SAN CASCIANO – Si sono concluse lunedì sera, al Teatro Niccolini di San Casciano, le celebrazioni del Festa della Liberazione con il festival “Resistenze”, un appuntamento che ha saputo andare oltre la memoria storica per interrogarsi sul presente.
La serata non è stata soltanto una commemorazione della Resistenza, ma un’occasione per riflettere su cosa significhi oggi “resistere”.
Resistere alle narrazioni dominanti, alle semplificazioni, alla paura costruita; resistere alle logiche del potere che orientano il racconto della realtà; resistere, soprattutto, per chi non ha voce – migranti, persone ai margini, individui costretti ad attraversare guerre e confini, continuando a vivere nuove forme di resistenza anche dopo l’arrivo.
Il percorso della serata si è aperto con un videomessaggio di Roberto Saviano, che ha salutato il festival sottolineando il valore più profondo della parola “resistenza”: opporsi contro, restare saldi, essere lì mentre tutto sembra crollare, mentre tutto viene portato via velocissimamente non farsi ingannare e condividere storie: capire che la cosa più importante che possa contraddistinguere il nostro destino di Sapiens è non farsi ingannare, provare a rendere migliore questo spazio e dirsi anche che resistere è possibile solo se non si è soli.
Un invito a riconoscere nella dimensione collettiva la condizione necessaria perché il resistere sia possibile.
A seguire, è salito sul palco Hashim, giovane migrante afgano accolto nel sistema territorio, che ha raccontato il suo viaggio verso l’Italia dopo la presa di Kabul da parte dei Talebani, avvenuta il 15 agosto 2021.
Hashim, che adesso vive con la sua famiglia a Mercatale ha regalato al pubblico una testimonianza intensa, accompagnata da immagini, che ha restituito uno sguardo diretto sulle conseguenze umane dei conflitti.
La serata è proseguita con il corto teatrale “Jeremy” in cui, Marco Borgheresi ha richiamato l’attenzione sul tema della guerra osservata nella sua dimensione più intima e familiare.
Dopo una pausa conviviale, il festival si è concluso con “L’Ornitorinco” che ha visto in scena Samuel Osman e Emiliano Terren.
Uno spettacolo che ha affrontato il tema della manipolazione del racconto, delle scelte collettive e della responsabilità individuale.
Con il Festival Resistenze il pubblico ha assistito a un teatro capace di muoversi fra scelte collettive e responsabilità individuale, capace di muoversi in equilibrio tra ironia, grottesco e pensiero critico, offrendo spunti di riflessione attuali e necessari: non solo come un momento di memoria, ma come spazio vivo di confronto sul presente.
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