PONTEROTTO (SAN CASCIANO) – In questi ultimi mesi di pandemia chissà quante volte abbiamo visto su giornali e tv infermieri con in mano contenitori e bastoncini, intenti a eseguire i test per l’infezione da Covid-19.
Ma in pochi si immaginano che una delle aziende che costruiscono le macchine per la produzione dei tamponi, “chiavi in mano”, è di San Casciano. Per la precisione con sede nella zona artigianale del Ponterotto.
Stiamo parlando della Samas Italy, di Gianluca Saccardi e Marco Alfani, due sancascianesi amici fin dall’infanzia, visto che abitavano a pochi metri l’uno dall’altro in via delle Casacce, una piccola “traversa” fra Borgo Sarchiani e via Borromeo.
“A un anno facevamo a cazzotti e a quarantacinque anni si continua… a fare a cazzotti” è la battuta che viene spontanea quando siamo andati a trovarli nella loro azienda.
Gianluca e Marco sono stati vicini di casa e, crescendo, anche sul lavoro: perché Gianluca lavorava alla “Comas di Saccardi e Garzi”, dove uno dei titolari era il padre Piero. mentre Marco lavorava in un’altra azienda, l’”Alfani Infissi”, e anche nel suo caso il titolare era il padre Aldo.
Due storiche aziende artigiane e familiari a San Casciano, una accanto all’altra, dove capitava anche di collaborare su dei progetti.
Passa del tempo e la Comas si trasferisce a Poggibonsi, tanto che i due si sono persi di vista per qualche anno. Per poi ritrovarsi a una cena.
Ed è lì che Gianluca e Marco decidono di fare un’esperienza di lavoro insieme: così nasce la Samas Italy, e l’1 gennaio 2017 l’azienda prende vita.
Entrambi ci accolgono nel loro ufficio. Fra le tante macchine create per il riempimento e la tappatura di flaconi vari, sono riusciti a produrne anche una indispensabile in questo momento, ovvero per produrre i tamponi per il Covid-19.
“A marzo 2020 – iniziano a raccontare – ci ha contattato una grande multinazionale, che ha il brevetto per fare i tamponi utilizzando una macchina che già dieci anni fa Gianluca aveva messo a punto. E che in piena emergenza pandemica stava dando dei problemi”.

“Andava ripristinata prima possibile – proseguono – così in pieno lockdown, valigetta con arnesi alla mano, siamo partiti per andare a vedere. E ci siamo trovati con il direttore, il quale ci ha fatto una proposta di collaborazione”.
“Abbiamo subito accettato – ricordano – e non c’era da perdere tempo. La richiesta di produrre tamponi era una priorità assoluta, così ci siamo messi subito al lavoro, 24 ore su 24”.
“Eravamo partiti per fare due macchine – ci dicono – poi da lì siamo arrivati a otto. Spedite in tutto il mondo. E prodotte qui al Ponterotto”.
“Il processo funziona così – aggiungono – Si prende il flacone dove sono inserite tre sfere, viene tappato e controllato, dopodiché viene inviato a un’altra ditta per fare la sanificazione e la sterilizzazione a tappo chiuso, poiché il reagente non può essere sterilizzato. Una volta uscito da questo processo, complicato e costoso, tornano alla ditta, dove sotto una macchina chiusa, antibatterica, viene svitato, riempito, ritappato ed etichettato per essere pronto all’uso”.
Per fare tutto ciò avete avuto bisogno di assumere anche del personale?
“A gennaio 2020 eravamo in tre. Poi, ovviamente, ci siamo affidati anche a degli esterni e personale a tempo”.
Possiamo dire che sull’onda della pandemia il vostro lavoro è aumentato?
“E’ vero. Purtroppo il settore alimentare è fermo, così come quello degli integratori; anche la farmaceutica è ferma. O, per essere più precisi, sta investendo tutto su questo virus. Consideriamo che una nostra macchina consegnata e installata a giugno ha prodotto più di venti milioni di tamponi”.
Prima della pandemia? Come andavano le cose?
“La nostra è una realtà piccola, giovane e poco conosciuta. Tanto che fino all’anno scorso facevamo tre fiere l’anno, Lione, Ginevra, Parigi. Ma dal momento che queste fino al 2021 sono sospese, stiamo cercando di farci conoscere anche grazie ad altre forme di comunicazione”.

La vostra è una produzione di macchine che operano in vari ambiti giusto?
“Rimanendo in tema di medicina stiamo mettendo a punto una macchina per dei nuovi vasetti sulla diagnostica dell’urina: il cliente ci ha portato i componenti da assemblare, con l’esigenza che la macchina deve riuscire a fare seimila pezzi l’ora. Da lì sta a noi, con il nostro ufficio progettazione, programmazione, elettronica e meccanica, fornire il meglio al committente. Non solo: facciamo macchine per il gel lava mani, sanificatori, ma anche macchine per la cosmesi, per profumi, macchine che riempiono e tappano bottiglie di varie misure per l’olio. Ultimamente abbiamo messo a punto una macchina per flaconi che contengono integratori alimentari di alghe marine, per la parte povera del Vietnam”.
In pratica da qui, una volta messa a punto la macchina, cosa accade?
“Viene imballata e spedita in tutte le parti del mondo. Una volta arrivata a destinazione partiamo noi per montarla, metterla in funzione e formare il personale per la produzione”.
Viste le lunghe distanze della destinazione, se si verifica un guasto improvviso?
“Siamo in grado, grazie al collegamento in rete, di seguire da qui le anomalie che si presentano. Seguiamo la macchina in tutte le sue funzioni, quanto lavora, se non lavora, la produzione. E riusciamo anche a risolvere i vari problemi senza portarci sul posto”.
L’azienda è giovane, voi avete fra i 45 e i 50 anni…
“Abbiamo investito davvero tutto e, sembra un’assurdità, la pandemia (grazie ai tamponi) ci ha salvato da una crisi che già nel 2019 ci aveva seriamente colpito. E’ difficile oggi fare impresa: al di fuori dell’Italia si vivono realtà diverse, è tutto più facile perché c’è meno burocrazia e ci sono aiuti concreti da parte dello Stato. Comunque noi ci metteremo tutta la nostra buona volontà, e siamo fieri di avere dato un nostro contributo in questo momento tanto difficile”.
Ebbene, adesso quando vedremo fare gli ormai famosi tamponi ci sentiremo un po’ orgogliosi nel sapere che sono stati creati anche dalle macchine pensate e prodotte da due sancascianesi: Gianluca Saccardi e Marco Alfani, titolari della Samas Italy Special Machines di San Casciano.
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