mercoledì 12 Agosto 2020
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    “Graziano Mesina è di nuovo in fuga: vi racconto quel giorno a casa sua di 14 anni fa”

    Il racconto del nostro giornalista sancascianese Antonio Taddei, che nel 2006, sulle "tracce" della vicenda del Mostro di Firenze, finì nella casa del bandito sardo ad Orgosolo

    SAN CASCIANO – Era il luglio del 2006 quando entrammo a Orgosolo, in Sardegna, per un’intervista che a dire il vero non pensavamo di riuscire a strappare.

    L’uomo era un personaggio che ci avevano detto non facile e di poche parole, Graziano Mesina.

    Oggi Graziano Mesina, 78 anni, è di nuovo in fuga: deve scontare una condanna di 30 anni di reclusione, chissà se si nasconderà lassù nella montagna del Supramonte, dove conosce sentieri, rocce, nascondigli immaginabili e inaccessibili. Ma non per lui. 

    Quel giorno di un caldo luglio 2006 l’ingresso al paese era da brividi, il cartello che indicava la cittadina era crivellato da colpi di pallettoni, così come alcune case.

    Lo scopo era di sentire dalla voce di Mesina se il contadino di Mercatale, Pietro Pacciani, durante la sua detenzione per l’omicidio Bonini, gli aveva fatto qualche particolare confidenza, essendo stati per un certo periodo nello stesso carcere.

    Domandammo a un signore dove potevamo trovare Graziano. Con il solo cenno della mano, con gli occhi seminascosti dalla coppola, ci indicò una panchina. Lì seduto c’era lui, Graziano, quasi come stesse ad aspettarci.

    Il primo impatto fu di diffidenza, alla parola giornalista sgranò gli occhi scrutandoci bene: “E cosa volete da me?”.

    “Veniamo da Firenze – rispondemmo – e volevamo sapere se corrisponde al vero un’informazione che ci è stata data”.

    Lei durante una sua detenzione ha conosciuto Pietro Pacciani? “Sì”.

    E sarebbe disponibile a rispondere a qualche domanda? Si alzò e ci fece segno di seguirlo, pensavamo ci portasse in un bar lì vicino, ma fatti pochi passi ci fece cenno di entrare in un portone, che altro non era che la sua abitazione.

    All’interno c’era una sua sorella (viveva con lei) una signora con l’abito nero e la “pezzola” che copriva i capelli. Subito Graziano gli disse di mettere sul fuoco il caffè e ci fece accomodare sul divano.

    In pochi secondi in attesa del caffè la sorella apparecchiò un tavolino portando una quantità di dolcetti tipici di Orgosolo.

    Forse perché fiorentini, ci prese subito a ben volere, entrammo subito in relazione, ricordandoci che era stato nel carcere di Montelupo Fiorentino.

    “Il direttore mi disse – esordì – Tu sei venuto qui per scappare. Sappi che non te ne darò la possibilità”.

    Cosa che non avvenne, ma solo perché dopo poco fu trasferito…

    “Avevo comunque già individuato però la possibilità dopo poco che ero lì”.

    Dunque, ha conosciuto Pietro Pacciani durante una sua detenzione?

    “Sì, ricordo che si dava un gran daffare, si adattava a fare ogni cosa gli fosse dato la disponibilità”

    In quel periodo era detenuto per l’omicidio Bonini, ne avete mai parlato?

    “No”.

    Ma ha saputo che dopo diversi anni dell’accusa di essere il mostro di Firenze?

    “Certo”.

    Secondo lei un’accusa plausibile?

    “Amio parere non era lui l’assassino di tutte quelle coppie. Non lo vedo proprio in quel ruolo”.

    Dunque l’intervista poteva finire lì, ma Graziano Messina si offrì di portarci nei boschi del Supramonte: “Le faccio vedere dei posti meravigliosi, una natura incontaminata”.

    Chiamò un amico, un signore di una certa età, barba bianca, occhiali scuri, montammo in quella macchina e da lì ci avventurammo verso i monti.

    “Mi raccomando – disse serio Graziano – non torni in questi posti da solo, non ne uscirebbe vivo! Lei saprà tutto di me, ma le voglio dire una cosa: nel ’62 mio fratello Giovanni fu assassinato, ero accecato dalla rabbia e dal dolore, avevo un temperamento focoso, entrai in un bar di Orgosolo, incappucciato e con un mitra, cercavo una persona, sparai e uccisi un uomo che non era però quello che cercavo. E’ stata l’unica volta che ho ucciso una persona”.

    Da allora ha avuto una vita intensa tra carceri, evasioni e rapimenti: “Sì, ma le posso garantire che non ho mai trattato male nessuno dei sequestrati. Le dirò di più, durante il sequestro di una signora una notte entrai nel rifugio con una torta, era il suo compleanno, rimase sbalordita. S’immagina una donna sola, impaurita che aveva perso la cognizione del tempo si trovò a festeggiare il compleanno che, immagino, non potrà mai dimenticare”.

    Fu un pomeriggio intenso, tra rocce, altipiani, una fatica incredibile dietro a quest’uomo, borsetta a tracolla. E un’energia da atleta. 

    Chissà se è scappato lì, nel “suo” Supramonte… .

    @RIPRODUZIONE RISERVATA

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