Addio Renato Gamannossi, testimone dei “lavori forzati” dai tedeschi a Mercatale

Fu fra le 200 persone costrette a costruire strade dentro al Pian del Melograno per far passare i mezzi pesanti

SAN CASCIANO – All’età di 94 anni è venuto a mancare, nella sua casa di San Casciano accanto a tutti i suoi cari, Renato Gamannossi.

 

Ci occupammo di lui nell’aprile del 2018 quando venimmo a sapere che nel ’44 fu tra le 200 persone, di San Casciano e Mercatale, compresi dei prigionieri fatti a Orvieto dai tedeschi, costrette a lavorare nel Pian del Melograno, a pochi chilometri da Mercatale.

 

Nel mezzo al bosco lavoravano per costruire strade con i sassi e i mattoni in cotto del Ferrone, per consentire ai mezzi pesanti tedeschi di costruire un deposito di armi.

 

Lì fu portato una mattina dell’aprile del ‘44 da due carabinieri, dopo che la sera prima era stato fermato in un bar di Mercatale mentre prendeva un caffè con un caro amico che era tornato da Cassino per una licenza.

 

"Lavoravamo dalle 7 alle 18 – ci raccontò Renato, che tra l’altro ha scritto tutto su un diario – con solo un’ora di tempo per mangiare. Un soldato tedesco ci confidò che il deposito sarebbe stato smantellato a breve, in quanto si sarebbero avvicinati a Firenze. Non sapevamo se anche noi saremmo stati portati via con loro, il rischio era tanto".

 

"Nei primi giorni di luglio – ci raccontò ancora Renato – una mattina, intorno alle 11, sentimmo un aereo abbassarsi sulle nostre teste, il tedesco che ci sorvegliava mentre lavoravamo gridò di buttarci giù. Fu un inferno, oltre ai proiettili cadevano anche i bossoli e tronchi di pino e cipresso, ci buttammo tra le scope e strusciando tra queste arrivammo fino a una fonte d’acqua".

 

QUELLO CHE RESTA – Dopo il disboscamento del Pian del Melograno

 

"Ero pieno di sangue – ricordava – mi sciacquai alla meglio riuscendo a raggiungere casa in località i Cofferi. La mattina dopo mi ripresentai ai tedeschi come mi avevano suggerito i miei genitori. Chiesi se in quell’incursione dell’aereo c’erano stati dei morti o dei feriti, per fortuna non successe nulla di tutto ciò. Ma i tedeschi non si sentivano più sicuri, tanto che decisero di smantellare il deposito. A un certo punto mi si avvicinò un uomo di circa 60 anni che mi disse: “Ragazzo cerca di scappare quando si allontana il soldato, perché stasera potrebbe essere troppo tardi. Lo stesso è già successo a Orvieto, dove molti di noi sono stati fatti prigionieri!”. Le sue parole m’impressionarono e appena il soldato tedesco di guardia era impegnato a fare manovra a un mezzo, quell’uomo mi fece cenno di scappare. Non ci pensai un attimo, mi precipitai nel bosco e non feci più ritorno nel Pian del Melograno".

 

Solo dopo tanti anni Renato, accompagnato dai suoi familiari, è tornato in quel bosco ritrovando quelle strade che sotto la minaccia delle armi aveva faticosamente contribuito a costruire.

 

Il disboscamento del Pian del Melograno operato in questi ultimi mesi ha cancellato quel che rimaneva delle strade e delle buche per le munizioni, il tutto protetto negli anni dagli alberi e dal sottobosco.

 

Ricordandoci però del lavoro di Renato e di tanti altri prigionieri, siamo andati a vedere se qualcosa era rimasto e fortunatamente qualcosa c’era.

 

Lo abbiamo ripulito e messo una fettuccia. Per delimitarlo e conservare questa memoria, che oggi vogliamo dedicare a Renato Gamannossi.

 

I cui funerali si terranno nella chiesa Collegiata della Propositura giovedì 20 giugno alle 9.30.

di Antonio Taddei

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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