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lunedì 27 Giugno 2022
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    Giorno della Memoria, la bambina ebrea salvata dalle suore dell’Impruneta

    Il ricordo del figlio di Letizia, unica sopravvissuta della famiglia Modigliani deportata ad Auschwitz

    SAN CASCIANO – Nascosta sotto l’abito di una suora, poi portata all’Impruneta, Letizia Modigliani, così si salvò dalla deportazione e dalla morte ad Auschwitz.

    Oggi 27 gennaio, Giorno della Memoria, è la giornata della commemorazione delle vittime dell’Olocausto. Tra loro le famiglie sancascianesi di Paolo Sternfeld e Giacomo Modigliani, che abitavano in quello che si chiamava “Palazzo Del Bravo” in via Roma.

    Lì in quella casa che ritenevano sicura, furono arrestati il 17 ottobre 1943 per essere deportati, prima nel campo di  Fossoli (Modena) poi ad Auschwitz dove vi trovarono la morte, eccetto una bambina, Letizia Modigliani appunto che oggi vive a Firenze.

    L’amministrazione comunale di San Casciano mercoledì 10 gennaio alla presenza di tante persone, tra questi i bambini delle scuole, ha voluto porre davanti al civico 34 in ricordo delle famiglie dei deportati, due pietre d’inciampo (sampietrini ricoperti da una lamina in ottone) realizzate e incastonate dall’artista tedesco Gunter Demming.

    Alla cerimonia era presente anche Francesco Salesia il figlio di Letizia Modigliani, accompagnato dalla sua famiglia: sua madre, ha spiegato, non se l’è sentita di tornare sul posto che ha segnato per sempre la sua vita.

    Alla cerimonia della collocazione delle pietre d’inciampo, era presente anche Rosanna Tacci che quel 17 ottobre del 1943 vide l’arresto di Paolo Sternfeld e Giacomo Modigliani: “Io, avevo dieci anni, abitavo in via Roma assieme ai miei genitori – racconta – nelle case accanto al Teatro Niccolini. La strada era presidiata dalla milizia, mio padre lo seppe da una persona che era venuta da lui ad aggiustare uno zaino. Mio padre, Dante Tacci, era un ciabattino, perseguitato perché antifascista, fu poi arrestato e condannato dal Tribunale Speciale (fascista). Quando seppe dell’arresto delle famiglie ebree ricordo esclamò: “Se si mette male devo cercare di scappare” “.

    Continua Rosanna Tacci a raccontare: “Io mi misi affacciata alla finestra per seguire quello che poteva succedere, dal “Palazzo del Bravo” ricordo uscirono due persone, mi sembra anche una bambina, riconobbi quei due uomini perché spesso li incontravo per il paese”.

    Quello che non era emerso fino ad oggi lo abbiamo appreso da Francesco Salesia, figlio di Letizia Modigliani che non senza emozione ha spiegato: “Per mia madre la vicenda della deportazione dei suoi genitori e del fratellino Vittorio di sette anni (in paese si ricorda che lo chiamavano Vittorino, nella foto) è stato un trauma che dall’età di cinque anni si porta dentro. Mio nonno Giacomo e il piccolo Vittorio dopo un certo periodo da quando furono arrestati a San Casciano, furono prelevati dal carcere delle Murate a Firenze, mentre la nonna Elena con Letizia furono prese dal carcere di Santa Verdiana a Firenze e fatte salire su dei camion tedeschi di sole donne, per essere portate alla Stazione di Santa Maria Novella insieme a tanti altri”.

    “Durante il tragitto mia madre Letizia iniziò a piangere e urlare disperatamente – continua il racconto Francesco Salesia – voleva andare sul camion con il suo babbo, tanto che un sottufficiale tedesco, forse preso dalla compassione, in un momento in cui il camion rallentò, prese per il braccio mia madre e la depose sulla strada. Lì si trovava una suora che in un attimo afferrò la bambina e la nascose sotto l’abito fino a quando la colonna dei camion si allontanò. Era una suora dell’ordine delle Figlie della Carità di S. Vincenzo dè Paoli che la portò e la nascose per un certo periodo a Impruneta. Finita la guerra tornò a Firenze nell’Istituto delle suore dell’ordine delle Mantellate”.

    Che Letizia sia stata nascosta a Impruneta è emerso solo oggi, un nuovo “tassello” che va a comporre la storia.  Le suore a Impruneta alloggiavano accanto alla Basilica all’epoca, poi si sono trasferite a Siena.

    Abbiamo raggiunto per telefono Sr. Maria per sapere se era possibile accedere al loro archivio, magari tra le carte sarebbe stato possibile trovare qualcosa che attestava la presenza di Letizia all’Impruneta.

    Purtroppo lì non esiste l’archivio, ma ci è stato consigliato di telefonare a Roma e cercare Sr. Adele. Abbiamo provato, ma purtroppo la risposta è che all’epoca non era abitudine, salvo alcune religiose, di scrivere dei diari e che anche la ricerca di Sr. Adele si era arenata.

    Ma non abbiamo perso la speranza, perché a Impruneta ci è stato confermato che dovrebbe esistere un diario scritto in quel periodo da Sr. Margherita delle Figlie della Carità. Chissà se tra quelle pagine si trovi un ricordo di Letizia Modigliani salvata all’Impruneta dalla deportazione.

    © RIPRODUZIONE RISERVATA

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