Addio a Gino Tormen, il “gigante buono” della Pasticceria Ciappi di San Casciano

La sua gioventù, le sue passioni e la pasticceria. Il ricordo della figlia Isabella: "Mio padre era tante cose. Ma prima di tutto era una persona gentile e viene ricordato per questo"

SAN CASCIANO – Qualche giorno fa, a 89 anni (ne avrebbe compiuti 90 a novembre), si è spento Gino Tormen. Un personaggio molto conosciuto a San Casciano in quanto, insieme alla moglie Elettra (deceduta nel 2022), sono stati i proprietari della Pasticceria Ciappi, aperto fino al 2007 nel cuore del paese, a pochi passi dalla torre dell’orologio.

Come viene definito anche dalla nipote Giulia, in alcune parole che ha affidato ai social per salutarlo, Gino era “un gigante buono”, dati i suoi 1,90 di statura ma che in realtà “rivelavano la dolcezza più assoluta”.

Oggi, ci racconta di più sua figlia Isabella: “Mio padre era tante cose. Era originario di Belluno, non era un sancascianese, ma lo si sentiva di adozione. Era andato via piuttosto giovane da casa: nel dopoguerra le sue erano zone povere, erano sette fratelli e suo padre era un contadino”.

“Quindi partì – prosegue – per andare a lavorare nei cantieri, a costruire grandi opere, infrastrutture. Lavorò in cantieri importanti, anche in giro per il mondo. Quando si trovò a lavorare in un cantiere per la Firenze-Siena, e quindi rimaneva a dormire qua in zona, conobbe mia madre Elettra e da quel momento si è fermato qui”.

La voglia di mettere radici lo portò quindi a iniziare il lavoro di pasticcere, nella pasticceria che fu aperta dal babbo e dallo zio di Elettra.

Quando la pasticceria fu presa da Elettra e Gino, si contraddistinsero per diverse specialità: “Sicuramente erano famosi per il dolce da forno “amorpolenta” , un tronco con un impasto particolare con farina di mais. La mamma era molto gelosa della sua ricetta”.

Poi c’era il millefoglie, “fatto solo espresso su ordinazione perchè la sfoglia doveva essere sempre croccante”. E ancora il bongo, le torte di frutta, le pastine da banco, i biscotti e i cantuccini.

Sulle torte di frutta, Isabella ci racconta un aneddoto: “Mio padre era addetto a tagliare tutti i piccoli pezzettini di frutta che andavano sopra la torta. Lo faceva lui perché era il più paziente ed era davvero un lavoro di precisione. Ma avendo mani importanti, data la sua statura, utilizzava dei coltelli enormi. Credo che fosse l’unico a saper fare quei pezzetti così piccoli e uguali con quei coltelli!”.

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“A San Casciano era davvero ben voluto – continua Isabella – Io credo soprattutto perché era gentile. La gentilezza era la sua caratteristica principale e tante persone lo ricordano per questo. Lui oltre a stare dietro nel forno era presente anche al banco ed era sempre accogliente con le persone”.

Ma gli interessi di Gino erano anche tanti altri: “Si interessava a tante cose, leggeva in un giorno più quotidiani, guardava tg ed era un grande lettore. Gli piacevano tantissimo la storia e la geografica nonostante avesse fatto solo le elementari”.

“Era molto interessato alla meccanica, all’ingegneria – aggiunge la figlia – gli piaceva aggiustare le cose. A casa abbiamo una collezione di radio d’epoca che lui si divertiva ad acquistare ai mercatini ed ad aggiustarle…era un vero aggeggione!”.

Questa sua passione riuscì a portarla anche in pasticceria: “In laboratorio si era costruito un attrezzo che separava gli albumi dai tuorli delle uova, togliendo anche il rischio che dei pezzetti di guscio cascassero dentro. Era davvero una persona che sapeva arrangiarsi, come tutte quelle della sua epoca”.

Isabella ricorda ancora: “Io come figlia posso dire che, nonostante i miei lavorassero tanto, la sera, nonostante la stanchezza, mio padre trovava sempre il tempo di giocare con me e quando ero più grande, di parlare. Ci teneva che studiassi”.

“Venendo dalla Dolomiti – aggiunge – mi ha trasmesso la passione per la montagna. E anche ai nipoti è stato un nonno che ha lasciato tanto”.

“Mio figlio Lorenzo – ci spiega – ha ereditato la passione della meccanica, infatti si è laureato in ingegneria meccanica. La magistrale fu dopo pochi mesi che mia madre era morta. Siamo riusciti a portare mio padre che era molto contento e diceva: mi piace pensare che un pochino di merito sia mio”.

“Di mia figlia Giulia, che è vulcanica, ammirava l’intraprendenza…lui era molto riservato e timido, quindi apprezzava tanto questo suo lato” – prosegue Isabella.

Gino era anche un amante degli animali: “Mia padre amava tanto gli animali, aveva gli uccellini in casa, una volta al mare ha salvato un gabbiano impigliato un una rete di un pescatore. Finché è stato bene, gli lasciavamo le mattine anche il nostro cane.. gli piaceva e si facevano compagnia”.

Adesso Gino, dopo una vita davvero piena, si è ricongiunto alla sua Elettra. Chissà quale altro dolce potranno inventarsi insieme.

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