La testimonianza: “Vivere in Inghilterra ai tempi del Coronavirus”

Sabrina, da anni a Leeds, nel nord del Regno Unito, ci racconta come si sta vivendo l'emergenza Covid-19 lì

SAN CASCIANO – Raccogliamo una preziosa testimonianza da parte di Sabrina, sancacianese che da anni vive a Leeds, nel nord dell'Inghilterra. Che ci racconta come si sta vivendo nel Regno Uniti l'emergenza Coronavirus.

 

Una premessa personale, e scontata: non è facile essere lontani dalla famiglia e dagli affetti in tempi di crisi. Seguire le notizie su Internet, sui social, e stare ore al telefono con amici e familiari per capire se la situazione è davvero tanto grave come appare sui giornali.

 

Mentre il Paese dove risiedi, in questo caso l’Inghilterra, commenta in maniera più o meno spassionata, o critica, o obiettiva (a secondo del punto di vista del giornalista o il politico di turno) quello che sta succedendo al tuo paese.

 

Commenta il numero dei casi che aumentano, le zone rosse che si allargano. Giudica, o semplicemente analizza, le scelte del governo italiano.

 

Due settimane fa appare (su The Guardian) il primo articolo con titolo sensazionalista: "Misure draconiane in Italia per fermare il virus", che evidenziava la severità e drasticità delle misure messe in atto per contenere i contagi.

 

Mentre foto di supermercati razziati girano su Internet a testimoniare la nostra paura e le reazioni irrazionali dei cittadini.

 

Intanto qui, fino alla settimana scorsa, il governo minimizzava un po’, cercando di buttare acqua sul fuoco e calmare gli animi: “It’s likely the virus will spread a bit more here”, “È molto probabile che il virus si propagherà un po’ di più anche qui”.

 

Sempre usando toni molto rassicuranti. Ho avuto come l’impressione che il Coronavirus fosse al corrente della Brexit, e rispettasse i confini dell’Europa da cui l’isola si è voluta separare.

 

Purtroppo non è stato così. Il virus viaggia libero e tranquillo senza passaporto, sale su aerei indisturbato e silenzioso, ed è venuto a colonizzare anche il Regno Unito.

 

Vero che i numeri sono ancora bassi rispetto ad altri paesi – ad oggi 244 secondo le fonti ufficiali – ma da un paio di giorni stanno aumentando progressivamente, muovendosi dal Galles allo Yorkshire, da Londra alla Scozia.

 

Ho cercato di interpretare – mentre seguivo i numeri in Italia salire alle stelle – questo atteggiamento del governo britannico, che a mio parere era un po’ troppo ottimista. Credevano che il virus si volatilizzasse sulla Manica come per magia?

 

Molto probabilmente non volevano allarmare i cittadini, mentre preparavano una strategia efficace. Nelle ultime due settimane, mentre il virus sta avanzando sempre più rapidamente – da 10 casi, a 30, a 65, a 244 – di strategie si continua molto a parlare, ma assolutamente niente è stata messo in atto.

 

Eppure vari dottori intervistati affermano che la NHS (la Sanità pubblica) non è pronta per sostenere un’emergenza di questo tipo. “Siamo ancora nella fase di contenimento”, dice Boris Johnson. Ovvero se sei tornato da zone ad alto rischio, o se hai sintomi, mettiti in quarantena. E se torni dall’Italia, per esempio, e non hai sintomi?

 

Se hai viaggiato in zone ancora considerate a ‘basso rischio’ potresti comunque avere contratto il virus, ma non sei obbligato a fare niente. (Per informazione: in questo momento, 8 marzo, la Toscana non è tra le zone "rosse" ad alto rischio).

 

Altri consigli utilissimi: "Lavatevi le mani", "Tossite nel fazzoletto", "Se potete evitate il mezzi pubblici".

 

A Londra da sabato sconsigliano di prendere la metropolitana. E alternativamente? Visto che i milioni di persone che vivono nella capitale si spostano con la Tube (moltissimi non hanno e non usano la macchina per ovvie ragioni), cosa dovrebbero fare?

 

È impensabile camminare a lavoro, viste le notevoli distanze. Intanto il panico cresce, con toni meno drammatici rispetto all’Italia – dopotutto i britannici hanno coniato la frase iconica "Keep calm and carry on" (Mantieni la calma e vai avanti) – ma cresce anche qua.

 

Le due prime persone sono morte. Gli anziani sono stati invitati a restare a casa. Fioriscono i casi nelle scuole (che per adesso sono tutte aperte), nella Università di Oxford, negli uffici gremiti della City.

 

Però di chiusure non si parla, o meglio si parla ma non si agisce. Aspettano che i casi arrivino ad un numero allarmante, allora (forse) inizieranno a prendere misure più serie. Da sabato il Paese sta con il fiato sospeso.

 

Ora la gente inizia a realizzare che non si può continuare a minimizzare. Anche qui in alcune città i supermercati e le farmacie iniziano a mostrare scaffali vuoti. I disinfettanti per le mani sono introvabili.

 

Gli ospedali tremano. Le misure esagerate dell’Italia sono commentate come assolutamente giuste vista la situazione.

 

Anzi, forse l’Italia non ha fatto abbastanza per contenere i contagi. E in questo clima di incertezza e, oserei dire, schizofrenia – preoccupatevi seriamente ma muovetevi liberamente – mi auguro che i paesi trovino la maniera di collaborare, scambiare consigli, invece di criticare l’operato l’uno dell’altro.

 

E imparare dagli sbagli, o le vittorie, degli altri.

 

E che le persone, senza allarmarsi, cerchino di seguire le regole del buon senso, e accettino anche di fare un po’ di sacrifici personali se questo significa evitare di portare il contagio in altre zone e prolungare questo stillicidio per i prossimi mesi.

di REDAZIONE

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Sostieni il Gazzettino del Chianti

Il Gazzettino del Chianti e delle Colline Fiorentine è un giornale libero, indipendente, che da sempre ha puntato sul forte legame con i lettori e il territorio. Un giornale fruibile gratuitamente, ogni giorno. Ma fare libera informazione ha un costo, difficilmente sostenibile esclusivamente grazie alla pubblicità, che in questi anni ha comunque garantito (grazie a un incessante lavoro quotidiano) la gratuità del giornale.

Adesso pensiamo che possiamo fare un altro passo, assieme: se apprezzate Il Gazzettino del Chianti, se volete dare un contributo a mantenerne e accentuarne l’indipendenza, potete farlo qui. Ognuno di noi, e di voi, può fare la differenza. Perché pensiamo che Il Gazzettino del Chianti sia un piccolo-grande patrimonio di tutti.

Leggi anche...