SAN CASCIANO – Non è un vicino di casa come tanti, arriva da lontano e ha una storia particolare e allo stesso tempo dal significato universale da raccontare e condividere.
Fatta spesso di un’intera vita lasciata alle spalle, viaggi lunghissimi e pericolosi a volte pieni di dolore attraverso la Libia e il Mediterraneo, verso l’Italia.
L’occasione è una cena speciale che diventa un viaggio e un incontro con il percorso di vita, difficile, che ha tracciato segni indelebili nel cuore dei 26 rifugiati ospiti del progetto di accoglienza del territorio di San Casciano.
E’ questo il cuore di “Indovina chi viene a cena”, l’iniziativa proposta da Oxfam Italia che gestisce il centro Sprar di San Casciano, lanciata in occasione della Giornata mondiale del Rifugiato in collaborazione con il Comune.

Una proposta che coinvolge direttamente le famiglie del Comune fino al 30 giugno, invitandole ad aprire le porte di casa e ad aggiungere un posto a tavola per condividere con i richiedenti asilo una serata speciale, fatta di solidarietà, amicizia, prospettive e desideri che vogliono ricostruire e aprire nuove strade verso il futuro.
Tante sono state le risposte e le adesioni raccolte dal team Oxfam che opera a San Casciano. Una quindicina le famiglie, che stanno ospitando e ospiteranno per vivere a tavola, attraverso quel grande “mediatore culturale” che è il cibo, l’esperienza che stimola conoscenza e socializzazione.
Tra i cittadini che hanno aggiunto un posto a tavola, c'è chi ha voluto esprimere un grazie pubblicamente, come le famiglie Becciolini e Crocchini, felici di aver avuto l’opportunità di incontrare due giovanissimi ragazzi che con gli occhi intrisi di malinconia e determinazione, si sono raccontati senza timore, si sono aperti confidando le loro vicissitudini, i loro viaggi della speranza dominati da violenza, paura, ma anche di voglia di farcela e uscire dal tunnel.
“Quando ho chiesto ad uno dei due ragazzi quale fosse il suo sogno più grande – sottolinea Nina Becciolini – mi sono sentita rispondere "il lavoro", e mi sono commossa al pensiero di quanta strada abbia dovuto percorrere al buio, solo al mondo, questo giovane dall’espressione intensa, severa e ferma, prima di arrivare a vedere la luce, il lavoro e la possibilità di risiedere nel nostro territorio da cittadino attivo sono il suo futuro”.
Anche per Grazia Becciolini e Gisella Crocchini l’esperienza si è rivelata forte e commovente.
“Tutti dovrebbero vivere una serata così bella e densa di emozioni – proseguono – aver ascoltato le loro storie, aver incrociato i loro sguardi in cui si leggono chiaramente vicende di sofferenza e povertà, ci fa sentire più vicini a loro, ci arricchisce umanamente, rafforza la rete solidale che unisce le persone e i loro destini, siamo tutti nella stessa barca”.

A coordinare l’iniziativa gli operatori del Centro Sprar di San Casciano, gestito da Oxfam.
“In nessun caso abbiamo assistito alle cene per consentire alle famiglie di creare l’atmosfera giusta e far sentire a loro agio gli ospiti – dichiara Marco Bruni operatore di Oxfam Italia – dopo aver raccolto le disponibilità da parte delle famiglie e predisposto un incontro preliminare, abbiamo lasciato massima libertà, il nostro obiettivo è quello di costruire una rete e favorire l’incontro tra le persone che da ora in poi, in alcuni casi, continueranno a frequentarsi, a prescindere dalla nostra mediazione”.
I richiedenti asilo del Centro Sprar di San Casciano sono giovani dai 18 ai 35, provenienti da Guinea, Gambia, Costa d’Avorio, Mali, Camerun, Senegal, oltre ad una famiglia georgiana e ad altri ospiti di origine afgana, pakistana e albanese.
“Un’iniziativa davvero lodevole – aggiunge l’assessore alle politiche per l'integrazione Consuelo Cavallini – che sta riscuotendo un grande successo a San Casciano, considerato il numero in crescita di adesioni che il Centro Sprar ha raccolto e continua a registrare, un’occasione che ha il suo valore aggiunto nel rituale, semplice e spontaneo, del mangiare insieme, cucinare, preparare, allestire una cena per i richiedenti asilo, ospiti che non conosciamo e con i quali intendiamo entrare in contatto, è un esempio virtuoso di comunità inclusiva e aperta, per abbattere i muri e i pregiudizi occorre fare rete e superare ogni paura investendo sulla cultura della reciprocità come risorsa e forma di arricchimento personale e collettiva”.
di Redazione
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