Coronavirus, Rossi scrive ai ministri sui voli extra-Ue. Poi sulla movida: “Screening e tamponi a tappeto”

"Lanciare una campagna di screening sierologico e con tamponi molecolari, a campione e su base volontaria, nei luoghi dove la movida ha una maggiore rilevanza”

FIRENZE – Annunciata ieri, la lettera del presidente della Regione Toscana Enrico Rossi è partita oggi. Destinari: i ministri dell’Interno Luciana Lamorgese e della Salute Roberto Speranza. Obiettivo: ridurre il rischio di nuovo focolai Covid-19 innescati da chi giunge da Paesi extra-Ue o extra-Schengen e dai loro successivi contatti.

Il problema è quello dell’autodichiarazione che ogni passeggero dovrebbe compilare, indicando il proprio stato di salute e il domicilio (oltre ad un contatto telefonico) dove effettuare i quattordici giorni di isolamento fiduciario.

Non tutti lo fanno. Non velocemente quei dati vengono registrati sulla piattaforma informatica, in modo da programmare monitoraggio, test diagnostici specifici e indagine epidemiologica. Ogni giorni, secondo i dati in possesso della Regione, tra gli aeroporti di Firenze e Pisa atterrerebbero circa quattrocento persone provenienti da Paesi extra-Ue.

Soggetti che non si registrano nel sito regionale. E poi c’è chi atterra altrove in Italia (e poi magari si sposta in Toscana) o che fa scalo in area Schengen.

Così Rossi propone ai ministri due soluzioni: obbligo di compilare l’autocertificazione al momento dell’acquisto del biglietto aereo o comunque prima della imbarco.

Così fanno ad esempio nel Regno Unito e in questo modo all’arrivo potrebbe scattare in automatico la sorveglianza sanitaria e ogni Regione avrebbe immediata notizia di tutti i viaggiatori che entrano sul proprio territorio.

Oppure, seconda soluzione, il controllo del passaporto per chi arriva in Italia da Paesi extra-Ue facendo scalo in Paesi di area Schengen. In questo caso chiaramente diventa fondamentale la collaborazione delle forze di polizia aerea.

Il “fronte-movida”

Oltre ai voli extra Ue Rossi individua anche un altro fronte da aggredire: quello della movida estiva, su cui impegnare le forze per contrastare il rischio di una ripresa dei contagi.

Il caso della Spagna e in particolare della costa catalana, ma anche i più recenti casi in Italia, dimostrerebbero una relazione forte tra nuovi focolai, vita notturna – dove le distanze e le precauzioni sono più difficili da mettere in pratica- ed abbassamento dell’età media dei positivi.

“L’idea – spiega Rossi – è dunque quella di lanciare una campagna di screening sierologico e con tamponi molecolari, a campione e su base volontaria, nei luoghi dove la movida ha una maggiore rilevanza”.

Il presidente pensa prima di tutto, visto che siamo in estate, alle città di mare e balneari e alle città d’arte”.

“E’ un suggerimento molto giusto che arriva dal professore Andrea Crisanti – conclude Rossi – E mi sembra un buon modo per continuare a tracciare la diffusione del virus e prevenire lo sviluppo di nuovi focolai fuori controllo”.

@RIPRODUZIONE RISERVATA

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