CERBAIA (SAN CASCIANO) – Una grande festa al Convitto Ecclesiastico di Firenze dove don Giulio Andreini ha festeggiato nei giorni scorsi i suoi 100 anni.
In tantissimi hanno un bellissimo ricordo di lui che per circa quarant’anni è stato parroco della chiesa di Santa Caterina a Cerbaia, frazione del comune di San Casciano.
Siamo andati a trovarlo nella struttura dove risiedono i sacerdoti anziani e non autosufficienti, assistiti da personale specializzato e dalle suore.
Don Giulio, prima di tutto le portiamo i saluti dei suoi parrocchiani di Cerbaia che la ricordano con tanto affetto e gli auguri per i suoi 100 anni. La troviamo bene!
"Non c’è male, soffro di vertigini, ma nonostante tutto cerco di farcela.
Aveva mai immaginato di tagliare il traguardo di un secolo di vita?
"Non me lo aspettavo davvero".
Dov’è nato?
"Alle due Madonne, tra Lastra e Ponte a Signa da Gino Andreini e Maria Sguanci".
Figlio unico?
"Ho avuto due sorelle, Anna e Rina".
Quando entrò don Giulio in seminario?
"All’età di 11 anni, a Firenze non c’era posto in seminario, così fui mandato nel Mugello a Firenzuola, dove feci cinque anni di ginnasio, mentre gli studi liceali e di Teologia li ho fatti nel seminario maggiore di Castello a San Frediano; infine il 25 giugno 1944 in piena guerra, fui ordinato sacerdote dal cardinale Elia Dalla Costa e cantai la prima messa al suono delle campane e cannonate nella chiesa di San Martino a Gangalandi a Lastra a Signa. Erano momenti davvero difficili e di grande sofferenza, addirittura la nostra famiglia ha vissuto momenti di grande apprensione quando il mio babbo Gino fu gravemente colpito da una scheggia di una bomba mentre stava uscendo per andare a comprare le sigarette da distribuire agli amici".
Dove si trovava?
"Al convento di Santa Lucia e dal Monte Albano i tedeschi sparavano le cannonate, una colpì la scalinata del convento e una scheggia ferì gravemente alla testa il babbo. Fu portato all’ospedale di Siena, in quel periodo non potevamo andare a trovarlo, tanto che non avevamo più notizie di lui. Dopo qualche mese lo vedemmo tornare a casa. Gli avevano salvato la vita a Siena".
Da giovane sacerdote quale chiesa le fu assegnata?
"Dal ’40 al ’45 sono stato cappellano a Santa Maria al Pignone poi il cardinale Elia Dalla Costa mi convocò per assegnarmi la parrocchia di San Jacopo ad Avane nell’empolese. Una parrocchia difficile per il forte orientamento politico degli abitanti, i sacerdoti non erano ben visti. Durante una vigilia di Natale tentarono di dare fuoco alla mia auto, una Topolino che avevo parcheggiato accanto alla casa colonica di un contadino, vicino alla capanna dove era piena di granturco. Ricordo che avevo fatto anche il pieno di benzina; fu il tabaccaio che abitava di fronte ad accorgersi delle fiamme riflesse nello specchio della camera da letto. Di corsa venne ad avvisarmi e insieme riuscimmo a spengere le fiamme e a salvare la macchina, ma anche l’abitazione".
Con che cosa innescarono l’incendio?
"Con delle torce".
Riuscì a scoprire chi era stato?
"Non era uno del paese, perché non mi volevano male, ma uno di un paese vicino, Pagnana".
Quando lasciò Avane?
"Nel dicembre del ’60 per andare alla Romola nella chiesa di Santa Maria nel comune di San Casciano Val di Pesa dove era sacerdote mio zio don Raffaele Sguanci. Vi rimasi per sei mesi come cappellano, e nel giugno del ’61 fui nominato parroco di Santa Caterina a Cerbaia"
Dove è rimasto per quarant’anni…
"Sì, la frazione all’epoca era piccola, ma nonostante tutto c’era il “Cinema Italia” che gestii per diversi anni, l’operatore era un falegname, Elio Marchi, il quale suonava anche l’organo in chiesa. Quando venne a mancare, divenni io l’operatore del cinema. Ma la vicinanza delle città di Firenze ed Empoli che proiettavano film in prima visione, spingevano gli spettatori ad andare là, nel tempo gli incassi calarono non era più possibile sostenere le spese, così decisi di chiudere il cinema e al suo posto nacque il Circolo MCL".
Sua è anche la realizzazione di un asilo…
"Il mio predecessore don Ubaldo Bartolini si interessò a prendere in affitto lo stabile dove adesso ci sono le Poste, io acquistai l’immobile dallo Stato e nel ’64 nacque l’asilo gestito da tre suore dell’ordine delle Pie Operaie di San Giuseppe. Questo chiuse quando il Comune ne costruì un altro a Cerbaia. Sempre nel ’64 a Cerbaia abbiamo avuto anche una vocazione, Giulietta Vignozzi che fino a qualche anno fa era Madre superiore in un asilo a San Giovanni Rotondo".
Tra le sue grandi passioni c’è stata quella della montagna.
"Sì, questa nacque quando ero in seminario a Firenzuola, lì ho girato tutto l’Appennino. Per due volte ho scalato anche il Gran Paradiso (4,061m.) ho fatto sci di fondo e insieme ai miei fedeli sono stato sulle Dolomiti, in Valle d’Aosta, a San Candido in Alto Adige dove ho svolto anche il servizio pastorale celebrando la messa per i villeggianti, tutto questo fino all’età di 89 anni".
All’età di 92 anni il 29 settembre del 2000 ha lasciato Cerbaia per ritirarsi nel suo paese, Lastra a Signa e dal 2004 è ospite al Convitto Ecclesiastico in compagnia di tanti altri sacerdoti. Vuole dire qualcosa ai residenti di Cerbaia che a distanza di anni continuano a volerle bene e che oggi si stringono a Lei per festeggiare i suoi 100 anni?
"Dico loro di vivere la parrocchia, non assentarsi ma farne parte affinché la parrocchia sia una grande famiglia unita tra di loro in pace e fratellanza, questa è la cosa più bella".
Nella stessa mattina per festeggiare i 100 anni di don Giulio è stata concelebrata una S. Messa nella cappella del Convitto con il cardinale Giuseppe Betori, i parroci ospiti del Convitto, oltre a don Renzo Polidori che anche lui compirà 100 anni nel 2020, il parroco di Cerbaia don Giulio Cirri, il parroco della Romola don Stefano Tarocchi, don Giancarlo Lanforti che per diversi anni è stato parroco a San Casciano e altri sacerdoti, mentre un gruppo di fedeli provenienti da Cerbaia hanno assistito alla funzione religiosa insieme ai parenti di don Giulio.
In rappresentanza dell’amministrazione del comune di Firenze c’era il presidente del Consiglio comunale Luca Milani, che ha portato i saluti del sindaco Dario Nardella. Alla fine della funzione don Giulio ha salutato e ringraziato i presenti, con un ricordo particolare a don Gabriele Cecchini direttore del Convitto venuto a mancare la scorsa settimana, il quale teneva moltissimo a festeggiare i 100 anni di don Giulio.
di ANTONIO TADDEI
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