GRASSINA (BAGNO A RIPOLI) – Un importante contributo alla ricerca arriva da una giovane donna che, ogni giorno, percorre avanti e indietro la strada fra Grassina, dove vive, e l’Università degli studi di Siena, dove lavora come ricercatrice in farmacologia.
La dottoressa Vittoria Borgonetti, trentaquattrenne grassinese doc, è il principale “investigator” di un progetto che ha vinto il PRIN 2026 (Progetti di Rilevante Interesse Nazionale) ovvero un bando del Ministero dell’Università e della Ricerca (MUR) che finanzia la ricerca fondamentale in Italia, sostiene progetti di ricerca di base, originali e ad alto impatto, favorendo la collaborazione tra università enti pubblici di ricerca e istituzioni.
“Erano arrivati al ministero più di quattromila progetti e ne sono stati finanziati duecento – ci racconta – Un bando competitivo di questo tipo erano anni che non usciva e, come si può ben vedere, la percentuale di successo è bassissima. A questo progetto afferiscono altre Università come Unicamillus di Roma, con la dottoressa Francesca Paola Luongo, l’Università degli studi di Parma, l’Università degli studi di Chieti e l’Università degli studi de L’Aquila”.
La soddisfazione è evidente: “Poter accedere a questo finanziamento, che è uno dei più competitivi in Italia, è stata una gratificazione enorme; anche perché siamo tutti ricercatori under quaranta. Mettere insieme conoscenze diverse e fare forza sul gruppo è stato vincente. Il bello di questo progetto è da dove nasce: dal gioco di squadra che soltanto con la forza di volontà e la determinazione ci ha permesso di raggiungere questo risultato. Completamente inatteso”.
La dottoressa Borgonetti, specializzata in Farmacologia e Tossicologia clinica all’Università di Firenze, ci spiega che in collaborazione con la dottoressa Luongo, esperta in ricerca sulla fertilità, hanno scritto insieme questo progetto. E si sono adoperate per trovare dei collaboratori di altre Università da coinvolgere.
“L’assegnazione del finanziamento – afferma ancora – avviene dopo che sono stati selezionati i progetti nazionali e internazionali dandogli un punteggio. Solo quelli che raggiungono un certo valore vengono finanziati: il nostro è stato finanziato con 1.019.000 euro. Con la dottoressa Luongo abbiamo condiviso pranzi fatti di panini mangiati al volo e lunghe giornate per scriverlo insieme. Siamo amiche oltre che colleghe”.
L’Università di Siena, attraverso la dottoressa Borgonetti, farà da capofila: “Il progetto verte sul sistema endocannabinoide endometriosi: è un progetto sul dolore cronico pelvico delle donne e le comorbilità associate, ovvero tutte le componenti emotive come lo sviluppo d’ansia, depressione, sviluppo di dipendenza e infertilità. Sono inglobati nel progetto ginecologi e psichiatri dell’Azienda Ospedaliera Senese delle Scotte e quella Fiorentina con Careggi”.

“Prevede una sperimentazione preclinica e clinica – rimarca – su pazienti che soffrono di questa sindrome, con nuovi trattamenti non ormonali, con farmaci che hanno un’attività anti infiammatoria potente”.
Laureata a Siena, la dottoressa Borgonetti ha svolto il dottorato a Firenze; poi ha trascorso due anni negli Stati Uniti d’America, dove ha avuto l’opportunità di fare un’esperienza formativa dal punto di vista sia scientifico che personale. Ed è rientrata per concludere la specializzazione in Farmacologia.
“Il problema della ricerca in Italia è enorme – evidenzia – I soldi investiti sono pochi e anche le posizioni a disposizione, la precarietà è un grosso problema e gli stipendi sono ridicoli. Io ho preso delle decisioni che mi hanno portata dove sono oggi: ecco che prima di stabilizzarmi la scelta di andare all’estero mi è sembrata più utile”.
E’ anche mamma di Aurora Rosa, di due anni: “Diventare madre più che un limite mi ha sensibilizzato ulteriormente su tematiche che riguardano le donne e sulle differenti opportunità che hanno. Mi ha motivato ancora di più, dando anche prospettiva al mio lavoro, nonostante sia complicato organizzativamente. Alle spalle ho una rete di sostegno che mi aiuta tantissimo, la mia famiglia e il mio compagno. Le persone intorno, parenti amici che credono in quello che fai, oltre che aiutarti, ti stimolano ad andare avanti”.
“La strada della ricerca è molto lunga – riflette – con molti momenti difficili, dove tutto sembra che vada storto e poche soddisfazioni. Che però, quando arrivano, ti ricaricano. La ricerca è determinazione, dedizione e costanza, perché i risultati si vedono nel tempo. Sempre di più è necessario fare divulgazione, per far capire che le tematiche della ricerca non sono così lontane dalla realtà come sembrano. Anzi. Oggi, grazie alle nuove tecnologie e alla nuova tipologia di ricerca, i tempi per trovare nuove terapie più innovative si sono ridotti. Io sono in una fase di crescita e mi piace pensare che questo sia solo l’inizio di un percorso”.
La dottoressa Borgonetti si sofferma proprio su un aspetto di questo progetto che è stato loro riconosciuto: “Una parte importante è quella di riuscire ad aumentare la consapevolezza di questa malattia, che purtroppo per anni è stata culturalmente sottovalutata ma che colpisce tantissime donne. La ricerca ad oggi ha fatto passi da gigante ma essere consapevoli consente di prendere dei provvedimenti in un’età che ancora lo consente”.
“Nel progetto finanziato – conclude – c’è anche tutta una parte di divulgazione che ambisce a creare più consapevolezza tra i giovani. E vorremmo portare il nostro lavoro all’interno delle scuole, come prevenzione: perché intervenire in tempo consente di migliorare la condizione. Mi piacerebbe avere l’opportunità di portarlo anche sul territorio di Bagno a Ripoli”.

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