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martedì 15 Giugno 2021
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    “Nel video rendering del sindaco sul Parco di Ripoli… nessuno si azzarda a camminare sull’erba!”

    "Mi sono chiesto perché. E mi sono risposto che chi ha pensato e progettato questo tipo di parco vuole che la natura sia considerata un ambiente alieno"

    Dopo i rendering statici del parco di Ripoli, ho ammirato il più accattivante filmato, accompagnato da una bellissima e rilassante musica, che il sindaco ha diffuso sui social (lo trovate qui).

    Subito mi è balzata all’occhio una cosa che mi ha impressionato: tutti i personaggi rappresentati, molti e rilassati, camminano rigorosamente sulla struttura artificiale che verrà creata; qualcuno sui vialetti rifatti.

    Nessuno si azzarda a stare nell’erba, quasi ne avessero paura.

    Mi sono chiesto: ma un parco non dovrebbe proprio favorire il diretto contatto con la natura?

    Una volta non andavamo a rotolarci sui prati in campagna e a fare pic nic su coperte gettate sull’erba?

    Che differenza c’è con questa presentazione del parco?

    Mi sono risposto che chi si getta nei prati lo fa per immergersi nella natura, mentre chi ha pensato e progettato questo tipo di parco, vuole che la natura sia considerata un ambiente alieno, forse pericoloso e quindi vada approcciata come un acquario dove l’ambiente sottomarino, a noi ostile, va mostrato sotto vetro.

    Così gli utenti del parco, devono ricordarsi in ogni momento che il loro ambiente “naturale” è la città, percorsa da rassicuranti strade e popolata di strutture in asfalto e cemento; l’ambiente col quale l’amministrazione sta circondando il parco rendendolo appunto un “acquario” da osservare percorrendo strutture simili a quelle cittadine senza correre il rischio di “contaminarsi” con l’erba o le misteriose forme di vita che può celare.

    Per questo nel parco sono proposte mete “cittadine” e le persone devono andarci per farsi uno spritz al bar, per fare sport come in palestra, per prendere un libro in biblioteca o per far giocare i bimbi senza il rischio che si macchino i vestitini firmati con l’erba.

    La gente deve percorrere l’area attraverso comode vie che si intrecciano allegramente con grande frequenza, come nel centro cittadino dove i ragazzi possono con tutta comodità praticare lo “struscio” e le ragazze possono camminare anche con un “tacco 15”.

    Anche la monotona continuità del pratone verde viene interrotta da aree per utilizzo sportivo artificialmente attrezzato: piste per skateboard, canestro da basket, rocce artificiali per sport di scalata.

    Poco importa se un canestro piantato lì non permette neppure di giocare un “due contro due” per la mancanza dei riferimenti a terra del campo, che gli sport seri di arrampicata si possono praticare solo con sicurezze che lì non possono essere garantite e che lo skateboard richiederebbe spazi ben più vasti e continui per poter essere usato.

    L’importante è colonizzare il prato con strutture che ne interrompano l’eccessiva naturalità.

    Le persone devono avere la chiara percezione che anche in questo angolo di terra la natura è stata dominata e piegata alle nostre esigenze di comodità; guai a lasciarsi prendere la mano, non si sa dove si finirebbe.

    Quindi questo è di fatto un giardino attrezzato, non un parco, perché la natura non va lasciata protagonista, ma deve essere “riqualificata” e resa “sostenibile” col nostro ambiente cittadino che deve espandersi ovunque in un quadro di “sviluppo” economico che non richieda troppo sforzo tecnologico, ma la semplice trasformazione dell’inutile terreno vergine in strutture che qualsiasi azienda costruttrice può realizzare; come è buona tradizione dagli anni ’60 del ‘900.

    Ripetendo in scala quello che in Brasile Bolsonaro sta facendo con l’Amazzonia.

    Se così non fosse e le persone trovassero amichevole e fruibile la natura, difficilmente accetterebbero di rientrare nell’ambiente che è in preparazione in tutto il Pian di Ripoli:
    lo hub della tramvia, caratterizzato dal movimento di 2000 auto che ogni giorno dovranno parcheggiare in altrettanti posti macchina e dall’arrivo di decine di autobus che vi scaricheranno folle di pendolari verso la città.

    Il Centro Sportivo Viola che è colorato di verde, ma avrà distrutto e sottratto alla popolazione 250.000 metri quadri di verde agricolo.

    Le nuove costruzioni private che sorgeranno nonostante la diminuzione della popolazione e l’abbondante disponibilità abitativa con tante abitazioni vuote; il deposito della tramvia.

    L’allargamento di tutte le strutture sportive e ricettive (villa Olmi, Matchball, villa La Massa, per citare le principali).

    La riduzione del previsto Parco Fluviale a uno stretto corridoio per una pista ciclo pedonale;
    i 100.000 (o 150.000?) mq già opzionati da Comisso oltre al Centro Sportivo, non certo destinati ad attività agricole.

    Insomma il Parco di Ripoli deve essere un verde cittadino compatibile con la “Grande Firenze” della quale Bagno a Ripoli si appresta a diventare, dopo Scandicci, Sesto, Signa e Campi il nuovo quartiere.

    # Ancora tensioni sulla piana di Ripoli: per le associazioni sarà da… profondo rosso

    Umberto Alberti

    @RIPRODUZIONE RISERVATA

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