spot_img
spot_img
spot_img
spot_img
lunedì 15 Agosto 2022
spot_img
spot_img
Altre aree
    spot_img

    San Casciano, i 100 anni di vita del professor Otello Pampaloni: tutto iniziò in un seminterrato alla Fornace…

    Lo abbiamo incontrato e ci ha raccontato la sua storia: il trasferimento a San Casciano, la nascita delle scuole medie, l'impegno in politica, l'incrocio con i grandi della storia del Novecento...

    SAN CASCIANO – Il regalo più grande per il compleanno dei 100 anni del professor Otello Pampaloni è stato quello di trovare, fuori dalla Collegiata Propositura di San Cassiano, in piazza Cavour, i suoi amati due nipoti che vivono a York, in Inghilterra.

    “E’ stata una gioia immensa – ci ha detto il centenario Otello Pampaloni – Sia per motivi di lavoro che per la difficoltà in questo momento dei voli, ero sicuro che non sarebbero venuti. E invece la mattina di venerdì sono partiti da York per arrivare in tempo per la messa delle 18, per poi ripartire la mattina dopo”.

    Ma la sorpresa gli è stata fatta anche dai figli, Valerio, Giampaolo e Laura, insieme ai parenti. Da un cugino con famiglia, arrivato da Francoforte, e tanti amici che hanno atteso il professore fuori dalla Propositura per un brindisi sul sagrato. Tra questi anche il sindaco Roberto Ciappi e l’ex sindaco Massimiliano Pescini. Per un 8 luglio da ricordare.

    Professor Pampaloni, è davvero una gioia poterla incontrare. Possiamo affermare che per San Casciano ha fatto davvero tanto, ci vengono in mente i tanti libri scritti sulla storia del nostro comune. Dove è nato cento anni fa…

    “Sono di origini umilissime. Per esattezza sono nato alla Fornace, piccola frazione vicina al Bargino, in un seminterrato; due vani bui, senza finestre, non c’era la luce, usavamo il lume a petrolio e non avevamo il bagno. Quando poi ci trasferimmo a San Casciano, il mio babbo era un dipendente del Comune con mansioni di operaio cantoniere: ebbe tre stanzette dove prima c’era il Monastero delle Benedettine (in via Roma): in pratica erano celle monacali, e lì c’era il licet. In pratica era una buca, di cui usufruivamo in cinque famiglie. Nelle tre stanzette c’era la luce elettrica, e per me fu una grande sorpresa: passare dalla Fornace, dove usavamo il lume a petrolio, e trovarmi con la luce elettrica, fu una sorpresa enorme. Avevo cinque anni ma mi ricordo molto bene l’impressione che ebbi. Non solo, dietro alle abitazioni c’era il cinematografo, “Il cine di Piero”, e anche il paese era illuminato”.

    Fino a quando ha vissuto in quelle tre “celle”?

    “Fino al 1950, quando nell’Anno Santo mi sono sposato, per poi trasferirmi nel 1956 in viale Garibaldi dove costruimmo una casa. Ma dal 1970 al 1985 mi sono trasferito a Firenze, dove ero insegnante”.

    La casa dove nacque alla Fornace

    Che ricordi ha della San Casciano di decenni fa?

    “Ho passato i momenti difficili prima della guerra e il dopo guerra, ma ho anche dei bei ricordi di quando insegnavo ai giovani studenti della prima media nelle case delle signorine Lumachi, in via Borgo Sarchiani, per poi spostarsi a Villa Borromeo e infine nei locali del Teatro Niccolini. Una scuola fondata da me insieme con altri nel 1946, per dare la possibilità ai ragazzi di San Casciano di non andare a Firenze subito dopo le elementari, perché erano tempi difficili anche per i trasporti. Gli insegnanti erano la professoressa Lumachi, don Ivo Biondi e don Nello Poggi, parroco di Cerbaia. E, naturalmente, io”.

    Per quanti anni è stata scuola benemerita?

    “Fino al 1960, quando divenne scuola statale”.

    Che materie insegnava?

    “Italiano, storia, geografia, latino e francese, vi ho insegnato dal 1946 al 1956. Poi, dopo aver fatto vari concorsi, entrai allo Stato insegnando nelle superiori a Poggibonsi, poi all’Istituto storico Cicognini di Prato, dove hanno studiato Gabriele D’Annunzio e Curzio Malaparte. Per poi terminare a Firenze dove sono andato in pensione. Questa è stata un po’ la mia carriera scolastica”.

    Durante le lezioni alla scuola in Borgo Sarchiani

    Ma una volta in pensione ha dedicato tutto il suo tempo a San Casciano…

    “Sì, dal 1987 ho collaborato con il Gruppo “La Porticciola” con varie pubblicazioni, la prima è stata “Tebaldo Pellizzari nella cultura cattolica del primo novecento” (Cultura Editrice Firenze) con Alessandro Duchi, poi sono arrivate tutte le altre ricerche commissionate. Anche con il Corpo Musicale “Oreste Carlini”, insieme a Claudio Gheri, abbiamo realizzato alcune pubblicazioni”.

    Ed è stato anche consigliere comunale.

    “Per trent’anni a San Casciano, dal 1951 agli anni ’80. Più cinque anni in consiglio provinciale a Firenze dal 1960 al 1965, dopodiché presi la decisione di non ripresentarmi nonostante insistessero per ricandidarmi nella DC. Ma dissi di no: mi era nato l’ultimo figlio, si stava sperimentando la riforma della scuola ed ero oberato di attività. Venne a casa mia anche il presidente della Provincia di Firenze del Pci, Elio Gabbuggiani, per convincermi. Ma alla fine prese atto della mia non intenzione a presentarmi”.

    Nella politica locale chi ricorda?

    “I vari sindaci: il primo sindaco del dopoguerra Aldo Giacometti, era un agente commerciale del nord arrivato a San Casciano perché sua moglie faceva la maestra in paese. Si chiamava Ida ed era anche Presidente dell’U.D.I. (Unione Donne Italiane), organizzazione femminile del Partito Comunista. Successivamente ho conosciuto tutti gli altri sindaci fino ad arrivare all’attuale Roberto Ciappi“. 

    Mentre di personaggi che hanno fatto la storia?

    “Il 5 maggio del 1938 in piazza Santa Croce mi passò a pochi metri di distanza l’auto con sopra, in piedi, Hitler e Mussolini. Mentre dopo la liberazione di San Casciano ho visto Churchill, anche lui in piedi su un mezzo militare, mentre passava in paese. E per poco non ho visto anche re Giorgio VI: di lui mi risulta che ci sia una foto nell’archivio de “La Porticciola”. Dopo il passaggio della guerra ho avuto la fortuna di incontrare grandi personaggi”.

    Insieme a un altro super centenario, don Renzo Polidori, proposto emerito

    Ovvero?

    “Prima di tutto Alcide De Gasperi nel 1947 fondatore del Partito della Democrazia Cristiana: gli strinsi la mano a Firenze durante un congresso provinciale della DC. Nell’anno successivo presentai a San Casciano al Teatro Niccolini Attilio Piccioni, che era vicepresidente del consiglio con De Gasperi. E che fu l’artefice della grande vittoria elettorale della DC il 28 aprile 1948. Poi ho conosciuto tre futuri presidenti della Repubblica: il primo l’ho conosciuto a Roma durante un congresso d’insegnanti, Giovanni Gronchi, quando era presidente della Camera, poi terzo Presidente della Repubblica. Il secondo presidente della Repubblica fu Antonio Segni, che venne a San Casciano come ministro dell’agricoltura a presiedere un convegno di mezzadri. Il terzo presidente della Repubblica fu Sandro Pertini: anche lui venne a San Casciano, in via Morrocchesi, esattamente nel Palazzo Medici già Del Greco-Ciappi. Nel salone tenne una conferenza ed è lì che ebbi l’occasione di conoscerlo. Mentre con Amintore Fanfani sono stato ospite nella sua casa di campagna a Camaldoli. Fanfani è venuto diverse volte a San Casciano, una volta lo presentai al Cinema Michelangelo in piazza Cavour, gestito dai Gheri, dove oggi c’è la sede della Cgil. Ho avuto rapporti epistolari con Aldo Moro, con Giorgio La Pira, Benigno Zaccagnini, ho sentito parlare in piazza Pierozzi sotto la Torre dell’Orologio Umberto Terracini, presidente dell’Assemblea costituente e dirigente del Partito Comunista. E Pietro Nenni del Partito Socialista italiano. Mentre nel campo ecclesiastico ho conosciuto don Giulio Facibeni, il cardinale Elia Dalla Costa. Nel campo culturale sono stato con Giovanni Papini, con Piero Bargellini, con Carlo Bo rettore dell’Università di Urbino che conobbi insieme ad Alessandro Duchi. Mi fermo qui perché avrei tante altre cose da raccontare, ma la lascio con un aneddoto che in pochi sanno…”.

    Siamo curiosi professore…

    “La Banda “Oreste Carlini” di San Casciano durante la visita a Firenze di Hitler e Mussolini fu chiamata a suonare. In tale occasione ebbero l’ardire di suonare senza rendersi conto di cosa suonassero, la canzone “Va fuori d’Italia (…o prodotto stranier!)”.

    Ebbero delle conseguenze i musicanti per questo?

    “No, la notizia mi è stata passata da Pasquale Bellini. Che a suo tempo lo scrisse su un suo diario”.

    Si potrebbe stare ore e ore ad ascoltare il professor Otello Pampaloni, uomo di cultura e grande saggezza. Tanti auguri allora professore: in molti in paese le sono grati per tutto quello che ha fatto. 

    Con la famiglia

    @RIPRODUZIONE RISERVATA

    Sostieni il Gazzettino del Chianti

    Il Gazzettino del Chianti e delle Colline Fiorentine è un giornale libero, indipendente, che da sempre ha puntato sul forte legame con i lettori e il territorio. Un giornale fruibile gratuitamente, ogni giorno. Ma fare libera informazione ha un costo, difficilmente sostenibile esclusivamente grazie alla pubblicità, che in questi anni ha comunque garantito (grazie a un incessante lavoro quotidiano) la gratuità del giornale.

    Adesso pensiamo che possiamo fare un altro passo, assieme: se apprezzate Il Gazzettino del Chianti, se volete dare un contributo a mantenerne e accentuarne l’indipendenza, potete farlo qui. Ognuno di noi, e di voi, può fare la differenza. Perché pensiamo che Il Gazzettino del Chianti sia un piccolo-grande patrimonio di tutti.

    Leggi anche...