Padre Rosario Landrini, 40 anni di sacerdozio: “Il Vangelo è vicinanza. La mia missione è stata esserci”

Sabato 25 luglio la comunità di Montefiridolfi (di Fabbrica e del Bargino) celebrerà un traguardo di un uomo speciale. Arrivato nel 1989 quando aveva 35 anni: una storia di fede, affetto, amore

MONTEFIRIDOLFI (SAN CASCIANO) – Quando arrivò a Montefiridolfi, nel 1989, padre Rosario Landrini pensava che sarebbe stata soltanto una parentesi del suo percorso sacerdotale.

Aveva appena 35 anni e l’allora cardinale di Firenze, Silvano Piovanelli, gli aveva affidato la parrocchia di Santa Cristina come incarico da seguire nei fine settimana, mentre durante la settimana avrebbe potuto continuare gli studi a Roma.

Ad accoglierlo trovò un vecchio parroco che lasciava la comunità dopo quarant’anni di servizio. Era commosso, con le lacrime agli occhi, mentre raccontava la sua esperienza.

Padre Rosario ascoltava e dentro di sé pensava: “Io altri quarant’anni qui non ci sto davvero”.

La storia, però, ha preso una strada completamente diversa. Quella che doveva essere una presenza temporanea è diventata una vita intera condivisa con una comunità che, nel tempo, è diventata una famiglia.

Durante una celebrazione a Fabbrica

Dalla Lombardia alla Toscana, passando dagli oratori

Originario di Boario Terme, in provincia di Brescia, padre Rosario nasce in una famiglia numerosa, composta da sette fratelli.

Insieme a un fratello entra nel seminario di Brescia, che in quegli anni rappresentava anche una grande opportunità di studio: erano circa 950 i ragazzi presenti nella struttura.

Rimane in seminario fino alla fine del liceo, poi decide di proseguire un altro percorso. Il fratello aveva già lasciato il seminario e anche lui sceglie di uscire. Si iscrive all’università a Padova e poi consegue la laurea in Pedagogia a Udine durante il servizio militare.

Dopo il servizio militare arriva un incontro destinato a cambiare la sua vita. Frequentando l’Oratorio di San Filippo Neri a Brescia conosce un sacerdote, superiore dell’Oratorio San Filippo Neri di Firenze, che lo porta a Firenze proprio nello storico Oratorio di piazza San Firenze.

È un’esperienza che lo affascina profondamente e che contribuisce a far maturare la sua vocazione. Il 27 marzo 1986 viene ordinato sacerdote. Tre anni dopo arriva a Montefiridolfi.

L’oratorio e la costruzione di una comunità

Il primo impatto con il paese è quello di una comunità che aspettava un sacerdote giovane. Padre Rosario si rende subito conto della presenza di tanti ragazzi e pensa che sia necessario creare un luogo dove possano incontrarsi e crescere insieme.

Con l’aiuto di alcuni collaboratori, tra cui padre Carlo, nasce l’idea di un oratorio, ispirato alle esperienze vissute a Brescia e Firenze. In quei primi anni padre Rosario faceva avanti e indietro dalla città, dove risiedeva proprio all’Oratorio di San Filippo Neri.

Accanto a lui c’è anche un giovane di quindici anni circa, Massimiliano Gori, che già allora collabora nella vita della parrocchia e nel coro di Santa Cristina.

Tra i due nasce un rapporto di grande fiducia: padre Rosario gli affida persino le chiavi della chiesa, certo che al suo arrivo avrebbe trovato tutto pronto e organizzato nei minimi dettagli.

Quel ragazzo avrebbe seguito una strada simile alla sua, diventando sacerdote e arrivando poi alla guida della Propositura di San Casciano, dove quest’anno ha celebrato i suoi 25 anni.

L’INTERVISTA / Don Gori: “Se mi chiedono com’è stato fare il prete a San Casciano? Facile”

La crescita della comunità porta anche alla necessità di trovare uno spazio più adeguato. Insieme al consiglio pastorale viene individuata una struttura che oggi è il circolino.

Il ricordo di padre Rosario è ancora molto vivo: entrando nella grande sala gli indicarono il soffitto, dove c’era un enorme buco. Era tutto da rifare.

Servivano risorse economiche e fu acceso un mutuo, con l’aiuto decisivo anche del cardinale Piovanelli, che firmò i documenti necessari per la banca. Ma soprattutto fu fondamentale il lavoro di tanti volontari che si rimboccarono le maniche.

Oggi, a distanza di anni, quel progetto è diventato una realtà solida: gruppi del sabato sera, iniziative, momenti di aggregazione e attività che coinvolgono ragazzi e genitori. Una comunità capace di camminare anche oltre la presenza del sacerdote.

Con il proposto emerito don Renzo Pulidori e don Gori

L’accoglienza dei senegalesi: una scelta diventata storia

Tra i ricordi più significativi di padre Rosario c’è anche quello del 1991, quando Montefiridolfi accolse un gruppo di persone provenienti dal Senegal.

In un piccolo paese rurale non era una scelta scontata. Fu il cardinale Piovanelli a chiedere alle comunità di aprire le proprie porte, ma inizialmente non fu semplice.

“Nessuno disse subito di sì – racconta padre Rosario – ma piano piano lavorai perché questa ospitalità si realizzasse”.

A distanza di oltre trent’anni, quella decisione è diventata una storia di integrazione. Quelle famiglie sono rimaste, sono arrivati figli e nipoti, molti lavorano nelle fattorie della zona e sono parte integrante della vita del paese.

“Pur restando musulmani – racconta padre Rosario – si occupano anche della chiesa. I loro ragazzi giocano a pallone con la squadra di Montefiridolfi. È la dimostrazione che basta aprire le proprie porte, non avere paura dell’altro”.

“Il Vangelo è vicinanza”

Ma se c’è una parola che più di tutte racchiude il modo di vivere il sacerdozio di padre Rosario è una sola: esserci.

“La cosa più importante è stata essere presente per queste persone – racconta – per chi fatica ogni giorno, per chi vive momenti difficili, per chi ha problemi in famiglia. Anche soltanto suonare un campanello e chiedere “come va?” o “dove vai in vacanza?” significa annunciare il Vangelo”.

Per lui la fede passa prima di tutto dalla vicinanza. “Il Vangelo è questo: esserci”.

E proprio per questo Montefiridolfi è diventata molto più di una parrocchia. “È diventata la mia grande famiglia – dice – una comunità che mi ha dato la possibilità di svolgere la mia missione sacerdotale”.

Nel suo cammino ricorda con particolare affetto anche Massimiliano Pescini, conosciuto negli anni in cui era sindaco.

Una persona che definisce fondamentale, dotata di una grande ricchezza interiore e di una profonda religiosità.

“Aveva questa grande capacità di ascoltare – racconta – e con lui le conversazioni erano sempre ricche di stimoli. Mi stuzzicava”. Alla luce di tutto questo posso affermare anch’io come don Massimiliano… fare il prete è stato facile”.

Da sinistra: Massimiliano Pescini, scomparso nel maggio 2024; padre Rosario; don Massimiliano Gori

Una festa per celebrare quarant’anni di storia

Quarant’anni di sacerdozio, per padre Rosario, sono soprattutto quarant’anni di incontri: “Sono stati una grazia, soprattutto dal punto di vista umano, vissuti accanto alle persone, nella comunità di Montefiridolfi, che è stata una grande famiglia allargata e mi ha dato tanti esempi di umanità e fraternità”.

Sabato 25 luglio la comunità si riunirà per celebrare questo importante anniversario con una Santa Messa dedicata ai quarant’anni di sacerdozio di padre Rosario (che qualche anno fa è strato incaricato di seguire anche la parrocchia del Bargino), e ai 25 anni di sacerdozio di don Massimiliano.

La giornata proseguirà con la processione, un’ apericena e i tradizionali fuochi d’artificio di Santa Cristina.

Una festa per ringraziare un sacerdote che, arrivato pensando di fermarsi poco, ha finito per dedicare quarant’anni della sua vita a una comunità che oggi sente profondamente sua.

Montefiridolfi, la grande settimana dei festeggiamenti di Santa Cristina (fino ai “fochi” del 25 luglio)

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