questa cava si trova a meno di cento metri dalla fornace di Luca della Robbia e conferma quanto è risaputo e cioè che Luca della Robbia e Michelozzo realizzavano i loro capolavori insieme.

    Roberto Viti

    @RIPRODUZIONE RISERVATA

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