SAN CASCIANO – Proprio nei giorni in cui Confcooperative lancia l'allarme mosca, dicendo alle imprese agricole di controllare bene gli oliveti, con il sancascianese Luigi Calonaci, che di olivi se ne intende, andiamo a scoprire, come dice lui, "un'olivicultura con produzioni di alta qualità e buona quantità nell'ettaro olivato del territorio della Toscana centrale". Un progetto che lui ha definito "Oltre il Bio".
"Da tempo – inizia Calonaci – ritengo che fare olivicultura nel territorio interno toscano sia difficoltoso, economicamente parlando, salvo alcune nicchie, vista la bassa produttività ad ettaro negli oliveti tradizionali. Difficilmente si superano le medie di 35 quintali ettaro (media decennale) anche negli appezzamenti gestiti con criterio. Da queste produzioni non se ne trae una gestione economica positiva".
"Riflettendo su questi dati – continua – da una decina di anni a questa parte ho ritenuto di consigliare a diverse aziende agricole di impiantare oliveti (con le nostre cultivar autoctone) inizialmente con sesti 6 x 6 o 6 x 5 in forma abbastanza libera, per entrare in produzione al terzo quarto anno. Poi, nel quinto sesto anno portati a vaso policonico a quattro branche cipressoidali, cosi le definivano i potini della Fattoria Il Corno, preparati dal grande maestro Roventini".
"Purtroppo – ammette – questi impianti, anche se meravigliosi da un punto di vista produttivo per pianta e ammirevoli esteticamente, non hanno dato produzioni ad ettaro superiori ai 35 quintali sopracitati. In comparazione a questi impianti abbiamo intrapreso la strada dell'intensivo e superintensivo, sempre con le nostre varietà toscane, definendolo impianto agevolato. Un paio di questi impianti sono entrati in questa annata in decima foglia: vengono potati ogni anno agevolmente da terra, la raccolta agevolata in diversi metodi, trattati tempestivamente in post raccolta e post potatura, la produzione raggiunge la media di 70 quintali ettaro dopo il terzo anno, un appezzamento è irriguo inerbito, l'altro in asciutto, questo con lavorazioni del terreno ripetute".

"Le piante dei due appezzamenti superintensivi – prosegue dando un'ulteriore indicazione – non manifestano sintomi di nessun tipo, hanno l'aspetto di una branca singola di pari età. Oltre a questo due titolari di azienda hanno creduto in una mia idea e da loro abbiamo realizzato l'oliveto oltre il bio; si tratta di copertura in oliveti a filare con reti antiinsetto monofila. Il 30 luglio scorso abbiamo le prime risposte di questo lavoro: in un oliveto di mezzo ettaro con piante di quattro anni, gia in produzione della cultivar Leccio del Corno nostro clone. Abbiamo eseguito il terzo controllo alle trappole con feromoni per la mosca, il risultato ci dà una media settimanale di nove catture per trappola negli olivi esterni alle reti, mentre le tre trappole all'interno delle reti ci danno solo due catture in una trappola nella prima settimana di monitoraggio".
"L'incoraggiamento ad intraprendere il tentativo delle reti – dice ancora Calonaci – mi venne da una prova fatta da un privato nella zona di Cortona, che si protrae da ben 6 anni. In quel caso la copertura è su olivi tradizionali e i risultati di stop mosca sono sempre stati positivi, compresa la tremenda stagione 2014. Inoltre un paio di anni dopo apparve un articolo su una rivista di settore: si trattava di una prova eseguita dalla Università di Ancona. I risultati comparativi del suddetto lavoro con copertura di reti non davano nessun elemento negativo, quindi la mia convinzione si consolidò ancora di più e feci di tutto per riportare il tutto a pieno campo".
Perché "Oltre Il Bio"? "Per il fatto che in un campo di questo tipo – risponde Calonaci – esente da insetticidi e concimazioni chimiche, soltanto due volte l'anno un basso dosaggio di rame, si può creare veramente una produzione di alto livello qualitativo, collegata ad una biodiversità dell'appezzamento. Di fatto in questo primo oliveto verrà fatto un inerbimento mirato con la semina di una leguminosa duratura nel tempo; inoltre questa pianta erbacea ha un potenziale notevole in quanto mellifera (sui fiori di questa dalla prossima primavera circoleranno le api di una decina di arnie localizzate nello stesso campo)".
"Il 27 luglio scorso – dice ancora – sono avvenute notevoli grandinate nel territorio, con danni importanti a vigneti ed olivet. Anche l'Azienda Agricola Fedi Antonella dove si trova l'oliveto coperto con le reti ha subito le conseguenze della grandine. Dopo questo evento abbiamo potuto verificare la capacità della rete, che oltre all'effetto anti insetto ha anche quella di totale antigrandine. Questi risultati inducono il sottoscritto, e in particolare i proprietari delle due aziende che hanno intrapreso questo percorso, a proseguire nella messa a dimora di altre 2.400 piante di olivo in altri appezzamenti. Il metodo sarà il medesimo impiantando però molte più cultivar, tutte toscane, da diversi cloni di Frantoio al Rossellino, il Morcone, tanto Maurino ed altre".
"Questo allargamento varietale – rimarca Calonaci – è stimolato da una ulteriore caratteristica della rete: il suo contatto con la vegetazione ha un effetto brachizzante riducendo drasticamente l'emissione di vegetazione assurgente come i "succhioni". Sono dunque convinto che cultivar meno adatte all'intensivo rispetto al Leccio del Corno o al Maurino, per quell'effetto possono essere adattate ad impianti molto più fitti".
"Nei prossimi mesi – conclude Calonaci – ottobre novembre, credo di poter dare dati più precisi, sia per quanto riguarda la produzione di questa annata, ma anche per i costi e dati di ammortamento per la realizazione di quanto abbiamo fatto e stiamo facendo. Intanto ringrazio i tantissimi che stanno facendo questo percorso insieme a me".
di Redazione
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