IMPRUNETA-GREVE IN CHIANTI – Una lettera durissima, nella quale si richiamano le aziende del cotto e i Comuni di Greve in Chianti e Impruneta agli impegni assunti nei mesi scorsi per cercare di rilanciare un settore in profonda crisi.
Un avviso ai naviganti da parte di Fillea Cgil e le Rsu del cotto (in foto durante un incontro di alcuni mesi fa al Ferrone), che dovrà essere recepito, "altrimenti attiveremo ogni opportuna iniziativa coinvolgendo la cittadinanza locale, perché il cotto non è solo di chi lo produce, appartiene alla cultura e ricchezza di un intero territorio".
Fillea Cgil ed Rsu hanno scritto a tutte le aziende industriali produttrici del cotto e che operano nella zona del Chianti, oltre che all'Associazione Industriali di Firenze ed alle istituzioni.
L'accusa è semplice quanto cruda: si sta a guardare una nave che va alla deriva senza cercare di prendere in mano il timone. Nessun seguito insomma agli incontri dei mesi scorsi: solo parole, parole… .
E pensare, dicono fuor di microfono, che la Regione Toscana, chiamata più volte come ente massimo risolutire, avrebbe anche risorse da destinare. Ma dalla zona del cotto non arrivano… segnali. Nè richieste: ognun per sé, come da sempre, come non ci si può più permettere.
"Non intendiamo accettare passivamente la crisi – dicono Fillea Cgil ed Rsu – ed il rischio di ulteriori conseguenze economico occupazionali che questa comporta se non aggredita con mezzi e risorse che ci sono e che devono essere rese disponibili a fronte di un piano di rilancio complessivo del settore".
"Invitiamo con decisione i livelli istituzionali a promuovere iniziative che devono richiamare la responsabilità sociale delle imprese – rimarcano – anche qualora queste continuassero ad essere sorde e cieche ai problemi che le persone, messe in cassa integrazione o già licenziate, affrontano tutti i giorni".
"Si chiede inoltre ai Comuni di Greve in Chianti e dell'Impruneta – concludono – di continuare a perseguire la via tracciata e che porta al superamento di dualismi di campanile, ormai superati dai tempi e che non ci possiamo più permettere".
di Matteo Pucci
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