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martedì 21 Maggio 2024
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    Risultati elezioni, le voci da San Casciano: dal sindaco, al Pd a LeU

    I commenti di Massimiliano Pescini, Niccolò Landi, del presidente dell'Arci Mauro Cresti

    SAN CASCIANO – A San Casciano il centrosinistra tutto sommato ha retto. Anche se il Pd ha comunque perso oltre il 4%: e in chiave amministrative 2019 qualche riflessione è già iniziata (qui c'è pure il doppio turno…).

     

    E la sinistra "avversaria", LeU, che a San Casciano schierava ex amministratori (in primis Pietro Roselli) è rimasta sotto il 5%.

     

     

    IL SINDACO MASSIMILIANO PESCINI

     

    "Il quadro nazionale è chiaro – dice il sindaco Massimiliano Pescini – se non nelle prospettive per il Paese, nei risultati per il Pd. Non sono bastati i tanti risultati raggiunti dal Governo in questi anni".

     

    "Nella nostra terra – dice ancora – il lavoro di tante persone appassionate a San Casciano e nel Chianti, insieme alla fiducia dei cittadini ancora una volta dimostrata verso il centrosinistra,   sono le fondamenta da cui ripartire, con umiltà e tenacia".

     

    "Le ragioni del riformismo – conclude – non vengono meno con la sconfitta elettorale, dobbiamo essere in grado di rimetterle prima possibile  in cima all'agenda politica degli italiani".

     

    IL CAPOGRUPPO PD IN CONSIGLIO COMUNALE NICCOLO' LANDI

     

    Affida a Facebook una breve nota il capogruppo Pd in consiglio comunale Niccolò Landi: "Io non capisco quale sia l'incertezza di cui si parla nelle analisi degli scenari post voto – inizia – Sconfitta pesante pesante del Pd (un progetto indispensabile per il Paese, ma che con coraggio va ripensato radicalmente. Ancora), a sinistra del Pd peggio".

     

    Prosegue la sua analisi: "Forza Italia sgonfiata (definitivamente?) e due indiscutibili vincitori che hanno convinto la maggioranza degli italiani prendendosela con i migranti al nord e promettendo soldi, facili, subito al sud (calma, so che non c'è solo questo, ma chi ha il coraggio di dire che non ha pesato?)".

     

    "Lega e M5S – rimarca – condividono quasi tutto (spesso sembrano un movimento unico che parla con dialetti diversi) la pensano allo stesso modo su vaccini, politica monetaria, politica comunitaria, politica internazionale, sdoganamento degli insulti nel dibattito pubblico, diritti civili e molti altri punti".

     

    "Ovviamente – conclude Landi – la cosa mi preoccupa assai ma la volontà popolare è una cosa seria, con i numeri che avranno a Camera e Senato se Lega e M5S non si accordano per andare al Governo a fare quello che urlano e minacciano da anni significa che stavano scherzando. O peggio".

     

    MAURO CRESTI, UNO DEI MAGGIORI SOSTENITORI DI LEU

     

    A… sinistra di Landi ecco, sempre affidato a Facebook, il commento di Mauro Cresti: presidente del circolo Arci sancascianese, fra i primi sostenitori di Liberi e Uguali, sferzante da tempo nei confronti del Partito democratico, di Matteo Renzi e di tutto il "mondo Pd".

     

    "Dalla non vittoria di Italia Bene Comune – esordisce Cresti – i cui parlamentari hanno "garantito" con voti e voti di fiducia imposti la durata della legislatura si passa alla più devastante sconfitta della sinistra. C'è chi ha risicato una soglia di sbarramento e chi si è sfarinato pur collettando un voto dato con il naso tappato, la paura del populismo, il voto utile, senza questi fenomeni che ci sono stati, i risultati per il partito personale dell'ex presidente del consiglio sarebbero stati di negatività biblica".

     

    "Ha vinto le elezioni – prosegue Cresti – un movimento o un partito che suscitava fino a poco tempo fa simpatie che oggi si sono tramutate in consenso. Non si svicola eludendo o diluendo le responsabilità che stanno al succo della questione e di questo dato. Bersani fece un grandissimo risultato che è stato utilizzato per cambiare programma elettorale, promesse, partito, organizzazione, riforme fallimentari di enti territoriali, riforme perdenti di assetti costituzionali, eliminazione del dissenso interno, cambiamento di linea politica".

     

    "Questo – rimarca – ha prodotto persino azzeramento di credibilità di personale politico utile che addirittura ha tentato di smarcarsi a pochi giorni dal voto in formazioni civetta che non superando il quorum leniranno qualche seggio al PDr come fagocitati. Ma le personalità che per essi si sono schierate si sono definitivamente bruciate. Di nessuna di queste possibilità si è tenuto conto. L'uomo solo al comando concetto mutuato dal berlusconismo ha portato tutti e tutto nel baratro. Tutti i risultati a sinistra sono riconducibili a questo".

     

    "Nessuno – accusa Cresti – ha avuto la forza di rompere il tabù e l'aura di questo personaggio in tempi non sospetti e su temi dirimenti. In questo quadro io valuto i dati. Personalmente lo faccio senza ansia da prestazione, senza animosità. Denuncio questi difetti dal 2012 in sedi pubbliche e private, per quanto mi riguarda (LeU) ho detto che siamo partiti troppo tardi e senza temi rilevanti".

     

    "Non ho gettato alle ortiche – rivendica – il mio voto di ricerca di rappresentanza, perché questo era lo spirito di questa legge elettorale passata con otto voti di fiducia al Governo, pur essendo tematica parlamentare, ne lo ho consegnato ad una lista più grande che non avrei potuto votare neppure turandomi il naso. Insomma se quello che Bersani consegnò è stato possibilità di Governo, a lui preclusa anche come tentativo, dato che non venne neppure inviata alle Camere la sua ipotesi (per il volere oscuro di Napolitano), questa possibilità è stata utilizzata come è stata, ed oggi è addirittura stata mandata sonoramente alla opposizione, non è mia (in senso lato) la responsabilità, ognuno viva la propria sconfitta senza scorciatoie e diluizioni".

     

    "Il mio ragionamento – dice ancora – non è un senno di poi è successo quello che avevo previsto perché è così che va. 20 anni di Berlusconi hanno prodotto 5 anni di Renzi. Fassino disse "fondate una lista e presentatevi alle elezioni" … così è andata e forse durerà meno di Renzi. Ma non date colpa a chi è e sapeva di essere sonoramente minoranza, che è bene che sia rappresentata e se non può esserlo in un partito, che ricordo, per me è uno strumento e non un fine, è bene che faccia come indicato da Fassino in relazione ai 5 Stelle. Si presenta alle elezioni sperando di non gettare l'opportunità di essere rappresentata".

     

    "Così è stato – conclude Cresti – e in un quadro come quello che si è delineato non poteva certo fare di più. Insomma l'anno scorso (2016, 4 dicembre) fu rivendicato un sostegno al PDr del 40% oggi si è sul 19% mi pare… non diluiamo le colpe, c'è chi si è ritirato dal ruolo con perdite alle amministrative del 1,5%, qui siamo alle politiche con un perdita del 29%, su un millantato e sbandierato, consenso con le correlazioni del contesto. Qui ci si ritira a vita privata si sta zitti e si viene raccontati nei libri di storia".

    di Matteo Pucci

    © RIPRODUZIONE RISERVATA

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