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venerdì 14 Giugno 2024
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    Lettere al Gazzettino: “Il campanile di San Gusmè che ispirò Eugenio Montale”

    La storia della poesia di Eugenio Montale, ispirata da una passeggiata dentro e fuori il Castello di San Gusmè...

    Fin dai tempi delle scuole elementari, molti maestri e maestre ricordavano che una poesia del Premio Nobel per la Letteratura (1975) Eugenio Montale era stata ispirata da una passeggiata dentro e fuori il Castello di San Gusmè, impressionato (per non dire commosso) dall’apertura e dalla bellezza del paesaggio circostante.

    Montale era ospitato nella Villa Solaia (Piccolomini Clementini in località Bolcione a breve distanza dalla Porta Ovile di Siena) da Leone Vivante e Elena De Bosis (famiglia che dopo le leggi razziali del 1938, riparò in Inghilterra).

    Elena de Bosis era sorella di Lauro, aviatore indomito che perì nel Mar Tirreno dopo aver eluso tutta l’Aviazione e volantinato Roma con 400.000 volantini anti-regime.

    Eleonora Belloni cura la scheda della Fondazione Musei Senesi ed erra dicendo che Eugenio Montale si recò “nel Chianti, nel borgo di San Gusmè (trattasi di Berardenga e di Castello) in auto da Villa Solaia nel 1942 (ospite di Elena De Bosis che stando a un articolo di Massimo Bacigalupo su “Alias” del 4 luglio 2014 la signora era riparata in Inghilterra, dove “Elena fece di tutto, dai lavori domestici alle corrispondenze per la BBC”.

    Se nel 1942 appare più che probabile che la coppia Vivante – De Bosis non si trovasse più nell’Italia impestata dalle leggi razziali, Cristina Marchisio dell’Università di Santiago di Compostela, data essere il 1938 il soggiorno a Villa Solaia di Montale che coincide con la presenza di Camillo Sbarbaro, poeta e raffinato traduttore.

    Ciò che è certo è che rimangono gli inequivocabili versi ispirati al piccolo paese della Berardenga nella poesia “Verso Siena”, contenuta nella raccolta “La bufera”.

    L’ispirazione del Premio Nobel Eugenio Montale ricevuta da quella gita a San Gusmè potrebbe essere l’occasione per apporre una targa in memoria entro le mura del Castello.

    Ohimè che la memoria sulla vetta

    non ha chi la trattenga!

    (La fuga dei porcelli sull’Ambretta

    notturna al sobbalzare della macchina

    che guada, il carillon di San Gusmè

    e una luna maggenga, tutta macchie …)

    La scatola a sorpresa ha fatto scatto

    sul punto in cui il mio Dio gittò la maschera

    e fulminò il ribelle.

    Andrea Pagliantini

    ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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