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martedì 27 Settembre 2022
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    Donna di fede e di amore verso il mondo: il bellissimo ricordo della famiglia

    SAN CASCIANO – E’ mancata all’affetto dei suoi cari e di tutti quelli che hanno avuto la felicità di conoscerla, la maestra Eleonora Buia Mattioli, persona stimata e apprezzata per le sue grandi doti di umanità.

     

    Ha insegnato per circa trentacinque anni in varie scuole, dopo aver preso la maturità Magistrale in un collegio di Firenze, a Varlungo, dove conobbe persone significative per la sua vita: don Giovanni e suor Ambrogina che ha sempre ricordato.

     

    Poi è arrivato il momento di insegnare. All'inizio come supplente era andata perfino in Veneto, ma anche in un piccolo borghetto, Migneto, vicino a Barberino di Mugello, dove era nata il 31 ottobre del 1927. In casa raccontava con gioia di quel periodo. Quando la sera, come succedeva nei piccoli borghi, si raccontavano le storie vicino a un grande camino.

     

    Con il passare del tempo si avvicinò sempre più a quello che diventerà il suo paese, San Casciano. Andando, sempre come supplente, a Olena vicino a San Donato in Poggio, a Calcinaia e alle scuole serali a Mercatale. Per arrivare infine, dopo tanta strada, a ottenere il posto a San Casciano.

     

    Ed erano ancora tanti gli ex alunni che, nonostante il passare degli anni, a Natale le inviavano gli auguri. Il padre di Eleonora, il dottor Buia, era medico condotto, l’ufficiale sanitario e anche medico dentista durante il periodo difficile della seconda guerra mondiale.

     

    Tanto che Eleonora è una delle dodici persone che hanno rilasciato la loro testimonianza nel libro “Gli anni del silenzio. Il fascismo e la guerra nel comune di San Casciano in Val di Pesa” (Edizione Masso delle Fate) a cura di Silvano Callaioli del Comitato per la Memoria “Progetto Irene”.

     

    E su quel periodo una delle figlie ci ha raccontato un aneddoto che la mamma spesso raccontava: "La mamma era sfollata a Villa Naghel, nel Colle d'Agnola sotto il campo sportivo: arrivarono le ultime truppe tedesche prima della liberazione, tutti giovanissimi. Mamma era una ragazza di circa quindici, sedici anni, tra le truppe c’era un ragazzo molto giovane. Che forse riconoscendo in lei una quasi coetanea le raccontò come aveva aderito al partito nazista".

     

    "Questo ragazzo – prosegue il racconto della figlia – era di nazionalità inglese ed era stato mandato dalla sua famiglia a studiare a Berlino medicina. Lì si era fatto “irretire” dall’ideologia nazionalsocialista ed era diventato volontario nell’esercito. Suo padre invece, raccontò alla mamma, era nella Raf, l’aviazione inglese. In pratica se fosse stato prigioniero sarebbe stato condannato a morte come disertore. Alla mamma questo “accadimento” di una persona così giovane, disperata, che non dormiva da settimane, ma che aveva voluto condividere la sua angoscia immensa con una ragazzina, giovane e quindi non giudicante, l’aveva colpita moltissimo".

     

    "Quando la sua famiglia – continua il racconto – si era avviata con un carretto e le poche cose che doveva portare via, verso Villa Naghel, per ultima perché il padre essendo medico doveva restare finché era possibile in paese, la mamma ricorda di essere passata davanti all’attuale Teatro Niccolini, allora casa del fascio. E di aver visto il paese deserto e in bianco e nero, senza colori. La guerra diceva era in “bianco e nero”, non poteva essere colorata".

     

    "Ed infine – conclude – un ultimo ricordo: durante la guerra mamma stava in un collegio di suore a Varlungo. Lì erano nascoste molte donne ebree. Un giorno qualcuno del luogo fece la spia, allora tutte le ragazze, le suore, quelle vere, e le donne ebree travestite da suore, si rifugiarono in chiesa. Arrivò la polizia politica e qualche tedesco. Una di queste donne era una signora francese, professoressa di matematica (faceva ripetizione anche alla mamma), questa donna per la paura riuscì a raggomitolarsi sotto l’armonium, nello spazio dei pedali, e lì rimase fino a quando la polizia se ne andò".

     

    "Mamma – rammenta – si ricordava il suono che producevano i denti della professoressa che letteralmente battevano per la paura. Non ha mai saputo, quando queste donne se ne andarono, che fine avessero fatto".

     

    Andata in pensione Eleonora non si è fermata: con forza ed entusiasmo ha seguito la famiglia, la passione per il giardinaggio, le amicizie, la lettura. Proseguendo anche il suo percorso di fede, facendo parte al Movimento dei Focolari di San Casciano e di un altro importante gruppo assieme a don Renzo Pulidori e altre persone.

     

    Ha dato una mano anche alle “suorine dell’asilo” accanto alla chiesa della Misericordia: una volta l’anno riuniva tutte le ex allieve dell’asilo organizzando una festa. Non certo per ultimo è stato l’amore per il marito Maurizio Mattioli, un uomo indimenticabile per San Casciano, venuto a mancare un anno e mezzo prima di lei.

     

    Poi è arrivato il male incurabile, che piano piano ha costretto Eleonora a un ritiro “forzoso” nella sua casa piena di ricordi. Dando forza, lei dal suo letto, ai figli, ai nipoti, ai suoi cari ripetendo: "Va tutto bene, va tutto bene". Lanciando un bacio a tutti, piano piano si è spenta.

     

    I funerali sono stati celebrati da don Renzo  Pulidori nella Propositura Collegiata di San Cassiano domenica 23 giugno. A conclusione delle esequie, è stata letta una lettera scritta e condivisa dal gruppo di fedeli, compresa Eleonora, che si ritrovava assieme. Lettera che ha fatto commuovere le tante persone presenti. La riportiamo integralmente.

     

    La morte è niente. Sono semplicemente passata nella stanza accanto.
    Io sono io. Voi siete voi.
    Quello che ero per voi, lo sono ancora.
    Chiamatemi con nome con qui mi avete sempre chiamato.
    Parlatemi come l’avete sempre fatto, non usate un nome diverso.
    Non assumete un tono solenne o triste.
    Continuate a ridere di ciò che ci faceva ridere insieme.
    Pregate, sorridete, pensate a me.
    Che il mio nome sia pronunciato come sempre stato, senza
    alcuna enfasi di sorta, senza una  traccia d’ombra.
    La vita è ciò che è sempre stata. Il filo non è tagliato.
    Perché sarei fuori dai vostri pensieri solo perché sono
    fuori dalla vostra vista!
    Io vi aspetto. Non sono lontano, appena dall’altra parte del cammino.
    Vedete, va tutto bene.

     

    Ed è sempre una figlia che termina dicendo: "Ci ha lasciato un gran vuoto, lei per tutta la nostra famiglia era la colonna portante, era il fulcro, era il nostro pilastro, ci ha sostenuto sempre con fatti e parole, sia noi figli, sia i nipoti, ma anche i suoi amici, parenti, conoscenti. Piccola nella sua morte, gigante nei nostri cuori".

     

    In chiusura la famiglia della maestra Eleonora Buia vuol fare dei ringraziamenti: "Un grazie speciale alla sua dottoressa Anna Romano e a tutte le infermiere della Usl di San Casciano per la loro professionalità e sensibilizzazione nei confontri della mamma. Vogliamo e dobbiamo ringraziare di cuore le dottoresse e infermiere dell'Ucp, Unità Cure Palliative di Firenze Sud, che si sono prese cura della mamma dall'inizio alla fine: sono tutte persone speciali, fanno il loro lavoro con una dedizione e umanità  incredibile. Ci hanno sostenuto e soprattutto, nonostante la malattia terminale, hanno consentito alla mamma di mantenere un livello accettabile di qualità della vita con la terapia del dolore. Non l'abbiamo mai vista soffrire, e questo è stato importantissimo. Un grazie grande grande a queste donne meravigliose".

    di Antonio Taddei

    © RIPRODUZIONE RISERVATA

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