Via della Croce, la storia di Mariella Martino: la povertà iniziata con la malattia della madre

IMPRUNETA – Già ancor prima di iniziare la nostra intervista i presagi non sono dei migliori: suoniamo al civico 81 di via della Croce, pieno centro storico di Impruneta, ma nessuno risponde.

 

“Non sono maleducata, semplicemente mi hanno tagliato la corrente” spiega Mariella Martino, una donna proveniente da Alessandria ma residente a Impruneta dal 2010.

 

Mentre saliamo per le scale facendoci luce con un accendino si scusa per il disagio, cosa che continuerà a ripetere per tutto il tempo, mentre siamo sedute davanti alla fioca luce di una candela.

 

“I miei problemi sono iniziati quando mia madre Adelaide dopo un'operazione al rene è rimasta paralizzata e necessitava di una persona che stesse fissa con  lei” esordisce Mariella.

 

"Così – prosegue – mi sono licenziata per starle vicina e darle tutte le cure di cui aveva bisogno, anche se questo non bastava”.

 

Infatti due braccia non sono sufficienti con una persona molto anziana e malata, così molte volte ha dovuto chiamare infermieri o aiutanti che “non venivano certamente gratis” afferma.

 

A ciò bisogna aggiungere tutte le altre spese mediche per visite e specialisti: “I soldi così hanno iniziato a scemare, anche perché insieme a mia madre vivevo con i miei due figli che proprio per questi problemi non vivono più con me. Infatti li ho dovuti mandare dal padre ad Avellino, cosa che non era mai successa sebbene sia separata”.

 

Così non può più contare nemmeno sull’assegno di mantenimento come ci dice: “Hanno vissuto con me per sedici anni, e stare lontana dai miei figli è terribile”.

 

Una lacrima le scende sul viso. Nel frattempo ha perso sua madre ed è rimasta completamente sola: “Tutto ciò mi ha portato ad essere in ritardo con gli affitti e le bollette tanto da tagliarmi acqua ed elettricità”. 

 

E, come se non bastasse, “è previsto lo sfratto il mese prossimo”. Per questo motivo si è rivolta all’assistenza sociale del Comune di Impruneta che le ha dato un piccolo contributo con cui, a dicembre, ha potuto far ri-allacciare l’acqua.

 

“Ma non l’elettricità – dice sconsolata – Infatti anche se mi passano delle scatole di fagioli o ceci io non posso cuocerli. Devo rivolgermi a delle mie amiche”.

 

Le stesse amiche da cui si reca per far caricare la batteria al cellulare e che la aiutano come possono: “Questa situazione va avanti da agosto. Finchè non faceva freddo e le giornate erano più lunghe in qualche modo me la sono cavata ma adesso è insostenibile. Dormo con due piumoni e lenzuola di flanella, ma quando il gelo mi entra nelle ossa non bastano le coperte”.

 

A differenza di quanto ci si possa aspettare da una donna nelle sue condizioni non ci sono tracce di recriminazione nella sua voce verso nessuno, tantomeno cerca di giustificare i suoi ritardi nei pagamenti con qualche banale scusa.

 

“Non pago da quasi un anno perché ho finito i risparmi di una vita. Sto cercando lavoro, mi “arrabatto” come posso, ma non è facile. Ho fatto richiesta per il bando di concorso delle case popolari, anche perché vorrei tornare a vivere con i miei figli. Ma bisogna aspettare”.

 

Prima di salutarci lancia un appello: “Quello che io chiedo è un aiuto, un aiuto in quanto cittadina che fino ad ora non ha mai chiesto niente a nessuno”.

di Costanza Masini

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