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sabato 26 Novembre 2022
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    “Mostro di Firenze”: rinvio a giudizio per chi produsse la fiction. Parla Francesca Calamandrei

    Nelle pagine della triste e macabra vicenda del “mostro di Firenze” non ci sono solo le giovani vittime orribilmente uccise, ma ci sono anche altre persone che si sono ritrovate per loro sfortuna nel “vortice” delle indagini.

     

    Alcuni miracolosamente usciti fuori senza danni, mentre altri hanno subito dei veri traumi, distrutti nella mente e nel fisico in modo irrimediabile. Dietro a queste persone ci sono i loro cari, costretti a lottare a distanza di tempo contro coloro che ancora oggi sollevano dubbi nonostante i giudici abbiano emesso sentenze di assoluzione.

     

    Tra queste persone c’è una donna tenace, pronta a difendere con tutte le forze possibili e immaginabili l’onore della sua famiglia, di suo padre, Francesco Calamadrei. L'ex farmacista di San Casciano che tardi, troppo tardi,il 21 maggio 2008 è stato assolto dall’accusa di essere stato il mandante di quattro degli otto duplici omicidi del “mostro di Firenze”. Assolto perché il fatto non sussiste.

     

    Una vicenda da inferno dantesco, in cui risplenono la forza e il coraggio della figlia del farmacista, Francesca Calamandrei (in foto con il padre il giorno dell'assoluzione), che ancora oggi lotta con tenacia e tanta sofferenza nel tutelare la famiglia e i suoi diritti. Francesca assistita dall’avvocato Gabriele Zanobini si è costituita parte civile poiché la fiction “Il Mostro di Firenze” andata in onda su Sky, Fox e Canale 5 nel 2009, diffama la memoria del padre Francesco.  Il Gazzettino l'ha incontrata.

     

    Francesca, il giudice Fabio Frangini ha rinviato a giudizio sei persone in merito alla fiction “il mostro di Firenze”.

    "Finalmente ha riscontrato che nello sceneggiato televisivo si raccontano atti mai compiuti da mio padre e gli si attribuiscono circostanze non vere, suscitando così nel pubblico l’idea che, diversamente dalla verità processuale, fosse effettivamente colpevole come mandante di alcuni dei duplici delitti".

     

    Una giustizia che arriva ancora una volta tardi.

    "Purtroppo per il mio babbo, che in primo e secondo grado dell’istruttoria si è sentito dire che era una fiction per cui non vedevano gli estremi per doversi  sentirsi “infamato”. Per ciò che mi riguarda, non ho mollato e mi sono costituita parte civile per andare in fondo alla vicenda, anche e soprattutto per i miei figli".

     

    Già, i suoi figli…

    "Voglio che sappiano che mi sono battuta e che ho tentato di tutto per fare valere i nostri diritti e difendere l’immagine del nonno e della sua famiglia. Non mi arrenderò mai per i torti che abbiamo subito. Si chiama “diritto d’onore” quello che spetta alla mia famiglia e all’immagine del mio babbo. E anche della mia mamma, perché nel film menzionato c’è anche il suo nome e cognome. Con quale diritto? Con quale autorizzazione? Perché una cosa è il diritto di cronaca e un’altra inventare una storia e delle scene solo per indurre il pubblico a credere qualcosa che mai è avvenuto. Nonostante una sentenza già pubblicata".

     

    Che cosa pensava suo padre della fiction in questione?

    "Ormai sconsolato dopo tutto quello che aveva subito malgrado l’assoluzione mi disse: "Visto Francesca, cosa è la sentenza? Carta igienica, infatti ci si sono puliti il sedere per produrre il film. Oggi cosa pensi che creda la gente fuori?"".

     

    A San Casciano sono davvero pochi quelli che credono che suo padre fosse colpevole.

    "Non mi preoccupa cosa pensano a San Casciano, ritengo sia stata invece una gran fortuna abitarci perché nessuno ha mai fatto niente per far sentire scomodo il mio babbo, anzi…Eanche per i sancascianesi questo processo deve essere portato avanti, perché nel film sono stati offesi anche loro. Che immagine collettiva viene proposta? Confesso che il dolore è tanto e, forse perché fra poco è un anno che il babbo è morto (Calamandrei è deceduto il 1 maggio 2012, n.d.r.), sento che ho ancora molto da “smaltire”, ma per fortuna ho la mia famiglia e l’intenzione di continuare a far valere i miei diritti. E poi ammetto che ho anche un caratteraccio, dico sempre quello che penso, ma almeno non mi faccio sopraffare dalla rabbia e da tutte le tristi vicende che hanno coinvolto la mia famiglia".

     

    La prima udienza contro la casa di produzione della  fiction si terrà il 14 marzo 2014: tempi non proprio brevi, ma Francesca è una donna forte e l’ha dimostrato ancora una volta.

    di Antonio Taddei

    © RIPRODUZIONE RISERVATA

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