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mercoledì 8 Dicembre 2021
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    L’importanza di San Casciano nella vita di Machiavelli. Il mercato, la gente e la natura

    Enigmi, misteri e punti oscuri di uno dei personaggi storici più importanti al mondo e ancora oggi può darci risposte: ce lo racconta Sandro Landi

    SAN CASCIANO – Il Chianti è terra di grandi storie e di grandi personaggi. San Casciano, in particolare, è “il luogo importante” vissuto da Niccolò Machiavelli che qui, ispirato dal contesto storico, dalla gente e dalla natura, scrisse le sue opere più famose.

    Siamo andati a trovare il professor Sandro Landi, nella sua casa di Sillano, fra San Casciano e Greve in Chianti, dove trascorre l’estate, per farci raccontare, in modo semplice, chi fu quest’uomo, cosa voleva dire e cosa oggi rappresenta.

    # A San Casciano nasce un festival dedicato al pensiero di Niccolò Machiavelli

    Sandro Landi, fiorentino, ma di origini grevigiane, laureato a Firenze in Storia, è partito molto giovane per la Francia, “per amore” e per una carriera importante. Oggi è professore ordinario di Storia moderna presso l’università di Bordeaux.

    Specializzato in Storia del Settecento, dal 2000 si è dedicato ad uno studio e un approfondimento inedito su Machiavelli, la sua vita, le sue opere e la loro interpretazione. Nel 2017, dopo tanti anni di ricerche, ha pubblicato un libro, “Lo sguardo di Machiavelli”.

    Chi è stato Machiavelli al suo tempo?

    “Molto complesso dare questa risposta, è un tema molto discusso tra gli storici ancora oggi. Ci sono molti punti oscuri nella vita di Machiavelli. Chi fosse realmente non si sa. Non è chiaro come avesse avuto la possibilità di accedere a determinate cariche pubbliche, forse attraverso conoscenze e scambi di favori. Certo è che Machiavelli è uno di quei casi in cui il morto oggi è più importante di ciò che fu da vivo. Il suo post-mortem è senza misura assolutamente più importante di quello che lui fu in vita”.

    Cosa sappiamo della sua vita?

    “Non si sa quasi nulla della prima fase della sua vita. E’ certo che non ebbe accesso agli studi universitari. Conosceva sì il latino ma non era un latinista. Per ragioni ancora quasi sconosciute, giovanissimo, a 30 anni, riuscì a ricoprire il ruolo di “secondo segretario” della Repubblica Fiorentina del 1500. Si occupò dunque di una carica “secondaria” nello Stato ma, allo stesso tempo, un ruolo importante attraverso il quale riuscì a tessere una rete di conoscenze ampissima. Fu uomo centrale nell’apparato dello Stato che aveva tutta la corrispondenza con gli ufficiali periferici della città e scriveva a tutti per avere informazioni. In uno stato in dissoluzione si trova spesso sui fronti di guerra e viene mandato più volte all’estero per rappresentare la Repubblica. Un uomo estremamente abile, che ci sapeva fare nelle pubbliche relazioni. Di penna facile. Conosceva i segreti di tutti”.

     

    Cosa ha fatto di così importante?

    “Ha scritto. Se Machiavelli è diventato un personaggio così importante è perché, nel 1512, finita la Repubblica, venne licenziato e da “disoccupato”, ritirandosi a San Casciano, cominciò a scrivere le sue opere. Scrisse tantissimo, lettere, opere e trattati. Nel 1527 muore di peritonite, povero, solo. La sua morte non fa neanche notizia. Dopo di che, nel 1532, uno stampatore decide di pubblicare alcuni suoi manoscritti, tra cui “Il Principe”. Da qui Machiavelli diventa, nei decenni, il Machiavelli importante di cui parliamo e che studiamo. Un personaggio che ancora oggi, se interrogato, parla e risponde su temi profondi e attuali. Possiamo dire che sia un “morto-vivente” un morto che parla. La vita e il pensiero di Machiavelli dopo la sua morte sono enormi”.

    Qual è la vera casa di Machiavelli?

    “Non la grande villa. In realtà il problema è che nell’Ottocento si aveva bisogno per forza di dare onorevole dimora alle personalità. Dunque Machiavelli non visse mai nella grande villa in via degli Scopeti, che tra l’altro è una costruzione, per come la vediamo oggi, del 1800, ma bensì nella casa di fronte, molto più umile. La casa era già chiamata ai suoi tempi l’Albergaccio perché fu storica sosta di ristoro e ostello sulla via Romea, importante strada che univa Firenze (a solo 8 miglia) a Siena”.

    Che rapporto aveva Machiavelli con il borgo e Castello di San Casciano?

    “Machiavelli in alcune lettere scrive proprio di San Casciano. In una lettera descrive una tempesta terribile, che lui in realtà non vide perché l’evento meteorologico avvenne nel 1456, ma che lo colpì moltissimo; ne raccoglie informazione e ne tramanda memoria. Cita luoghi a noi familiari e racconta che si abbatté sul territorio un enorme turbine che distrusse boschi, case e chiese e rasentò Sant’Andrea in Percussina. Ci racconta poi che San Casciano, all’epoca castello fortificato, era l’unica possibilità di salvezza in caso di guerra per tutto il contado che avrebbe dovuto raggiungere il borgo per chiudersi dentro le mura. La cosa interessante su San Casciano è scritta poi in un’altra lettera all’amico Vettori: “…come le cose stanno, se voi andate qualche volta, hora che siete in villa, a San Casciano, lo dovete intendere quivi..”. In pratica voleva dire che se vuoi sapere cosa accade nel mondo basta che tu vada al mercato a San Casciano. Qui c’era un mercato importante che, già all’epoca, era luogo non solo di commercio ma soprattutto di scambio di informazioni. In particolare dal nostro borgo nel 1500, arrivava ogni tipo di notizia in quanto punto nodale sulla via principale per muoversi da Firenze a Roma”.

    Il pozzo al centro di Sant’Andrea in Percussina, davanti all’Albergaccio e alla Villa

    Quando è stato importante San Casciano e Sant’Andrea in Percussina, nella sua vita?

    “Credo fondamentale. Senza il ritiro sulle nostre colline, non sappiamo se Machiavelli avrebbe scritto cose così importanti. Lui ebbe doppia anima. Fu un cittadino perfetto: in città stava bene tra il lavoro e le chiacchiere. Ma allo stesso tempo, sentì il bisogno di “essere discosto da ogni viso umano”. In sostanza stava bene a San Casciano perché solo qui aveva la possibilità di immergersi nella natura e allo stesso tempo poteva frequentare persone diverse. Il contesto gli permetteva di immergersi in una realtà diversa, più semplice, a tratti più “primitiva”. Ne trasse molta ispirazione. Lui stesso ci dice che proprio solo quando sta in Villa a Sant’Andrea riesce a scrivere. Uno spazio tutto per sé, a contatto con la natura e con individui al margine della comunità urbana. Il beccaio, i boscaioli, l’oste, la gente che passa. Lontano dai modi urbani e da tutta la falsità che è legata al mondo cittadino”.

    Chi è Machiavelli per noi, oggi?

    “Le sue opere, tra cui in particolare “I discorsi” e “Il Principe”, (quest’ultimo è uno dei libri tradotti in più lingue al mondo), sono letti e utilizzati da sempre “in tutte le salse”. C’è un Machiavelli per i manager attuali, c’è stato un Machiavelli fascista con Mussolini che ha fatto una prefazione de “Il Principe”. Fu libro sul comodino di Hitler. “Il Principe” è stato letto anche da Ho Chi Minh. Oggi, invece, nel nostro contesto storico, si legge e si studia Machiavelli repubblicano, come rappresentante della libertà, della democrazia. Purtroppo si è sempre presa la voce di Machiavelli e si è fatto parlare in base agli interessi del momento, estrapolando pezzi qua e là all’occorrenza. “Il Principe” rimane un enigma. Ma è certo invece, che ognuno ha pensato di trovare in Machiavelli, la risposta giusta per qualsiasi problema, in qualsiasi periodo storico fino all’attualità”.

    Professor Landi, da storico, cosa ritiene sia importante del pensiero di Machiavelli oggi?

    “Machiavelli ha visto nel suo tempo le varie facce della realtà: guerra e pace, poveri e signori, gente di città e gente di campagna. Nei suoi scritti, politici, poetici e comici, ha descritto tutte le sfaccettature della realtà che vedeva intorno a sé. E’ stato il primo ad occuparsi di un tema fondamentale e attualissimo: l’aggregazione delle persone. Dunque oggi è importante perché si cercano nel suo pensiero, le risposte per il futuro della democrazia. Il bello di Machiavelli è che ha un pensiero assolutamente vario e contradditorio. Complesso e non riducibile a nessuno schema preconcetto. Ritroviamo in lui una ricchezza infinita. Quello che sto cercando di fare io, da storico, è cercare di capire cosa realmente volesse dire, senza imporgli forzature di sorta e utilità. Noi storici dobbiamo rispettare i morti. Senza idee preconcette”.

    Il fine giustifica i mezzi? Lo ha detto? E se si, qual è il significato di questa frase?

    “Un tema molto attuale. Sì, Machiavelli lo pensava e, anche se non con questa precisa frase, lo scrisse nel 18esimo de “Il Principe”. Potrei tradurre quei versi con: “Gli uomini giudicano più con gli occhi che con le mani. Tutti possono vedere ma pochi toccano la realtà. Tutti vedono come tu appari ma pochi sentono davvero chi sei. Nelle azioni di tutti gli uomini si guarda al fine. Conta più fare una cosa fino in fondo che non farla affatto”. Il fine giustifica i mezzi dunque vuole passare il concetto che hanno senso soltanto le cose che si finiscono, comunque siano finite. Conta più un atto compiuto nella sua interezza piuttosto che i mezzi che si usano per realizzarlo e per raggiungere quel risultato. Solo le cose che sono fatte hanno un senso. Una cosa non fatta non ha alcun senso. Tra l’altro questo è un pensiero antico e molto pragmatico dei fiorentini e si ritrova anche in Dante, nell’Inferno. In fiorentino sarebbe il famoso detto “cosa fatta capo ha”. E’ meglio fare una cosa e pentirsi che pentirsi di non averla fatta”.

    Perché oggi è importante conoscere Machiavelli?

    “Non dobbiamo dimenticarci che è un uomo morto 500 anni fa. Non è un uomo del nostro tempo e c’è una distanza anche linguistica che va compresa. Ma, se si è capaci di ascoltarlo (e non è una cosa facile perché è un autore molto difficile e complesso), può darci risposte a problemi estremamente attuali. Può essere una grande risorsa per ognuno di noi. Perché fu un uomo del popolo che seppe parlare di popolo. Sintetico, preciso, pragmatico, pungente, riuscì a vedere i problemi del passato ma che per degli aspetti sono anche i nostri. Fu il primo ad interessarsi agli aggregati umani: quali emozioni muovono un gruppo di persone? Quali sono le paure, le speranze? Siamo in piena attualità e quasi nel campo della psicologia. Machiavelli è un morto vivente e parlante, sicuramente capace di darci delle risposte molto interessanti su quello che stiamo vivendo e forse su quello che vivremo”.

    Professor Landi, perché l’affascina Niccolò Machiavelli tanto da dedicare anni al suo studio?

    “Ho cominciato a studiare Machiavelli perché è un personaggio affasciante che ancora oggi si può interrogare su questioni “non poste”. Nel tempo si è studiato Machiavelli sempre allo stesso modo, ponendo a questo “morto” sempre le stesse domande. Lui quindi ci ha risposto sempre allo stesso modo. Ma Machiavelli è molto di più. Può darci altre risposte. La domanda che gli pongo io è: che cos’è quella che è in termini moderni si chiama l’opinione pubblica per un uomo del Cinquecento?. Se oggi vogliamo parlare con Machiavelli dobbiamo fare lo sforzo di leggerlo rispettando la distanza e il linguaggio diverso dal nostro. Riscoprirlo con lentezza senza cercare di non attualizzarlo. Ascoltando le sue risposte spesso trasversali e complesse.
    Machiavelli può darci molte risposte in relazione al nostro presente e chissà, anche al nostro futuro”.

    @RIPRODUZIONE RISERVATA

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