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mercoledì 29 Giugno 2022
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    Andrea Gheri, 30 anni, alla guida di una Banda che di storia ne ha… 195

    Sancascianesi di Mestiere: la "guida" dell'Oreste Carlini. "La musica fa bene a chi la ascolta e a chi la fa"

    SAN CASCIANO – Trent’anni di simpatia, entusiasmo ed una filosofia tutta speciale: se applicati ai 195 di un’istituzione che promuove cultura, il risultato non può che essere frizzante ed originale.

    Andrea Gheri è sancascianese per radici e passione. La sua famiglia vive in questo paese, lui è nato e cresciuto qui e vi svolge una delle sue attività principali: “Ho imparato a suonare a San Casciano. Lavoro a Firenze e vivo a Empoli, ma anche se le strade percorse mi hanno portato altrove – precisa – nutro un forte attaccamento verso questo luogo”.

    Da 10 anni è conosciuto come il “giovane maestro” del Corpo Musicale Oreste Carlini. Ha iniziato che ne aveva 20 ed ora, sorridendo, corregge la definizione in “diversamente giovane”.

    “Di lavoro faccio tutt’altro – continua – ovvero l’ingegnere. Coltivo la musica con amore, ma non ho mai aspettato che mi desse il pane. Faccio parte di un quartetto jazz e da giugno ho tirato su una big band. È nata perché siamo amici ed avevamo voglia di avviare un’impresa giovane”.

    Come maestro, cura esecuzione e performance e si occupa della scelta del repertorio: “Ho proseguito gli studi musicali fuori dalla scuola allievi della banda. Mi sono diplomato in clarinetto, ho seguito un corso di direzione d’orchestra ed uno professionalizzante col maestro Bellugi, ma sono molto riconoscente a chi mi ha dato fiducia qui per questo periodo, permettendomi di imparare a dirigere”.

    “Il mio maestro di banda e di strumento Romano Simoncini – racconta – aveva suonato nell’orchestra di un transatlantico, che faceva la spola tra Europa e Stati Uniti. Poi mi sono diplomato con Nico Gori, uno tra i più bravi clarinettisti di sempre”.

    “Ho avuto a che fare con musicisti poliedrici – ricorda – e spero di esserlo anch’io così il nostro repertorio è estremamente vario: alterniamo musica classica, da cinema ed originale per banda e cerchiamo di mantenere un gusto pop, che crea un contatto più diretto con le persone”.

    La visione di Andrea è molto interessante: “La musica è un impegno verso gli altri che ha effetti benefici su chi la fa, una sorta di terapia che ti permette di stare bene. Inoltre, suonata a livello amatoriale crea una specie di humus che mette le basi per qualcosa di più importante. Penso alla mia banda come un ponte che tiene vivo il passato nel presente e che ci proietta verso il futuro. Il repertorio popolare porta avanti la storia e trasmette con freschezza il legame col territorio”.

    “C’è stata prima la banda di San Casciano dell’Unità d’Italia. L’altra istituzione storica del paese è la Misericordia – aggiunge – tanto che ci chiamano associazioni sorelle. Ci dà soddisfazione collaborare con altre realtà sancascianesi. Vorremmo creare un’orchestra di fiati di studenti ed insieme all’istituto comprensivo stiamo curando un laboratorio con la scuola”.

    “Molti giovani non sanno neanche cosa sia la banda – ammette – Oggi i ragazzi che sentono attrazione verso la musica sono spinti verso gli stereotipi moderni e gli strumenti più noti, non conoscono quelli a fiato oppure non vogliono rischiare, ma tanti geni come Louis Armstrong sono nati in questa dimensione”.

    “Qui c’è una logica anti-divo – sostiene – diversa da quella che siamo abituati a vedere in TV. Chiediamo fiducia ai genitori, perché l’orchestra è capace di fornire un’alfabetizzazione musicale di base e trasmette ai ragazzi un approccio collettivo, in cui l’esito finale è quello che conta, tutti sono protagonisti e l’obiettivo è lavorare insieme”.

    “Spesso mi capita di paragonarci ad una squadra di calcio – spiega – dove le persone hanno più ruoli e permettono insieme un unico risultato. In ogni frazione c’è un campino e giocare da soli che soddisfazione può dare? In gruppo ci si moltiplica a livello esponenziale”.

    “Quand’ho iniziato c’erano tanti ragazzi della mia età – ricorda – che ora hanno lasciato un buco generazionale. È un po’ frustrante perché s’investe molto sui giovani, che diventano bravissimi ma sono costretti ad allontanarsi per mancanza di lavoro”.

    “La banda – conclude – dona solennità ed importanza a quei momenti di comunità in cui i cittadini ci confermano il loro affetto. Auguro a San Casciano di rimanere sempre attiva sul piano delle iniziative culturali, perché arricchiscono enormemente il nostro paese”.

    Le parole di Andrea scacciano il protagonismo dei talent e portano un suono di strada e di divertimento, quand’è sano e condiviso perché si impara insieme.

    Convincerebbe chiunque ad unirsi a lui, in questa banda che in vesti innovative e moderne permette alla storia di stare al passo col futuro.

    © RIPRODUZIONE RISERVATA

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