TAVARNUZZE (IMPRUNETA) – Sarà un pomeriggio davvero speciale quello del prossimo 9 maggio, per Tavarnuzze e per i tavarnuzzini.
Dopo mesi di lavori (e anni di polemiche), alle 16 verrà infatti tagliato il nastro della nuova piazza di Tavarnuzze, che dopo il percorso di condivisione pubblica sul nome da darle sarà intitolata a don Giovanni Chellini.
Nel puro spirito della polemica verace comunque, anche a lavori finiti si sprecano i favorevoli e i contrari al modo in cui è stata ri-progettata: è in particolare il nuovo tetto del "Birillo" a suscitare forti divisioni.
L'amministrazione comunale invece esprime (ovviamente) "soddisfazione per il nuovo aspetto della piazza, diventata un nuovo spazio in linea con i progetti contemporanei, in un'ottica di riqualificazione che unisce la rivalutazione degli spazi alla qualità del materiale e all'innovazione".
"Recuperato il famoso Birillo con la nuova pensilina fotovoltaica – spiegano – in piena sinergia con la piazza, adesso questa torna ai cittadini".
"Ringraziamo i frontisti – proseguono – per la pazienza dimostrata in questo periodo di lavori, ma riteniamo che il risultato raggiunto compensi i disagi e metta fine alle varie polemiche".
In occasione della cerimonia si terrà, insieme ad altre iniziative, la presentazione del libro "La piazza di Tavarnuzze" ed una mostra fotografica "Tavarnuzze: percorso storico fotografico di un paese" realizzate in collaborazione con le associazioni del Tavolo Sociale.
"Un percorso iniziato con la passata amministrazione – sottolinea il sindaco Alessio Calamandrei – che ha visto l'avvio materiale dei lavori al nostro insediamento. Certo anche la messa in opera, le varianti urbanistiche, e le problematiche "in corso d'opera" non sono state di facile gestione, e ritrovarsi appena nominato sindaco con la partenza di un cantiere di così vasta entità, è stato preoccupante".
"Preoccupante – tiene a dire alla vigilia dell'inaugurazione, per fare un esempio, di Expo a Milano – perché, visto il recente passato e viste le notizie che ogni giorno ci arrivano dai mass media sulle condizioni "colabrodo" delle opere pubbliche, non è stato facile arrivare a completare l'opera in due anni netti. E posso affermare con certezza che era la preoccupazione predominante di molti, tanti cittadini".
"Ma adesso ci siamo – conclude orgoglioso – e anche se alcune piccole cose rimangono da essere messe a punto, la piazza inizierà a vivere grazie soprattutto ai tanti cittadini che la frequenteranno".
di Matteo Pucci
© RIPRODUZIONE RISERVATA




























