Malore? Forse picchiata dalle altre? Di sicuro la situazione sta diventando insostenibile

IMPRUNETA – Quella della prostituzione di giovani ragazze nigeriane che si vendono lungo la via Chiantigiana, nella zona del ponte di Cappello sul confine dei comuni di San Casciano e Impruneta, è una triste quotidianità che va avanti da anni. E che nessuno sembra riuscire a debellare.

 

E’ facile imbattersi in queste ragazze che, continuamente al telefono , fanno cenno di fermarti. Se sei in macchina da solo, ma anche se sei con la famiglia o semplicemente con amici.

 

Ma c’è anche chi, sotto casa dal lunedì al sabato, è costretto a osservare la vita di queste ragazze che con “orario continuato”, dalle 10 di mattina alle 18 di sera, stanno lungo la strada in attesa di clienti. Che sembra proprio non manchino.

 

E che dire poi dei “regalini” (profilattici) che ogni tanto vengono abbandonati sul marciapiede di casa?

 

E’ di pochi giorni fa la notizia che una di queste ragazze è stata soccorsa dall’equipaggio di un’autoambulanza, sembra a causa di un malore: ma c’è chi ha raccontato che in quel punto, l’arrivo di una giovane nigeriana non sia stato particolarmente gradito dalle altre.

 

Il motivo è presto detto: era quella che “lavorando” più di tutte portava via clienti. E per questo in molte circostanze si sono accesi gli animi, con litigi tra loro.

 

Non c'è la certezza che alcune di loro siano arrivate alle mani, e che la ragazza trasportata in ospedale abbia denunciato alle autorità che il malore sarebbe stato a causa di un pestaggio. Ma da alcuni giorni ormai da via di Luiano manca proprio lei, la ragazza che “lavorava” più di tutte.

 

Ricordiamo che già nel giugno 2007 i carabinieri della Stazione di Impruneta dovettero intervenire sulla via Chiantigiana per una rissa scoppiata tra sette ragazze nigeriane per motivi d’invidia e gelosia.

 

Due di queste furono accompagnate in ospedale: una per essere rimasta ferita ad un occhio con una scarpa, l’altra ferita alla testa con un pezzo di bottiglia rotta.

 

"Io non ce l’ho con queste povere ragazze – ci racconta una signora che abita nei pressi – tanto che alcune volte ho offerto loro qualcosa da mangiare. Come donna mi immedesimo in loro, stare un’intera giornata senza un bagno, senza potersi lavare, mangiare un panino sulla strada e anche rischiare la propria incolumità perché non conoscono le persone con cui si appartano".

 

"E’ certo – dice ancora – che dietro ci deve essere un’organizzazione che sfrutta queste poverette: ma è possibile che nessuno possa far nulla per aiutarle affinché questo non possa più accadere ed evitare di stare sulle strade?".

 

Sembra proprio di no: e così anche  chi viene da lontano per visitare il Chianti, trova le “lucciole” fra le prime persone che  lo accolgono e lo… salutano.

di Antonio Taddei

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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