lunedì 28 Settembre 2020
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    Lettera di un gruppo di cittadini di San Casciano: “Perché al referendum voteremo No”

    "Crediamo che sia necessario opporsi con forza a questa legge di revisione costituzionale che favorisce le élite e ci toglie rappresentanza"

    Siamo un gruppo di cittadine e cittadini di San Casciano.

    Ci siamo impegnati già nel 2016 in difesa della Costituzione nel Referendum contro la riforma Renzi.

    Adesso, ancora una volta, la Costituzione è oggetto di un nuovo attacco. Il 20 e 21 settembre si vota per il referendum sul taglio dei parlamentari.

    Crediamo che sia necessario opporsi con forza a questa legge di revisione costituzionale che favorisce le élite e ci toglie rappresentanza.

    Il funzionamento delle istituzioni è tema serio: non può essere affrontato con affermazioni strumentali e tagli semplicistici.

    Vogliamo difendere e rigenerare la democrazia costituzionale, non affossarla definitivamente.

    Per questo invitiamo a votare NO nel referendum costituzionale

    Pensiamo che sia importante informare e coinvolgere nella discussione la cittadinanza di San Casciano.

    Per questo lanciamo un appello nel quale riassumiamo le ragioni della nostra scelta per il NO. Metteremo il documento in rete chiedendo alla cittadinanza una firma di condivisione e partecipazione.

    APPELLO PER IL NO AL REFERENDUM SULLA RIDUZIONE DEL NUMERO DEI PARLAMENTARI

    Il prossimo 20 e 21 settembre saremo chiamati a votare per il referendum costituzionale sul taglio di un terzo del numero dei parlamentari. Se il referendum confermasse la legge approvata dal Parlamento nel 2019, il numero dei deputati scenderebbe da 630 a 400 e quello dei senatori da 315 a 200. Trattandosi di un referendum confermativo non è previsto il quorum.

    PERCHE’ DICIAMO NO

    Riteniamo che questa modifica dell’assetto istituzionale si inserisca nel solco dei tentativi già visti nel passato, la riforma Berlusconi nel 2006 e quella di Renzi nel 2016, per togliere potere e centralità al Parlamento, tentativi che il popolo italiano ha fermamente respinto.

    La legge, voluta prima dal governo Movimento 5stelle/Lega e successivamente inserita nell’accordo di governo PD-Movimento 5Stelle, svilisce ancora una volta il ruolo del Parlamento. Si tagliano spazi di democrazia e di rappresentanza, creando le condizioni perché si affermi sempre più un maggiore potere in capo all’esecutivo.

    I promotori della legge sostengono che otterremmo un considerevole risparmio per le casse dello stato, una maggiore efficienza dei lavori parlamentari e infine che la riduzione del numero di deputati e senatori porterebbe il nostro Paese ad allinearsi allo standard degli altri paesi europei.

    A nostro avviso non è così:

    Il taglio dei costi sarebbe irrisorio, è stato calcolato in una tazzina di caffé all’anno per ogni abitante.

    Se si fosse voluto realmente risparmiare si sarebbe potuto decidere di intervenire su quanto i parlamentari percepiscono.

    Una maggiore efficienza dei lavori del Parlamento non dipende dal numero dei parlamentari, ma semmai dalla loro qualità e preparazione, oltre che dall’impianto complessivo dei regolamenti delle due Camere.

    Oggi l’Italia ha un numero di parlamentari per numero di abitanti simile a quello dei grandi paesi europei. Se passasse questa riforma diventerebbe invece uno dei paesi con il più basso livello di rappresentanza politica in rapporto alla popolazione dell’intera Unione Europea.

    In realtà siamo di fronte ad un’operazione di pura demagogia. Il “taglio delle poltrone” ci viene proposto come uno strumento per eliminare privilegi della “casta” e arginare il degrado della politica, ma è vero l’esatto contrario.

    Se passasse questo referendum verrebbe stravolto l’assetto istituzionale e tagliata la rappresentanza senza incidere minimamente sui veri problemi che hanno determinato una profonda disaffezione verso la politica e indignazione nei confronti di una classe dirigente inadeguata e sempre più impegnata a rappresentare interessi che non rispecchiano le reali necessità del nostro Paese.

    Non si farà fuori “la casta”, anzi un Parlamento depotenziato favorirà sempre le élite di partito che si faranno sempre più ristrette e distaccate dalla società, verrà ulteriormente sacrificato il pluralismo e la rappresentanza dei territori. Tutto ciò sarebbe ulteriormente aggravato dall’attuale legge elettorale caratterizzata da una forte quota maggioritaria e da liste bloccate nel proporzionale.

    E’ ormai troppo tempo che la politica si è allontanata dai reali bisogni dei cittadini, affermandosi sempre più in un ruolo autoreferenziale ed elitario. I sistemi elettorali che si sono susseguiti negli anni hanno impedito una reale rappresentanza parlamentare delle varie istanze sociali.

    Il ruolo del Parlamento è stato, di fatto, reso marginale rispetto ad un esecutivo che detta i tempi e le modalità del dibattito politico. I partiti si sono ridotti a svolgere un ruolo di comitato elettorale del leader di turno.

    Se vogliamo invertire questa deriva disastrosa, dobbiamo affermare ancora una volta la necessità di rafforzare ed estendere il ruolo delle istituzioni democratiche sancite dalla nostra Costituzione. Abbiamo bisogno di ricostruire la democrazia rappresentativa e partecipativa, non di tagliare il numero di parlamentari.

    Qualsiasi eventuale progetto di revisione costituzionale dovrebbe rappresentare un disegno organico di riforma, discusso ampiamente al di fuori degli interessi propagandistici dei partiti, soprattutto dovrebbe avere l’obiettivo di estendere le condizioni democratiche, non ridurle come adesso si cerca di fare.

    Riteniamo che per dare nuovamente dignità alla politica e ai suoi rappresentanti sia necessario che il Parlamento torni ad essere il fulcro del nostro sistema democratico, limitando lo strapotere dell’esecutivo. Al tempo stesso è urgente modificare la legge elettorale in senso proporzionale in modo che trovino concreta rappresentanza tutte le istanze culturali e politiche della società e sia data agli elettori possibilità di scelta dei candidati.

    Per queste ragioni, come cittadini di San Casciano., scegliamo di votare NO al referendum del 20 e 21 settembre.

    Vi invitiamo a sottoscrivere quest’appello e a farlo firmare a tutti coloro che possono essere interessati, oltre che a condividerlo in rete.

    Laura Bennici, Silvia Benvenuti, Giancarlo Brunetti, Lucia Carlesi, Fabiana Falciani, Paolo Gheri, Ilaria Morelli, Davide Mantegazza, Romano Matteuzzi, Zaccheo Nencioni, Silvana Nutini, Nelusco Paoli

    @RIPRODUZIONE RISERVATA

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