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lunedì 8 Agosto 2022
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    Riflessioni su un anno di Covid. Sull’ok di EMA ad AstraZeneca. E su una consapevolezza: io mi fido

    Lo dico a voce alta. Io mi fido. Anzi, mi voglio fidare: è una scelta precisa e consapevole. Quasi rivoluzionaria in questi tempi. Io mi fido. E lo voglio fare con il sorriso

    L’EMA (l’Agenzia Europea del Farmaco) ha ribadito “la sicurezza e l’efficacia” del vaccino anti-Covid di AstraZeneca. Si prosegue, da domani alle 15, nella somministrazione. Dopo giornate a dir poco surreali.

    In cui si è visto e letto di tutto. In particolare, purtroppo, anche e soprattutto a causa di quel mondo della stampa, dei media, di cui faccio parte da oltre 20 anni. 

    In alcuni (molti, troppi) casi, rimango sobrio, semplicemente inqualificabili. Mi fermo qui.

    Riflettevo sul giorno in cui andrò a vaccinarmi. In cui i miei cari andranno a vaccinarsi. Qualcuno lo ha già fatto.

    Non andrò, lo premetto, senza alcun pensiero. Quale che sia il vaccino che mi sarà assegnato (e che ovviamente non contesterò in alcun modo, non ho certo la pretesa né la competenza di scegliere). 

    Del resto, rimanendo sul tema dei vaccini, anche quando ho accompagnato in questi anni mia figlia a fare quelli pediatrici un minimo di timore c’è sempre stato.

    Come spiegava un medico in una intervista che ho letto in questi giorni, “quando si va a fare un vaccino si va da sani, e si è meno disposti di quando da malati devono invece darci un farmaco”.

    Ma andrò, e non ho timore nel dirlo, con emozione. Anche commozione, penso.

    Non sto qui a ripetere quello che leggete e sentite un po’ dappertutto. Dalle (confortanti) statistiche di rischio nella vaccinazione, alla necessità di vaccinarsi per riprenderci in mano le nostre vite. Presto e tutti.

    Riflettevo, oggi, su quelle bare di Bergamo. Su come eravamo un anno fa. Sul fondale nero pece che ci si parava davanti. La paura che diventava terrore. Che serpeggiava ovunque, dalle corsie degli ospedali fino in quelle code lunghe decine di minuti, ore, per fare la spesa.

    Mi sono rivisto passare davanti agli occhi anche l’immagine di Papa Francesco, da solo, sul sagrato di piazza San Pietro, con un cielo di tempesta sullo sfondo. Non sono credente ma rispetto profondamente chi crede. Ma lì, in quella piazza, c’era molto più della fede. C’era l’uomo con tutte le sue paure e incertezze. Davanti all’ignoto.

    Riflettevo, una volta di più, sul significato di libertà individuali inserite all’interno delle comunità. A come questa pandemia ci ha, di nuovo e ancora, dimostrato che siamo tutti connessi e interconnessi. Liberi di una libertà che però non può, non deve danneggiare gli altri. La salute altrui per prima. 

    Lo sarebbe, in realtà, da sempre. Dal pagare le tasse, tutti. Al non abbandonare i rifiuti in un bosco. Al non accettare che ci sia chi muore, ogni giorno, perché non ha cibo. O un antibiotico.

    Riflettevo sull’ormai conclamata tendenza a intendersi di tutto, a prescindere dagli studi, dalle professionalità, dalle esperienze, dal rispetto reciproco. Dal riconoscere i propri limiti, dal sapersi affidare agli altri.

    In una deriva ormai incontrollabile che si ciba di egoismi ed illusioni, paure, scaltrezze di chi fomenta, povertà culturali, mancanze familiari.

    Riflettevo su questo tempo sospeso. A cui ci siamo, come del resto fa l’essere umano, assuefatti. A quelle centinaia di bare comunicate ogni giorno. A quei 100mila morti in più, solo nel nostro Paese, nel 2020, rispetto alla media degli anni dal 2015 al 2019.

    Riflettevo sulla scienza. Su quello che ha fatto in questi dodici mesi. Su quello che dovrà ancora fare nei prossimi. Sarà, deve essere, ancora moltissimo.

    E allora lo dico a voce alta. Io mi fido. Anzi, mi voglio fidare: è una scelta precisa e consapevole. Quasi rivoluzionaria in questi tempi.

    E non è ingenuità, mancanza di volontà di approfondire, di vedere le storture, gli interessi contrapposti, gli errori e le mancanze.

    E’, invece, il voler rimettere al centro la nostra essenza. Che è quella di essere mondi personali in un mondo collettivo. In cui ognuno deve portare il suo piccolo pezzetto. E fidarsi. E affidarsi.

    Io mi fido. E lo voglio fare con il sorriso.

    @RIPRODUZIONE RISERVATA

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