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martedì 5 Marzo 2024
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    ChiantiBanca, processo ex vertici 2015-2016: l’appello aggrava la pena. Condannati per falso in bilancio

    Un anno e 8 mesi all'ex dg Bianchi; un anno e 6 mesi per l’ex vicepresidente vicario Mecocci e il presidente del collegio sindacale Barbucci; un anno e 5 mesi per l’ex presidente Corsi; 14 mesi a tutto il vecchio cda e collegio revisori

    SAN CASCIANO – Si aggravano le condanne per i vecchi vertici di ChiantiBanca (nel caso specifico, in carica nel 2015 e 2016), l’istituto di credito cooperativo con centro nevralgico a San Casciano.

    La corte di appello, in secondo grado di giudizio, ha accolto il ricorso del procuratore aggiunto Luca Turco e del pm Giuseppe Ledda, che avevano guidato l’inchiesta e poi dibattutto in primo grado di giudizio.

    Il giudice infatti si era espresso in primo grado il 27 maggio del 2021, con le condanne dell’ex direttore generale Andrea Bianchi a un anno e quattro mesi. L’ex presidente Claudio Corsi a dieci mesi. L’ex vicepresidente Stefano Mecocci e l’ex presidente del collegio dei revisori Enzo Barbucci a 14 mesi.

    Condanne relative al capo di imputazione di ostacolo all’esercizio delle funzioni di autorità pubbliche di vigilanza (ovvero Banca d’Italia).

    In pratica, secondo la tesi dell’accusa accolta allora dal giudice con le condanne, all’organo di vigilanza sarebbero state fornite comunicazioni non veritiere in merito ad alcuni passaggi sullo stato patrimoniale della banca. Assoluzione per tutti dall’accusa di falso in bilancio.

    In appello invece, la sentenza emessa ieri, giovedì 9 novembre, ha accolto il ricorso dei pm e condannato con l’accusa di falso in bilancio i vertici in carica nel periodo 2015- 2016, allargandola anche gli ex componenti del consiglio di amministrazione e del collegio dei revisori della banca di credito cooperativo.

    Quindi pene aggravate per i condannati del 2021, e condanne “ex novo” per quelli che ai tempi erano stati assolti da ogni capo di imputazione.

    L’ex dg Bianchi è stato condannato a un anno e 8 mesi; un anno e 6 mesi per l’ex vicepresidente vicario Mecocci e il presidente del collegio sindacale Barbucci; un anno e 5 mesi per l’ex presidente Corsi.

    Inoltre, come detto, condanne per un anno 4 mesi i membri dell’ex cda e del collegio dei revisori: Aldemaro Becattini, Niccolò Calamai, Andrea Casini, Luigi Ferri, Fabrizio Fusi, Mauro Fusi, Vasco Galgani, Marco Galletti, Carla Lombardi, Claudio Tongiani e Leonardo Viciani.

    Tra le presunte irregolarità richiamate nell’appello dalla Procura della Repubblica di Firenze, il nodo centrale è quello relativo alla modalità di classificazione del Btp 2046.

    Un prodotto acquistato inizialmente per un valore nominale di 100 milioni di euro, tra il 30 marzo e l’1 aprile del 2015, come attività finanziaria di categoria Afs (Available for sale, ovvero disponibile per la vendita).

    Ma poi riclassificato, in modo retroattivo, attraverso una modifica successiva dei verbali, come attività finanziaria di categoria Htm (Held to maturity, detenibile fino a scadenza), con un valore di 126.436.000 euro.

    In questo modo, secondo la tesi dei pm accolta ieri dal giudice, con una modifica che non era consentito fare su un atto deliberato della banca, i vertici di allora di ChiantiBanca non avrebbero riportato in modo corretto la situazione economica reale dell’istituto alle migliaia di soci e alla clientela.

    Ieri, inoltre, la Corte ha respinto una richiesta risarcimenti dal parte del Codacons.

    Fra tre mesi (90 giorni) il deposito delle motivazioni della sentenza. I legali dei condannati hanno già preannunciato il ricorso in Cassazione.

    Nessun commento da parte dell’attuale governance dell’istituto di credito cooperativo chiantigiano.

    ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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